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17 dicembre: in piazza contro il razzismo – Il racconto della giornata

A quattro giorni dalla strage di Firenze e a una settimana dal tentato pogrom di Torino, le comunità migranti, le associazioni di cittadinanza e i movimenti antirazzisti scendono in piazza, per denunciare l'escalation della violenza razzista e fascista, fomentata dall'estrema destra e avallata da un establishment politico che da anni specula sulla paura.

Le piazze più rilevanti saranno probabilmente Firenze (concentramento in piazza Dalmazia alle 15) e Torino (piazza Carignano ore 17). Ma ci saranno anche cortei anche a Milano (piazzale Loreto ore 14.30), Padova (stazione ore 10) e in molte altre città.

I contenuti della giornata mettono al centro la lotta al fascismo e al razzismo e il riconoscimento dei diritti civili, sociali e politici ai migranti, compresi la cittadinanza e il voto. Per approfondire, riportiamo qui sotto gli appelli di convocazione dei cortei di Firenze e Torino.

Abbiamo seguito il corteo di firenze tramite Twitter. Qui il racconto della giornata.

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I nostri fratelli Mor Diop e Samb Modou sono stati assassinati e Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike gravemente feriti da una mano armata dall’odio xenofobo, lucido e determinato. Tutti sono vittime della manifestazione estrema di un razzismo quotidiano che umilia sistematicamente la nostra dignità.

La strage del 13/12 a Firenze necessita di una risposta ampia e plurale, che esprima lo sdegno per i barbari assassinii e la ferma volontà di operare concretamente perché simili fatti non si ripetano. E' necessario che non ci si limiti all'abbraccio solidale verso la nostra comunità colpita ed alla partecipazione al nostro dolore solo per un giorno.

Occorre andare più a fondo e individuare tutte e tutti insieme come si è costruito nel tempo il clima che rende possibile l'esplodere della violenza razzista come è avvenuto il 13 dicembre a Firenze e solo due giorni prima a Torino con il pogrom contro un insediamento Rom. Bisogna interrogarci su come siano stati dati spazi, per disattenzione e/o per complicità, ai rigurgiti nazi-fascisti di gruppi come Casa Pound, quale ruolo abbiano avuto in questa escalation non solo i veleni sparsi dalle forze "imprenditrici" del razzismo, ma anche gli atti istituzionali che, a livello nazionale e locale, hanno creato, in nome dell'ordine e della sicurezza, discriminazioni e ingiustizie.

Chiediamo l’impegno di tutte e tutti per cambiare strada, intervenendo sul piano culturale e della formazione del senso comune, promuovendo il rispetto della dignità di ogni persona.

E’ necessario avere come punto di riferimento costante il riconoscimento dei diritti sociali, civili e politici delle persone immigrate, dei rifugiati e richiedenti asilo e dei profughi, eliminando i molti ostacoli istituzionali che contribuiscono a tenere in condizione di marginalità la vita di molti migranti in Italia

Occorre dare piena applicazione al dettato costituzionale e alle leggi ordinarie che consentono la chiusura immediata dei luoghi e dei siti come Casa Pound, dove si semina l'odio e si incita alla violenza xenofoba.

Bisogna che tutte le energie positive, che credono nella costruzione di una città e di un Paese della convivenza e della solidarietà, si mobilitino unite per fare barriera contro l'inciviltà, il razzismo, l'intolleranza.

Nel 1990 Firenze fu teatro di spedizioni punitive contro gli immigrati e vi fu una reazione popolare, che dette luogo ad una grande manifestazione di carattere nazionale.

Facciamo un appello rivolto a tutte le persone di buona volontà, nella società e nelle istituzioni, ad unirsi a noi, in una manifestazione ampia, partecipata, pacifica, non violenta e contro la violenza, di carattere nazionale.

Una manifestazione che segni una svolta e l'inizio di un cammino nuovo, onorando le persone uccise e ferite in quella tragica giornata e capace di affermare in modo inequivocabile: mai più atti di barbarie come la strage del 13 dicembre.

L’appuntamento è a Firenze sabato 17 dicembre alle ore 15, partenza da Piazza Dalmazia, arrivo Piazza Santa Maria Novella.

Per adesioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana


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I fatti di questi giorni, il rogo al campo Rom di Torino, e i due senegalesi uccisi a Firenze, hanno ancora una volta scosso le coscienze di tutte quelle persone che tutti i giorni lavorano per combattere il razzismo, convinti che si debba partire dall’inclusione e non dall’esclusione nei luoghi di lavoro, nelle scuole. Dobbiamo abbattere il muro del pregiudizio, e condannare qualsiasi forma di violenza, Torino deve diventare la città della dignità di vita non degli incendi nei campi Rom.

La crisi che ha colpito l’Italia negli ultimi anni non è un problema soltanto economico, è una questione sociale: per questo è necessario innescare percorsi di uscita dallo stato di prostrazione attuale che siano equi, che siano solidali. Se si va, invece, nella direzione di impoverire – a livello economico, e di conseguenza anche a livello di possibilità di crescita sociale e culturale – chi già povero è, il rischio è quello di una tensione crescente e sempre meno controllabile ai bordi più bassi della società – che, inevitabilmente, andranno allargandosi.

Il rischio è quello di un conflitto tra ultimi e penultimi che porta ad episodi come quello di sabato sera; e qui sta il secondo punto. È necessario rendersi conto che il razzismo, il meccanismo del capro espiatorio, la paura del diverso e dello straniero in questo momento non sono una patologia della società: sono diventati senso comune.

Resa impotente dalle attuali condizioni in cui viviamo, la periferia della nostra società sfoga la sua rabbia contro il suo prossimo “diverso”: l’esigenza pressante di operare per disinnescare questo meccanismo è il terzo punto che vorremmo sottolineare.

Due anni e mezzo fa accadde a Ponticelli, nelle periferie di Napoli, quello che è accaduto sabato sera nelle periferie di Torino. La risposta delle istituzioni fu quella di dichiarare lo stato di emergenza sulla questione Rom: il Consiglio di Stato ha da poco dichiarato illegittimo quello “stato di emergenza”, in quanto scaturito da logiche xenofobe, e a due anni di distanza evidentemente all’”emergenza” non è stata data risposta.

È necessario superare l’idea dell’ “emergenza”e lavorare per la cittadinanza reale e per i diritti reali di chi è sul nostro territorio. È necessario agire per fare in modo che la comunità rom possa essere soggetto di un percorso reale di integrazione, che porti ad uscire dalla logica del “diverso”. È necessario garantire ai cittadini di tutte le periferie, umane e urbane lo stesso livello di diritti, pari dignità e sicurezza umana. Non si tratta di politiche straordinarie, bensì della ordinaria realizzazione dei diritti fondamentali che la Costituzione garantisce a ciascuno di noi.

Sempre nella primavera del 2009, l’Italia respingeva sulle coste della Libia centinaia di migranti africani che avevano tentato lo sbarco a Lampedusa: lo faceva con il plauso di una società che parlava, allora come oggi, di “invasione”.

Nella primavera del 2009, un comitato di associazioni diede vita alla campagna antirazzista “Non aver paura”: oggi, lo stesso comitato anima la campagna “L’Italia sono anch’io” e sta raccogliendo le firme per la cittadinanza e il diritto di voto ai migranti.

Auspichiamo che lo stesso possa avvenire con le comunità rom e sinti, che al tempo dell’indignazione – così acuta dopo i fatti di sabato – segua il tempo del lavoro e del progetto di cambiamento e di cittadinanza, il necessario tempo della costruzione di una società più equa, dove non ci sia spazio per ultimi e diversi.

Per queste ragioni vogliamo scendere in piazza tutti uniti, compatti nel dirlo con forza che “chi non ha diritti non conosce doveri”, ad un’intollerabile manifestazione di violenza senza precedenti vogliamo rispondere con un gesto di pace e di fratellanza.

Sabato 17 dicembre ore 17 in Piazza Carignanoo troviamoci tutti insieme e sfiliamo per le strade di Torino abbellite per un Natale che rischia, anche quest’anno, di non essere una festa di tutti.

Associazione Terra del Fuoco

Firmano l’appello:

FIOM, OFFICINE CORSARE, Gruppo Abele,  Cgil Piemonte, Cgil Torino, Lvia, Orbita Ubuntu, Acli Piemonte, Libera Piemonte, Acmos, Arci Piemonte, Comitato piemontese “L’Italia sono anch’io”, CICSENE, inMovimento Torino, Movimento 2 Giugno, Popolo Viola Torino, CISV, Associazione Islamica delle Alpi, ASS. Hatun Wasi, centro Argentino, Bucovina, Associazione culturale Italia-Iran, Sinistra Critica, Coop Valdocco, Liberitutti, Stranaidea

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