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Modou Samb e Mor Diop, invisibili capri espiatori

Ci sono 168 Modou Samb, su Facebook. I Mor Diop non li ho contati, ma scommetto che sono anche di più. I dati sono ricorrenti: gran parte di loro lavora in Italia o in Spagna, e quelli che si connettono dal Senegal sono in gran parte studenti all'Università di Dakar.

Chissà se lo sanno, cos'è successo a uno che si chiama come loro, oggi, in Italia. Probabilmente lo sa il Modou Samb che vive a Rovigo e posta solo video di preghiere per il ramadan, e forse avrà chiamato casa per dirlo ai parenti. Chissà se il Modou Samb che lavora alla Ronconi & Liverani Sabbiature e Rifiniture Metalli di Granarolo ed è fan di Del Piero ha fatto lo stesso. Chissà se qualcuno ha avvertito il Modou Samb che studia alla Columbia University di New York. Chissà se il Modou Samb che ha come foto del profilo lo stemma del Barça ha guardato la partita insieme a quello con la maglia di Özil del Real, sabato sera. Magari l'ha fatto anche il Modou Samb che faceva il venditore ambulante in piazza Dalmazia a Firenze. Magari era seduto vicino a me, al pub, sabato sera. Anche se non credo: sono troppo cari, i locali del centro, per un ambulante.

Eppure la notizia in Senegal è arrivata. Sul sito web Xalima, in francese, l'immagine dei due cadaveri stesi a terra occupa l'intera homepage. «Il film di un crimine razzista – è il titolo a tutta pagina – Italia: un uomo uccide due ambulanti senegalesi e si suicida». Quattro pezzi diversi analizzano l'accaduto: «Tristezza e collera tra i senegalesi d'Italia: faccia a faccia teso con la polizia», «Un'associazione di estrema di destra prende le distanze, solidale il sindaco della città», «Testimonianza di un giornalista: è una vera e propria 'caccia ai neri'», «Casa Pound, un gruppo di estrema destra, di assassini fascisti».

Le immagini sono didattiche: una mappa con la posizione dell'Italia e di Firenze, l'inconfondibile facciata di Casa Pound a Roma... Letture utili, almeno solo per imparare che Modou e Mor erano i nomi e Samb e Diop i cognomi, al contrario di quanto scrivono i giornali italiani (ma è già tanto che il comunicato della questura sia stato copiato con attenzione, non ci formalizziamo). Letture utili anche e soprattutto per capire che gli invisibili che popolano le nostre piazze, spazi che abbiamo abbandonato e di cui sentiamo la mancanza solo quando li vediamo invasi da qualcuno con un colore della pelle diverso del nostro, sono parte di un mondo, o quantomeno di un popolo.

Sarebbe stato così facile sparare a Modou Samb e Mor Diop, per Gianluca Casseri, se avesse saputo che non erano figurine anonime, parte dello sfondo fastidioso su cui si svolge la nostra vita quotidiana, ma persone in carne e ossa, con una comunità alle spalle, politici locali che si indignano e amici e parenti che si mobilitano?

Probabilmente sì, probabilmente Casseri sapeva benissimo quello che stava facendo. Come Anders Breivik la scorsa estate, anche lui aveva un preciso progetto politico in testa, per quanto folle: ucciderli, ammazzarne quanti più possibile, prima di essere fermato. Farli fuori tutti, o almeno dare il segnale che si può fare, sperando che qualcun altro lo raccolga. Del resto, come si può odiare così tanto chi non si conosce? Cosa possono aver fatto Modou Samb e Mor Diop per meritarsi l'odio di Gianluca Casseri? Probabilmente niente. Probabilmente quello che si è scatenato contro di loro è un odio globale, un odio contro la vita l'universo e tutto quanto, contro il sistema, la globalizzazione e questa zozza società.

E così, a Santa Lucia, la notte più lunga è stata aperta dal sacrificio di due capri espiatori perfetti. Due invisibili su cui è stato facilissimo scaricare tutto quello che non andava, nella vita di Gianluca Casseri. Del resto non ha dovuto far altro che imparare da torme di politici, da Gentilini e Veltroni, che da anni speculano sulla pelle di gente spaventata, offrendo loro capri espiatori di colori e accenti differenti.

Ma siamo tanto diversi noi, quando a una tragedia del genere rispondiamo: “Bisogna chiudere Casa Pound”?

Certo, bisogna chiudere Casa Pound. Bisognava farlo anche prima, se è per quello. Non è che i fascisti sono bravi, buoni e tollerabili finché uno che bazzicava una loro sede locale non se ne va a sparare in giro. Erano fascisti anche prima, pericolosi anche prima, andavano combattuti anche prima. E fare di Casa Pound il caprio espiatorio, pensare che basti liberarsi dei fascisti brutti e cattivi per evitare che questo succeda di nuovo, non ci aiuterà.

Casseri era un fascista. Ma soprattutto, è qui il punto, era un fascista a cui sono stati offerti degli obiettivi facili. Uomini neri, la cui presenza qui, insieme a noi, non siamo abituati a prendere sul serio. Siamo noi che li vediamo come elementi dell'arredo urbano, e non come parte attiva di una comunità viva.

E allora la buona notizia di questi giorni è che ieri c'erano 200 senegalesi in piazza, a Firenze. Che alcuni di loro non ci piacerebbero, perché sono incazzati e razzisti, e non volevano italiani nel loro corteo. Ma ne discutevano tra di loro, e su una cosa erano tutti d'accordo: non vogliono più essere invisibili. Vogliono avere un nome e un cognome, magari nel giusto ordine. Una carta d'identità. Un po' di giustizia. Vogliono esistere, insomma. Diventare obiettivi un po' più visibili, un po' meno facili.

 

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