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Spending review? Tagli alla scuola

scuolaAvevano sin dall'inizio infuso poca fiducia nel mondo della scuola, le affermazioni del ministro Francesco Profumo che fin dal proprio insediamento aveva promesso "basta tagli alla scuola". Nonostante il ministro si fosse speso in tal direzione, almeno a parole, la spending review del Governo si appresta ad eliminare quel briciolo di dignità e risorse che erano rimaste alla scuola pubblica.

A quanto risulta dagli annunci del Governo, circa un miliardo sui quattro miliardi di tagli al "carrozzone pubblico" previsti in totale, sarà a scapito della scuola. C'è da ricordare, visto che il nostro è una paese dalla memoria breve, che quest'ulteriore miliardo di tagli giunge al termine del ciclo triennale di tagli (8 miliardi) iniziato nel 2008 con la legge 133.

La politica delle forbici è ormai diventato il nuovo paradigma di gestione della scuola pubblica. Un meccanismo perververso che in quattro anni ha trasformato profondamente la genetica delle scuole del paese. Questa colossale falcidiata ha agito principalmente su due ambiti: da un lato la qualità crollata, concretizzata nella diminuzione del quadro orario nei tecnici e professionali, l'acuirsi del modello di scuola classista, e la difficoltà di gestione ordinaria delle scuole, dall'altro la privatizzazione sostanziale.

Le scuole pubbliche, di pubblico purtroppo, ad oggi hanno infatti ben poco. Li dove il contesto sociale lo permette, abbiamo visto un'impennata impressionante dei "contributi" da parte degli studenti. Possiamo tranquillamente definire questi contributi come una tassazione illegittima che gli istituti impongono spesso e volentieri agli studenti, con un ricatto subdolo, a scapito dell'accesso a gite o minacciando una cattiva valutazioni in condotta (come ci è stato segnalato da numerosi studenti).

Sempre nel quadro della privatizzazione di fatto sono da considerarsi i capitali privati che in ordine sparso, e insufficiente sul panorama nazionale, sono entrati dei bilanci delle singole scuole, in cambio di "piccoli favori", ad ora illegittimi, forniti dalle scuole nella preparazione degli studenti al mondo del lavoro.

La prosecuzione della politica delle forbici nei confronti della scuola non è un elemento casuale, è un chiaro processo politico che mira oggi con la legge 953 - l'Aprea 2 - , attraverso la vetrina della valorizzazione dell'autonomia scolastica, a formalizzare l'entrata dei privati nelle gestione economica e didattica delle scuole. E' nel quadro delle scuole depauperate che si vuole trasformare la comunità costruita in decenni di lotte per la conquista delle rappresentanze e della gestione democratica, in un'azienda in costante ricerca di finanziamenti privati, che mira quindi alla competizione e alla calcolabilità di profitto, come i test INVALSI, di cui tanto si parla in questi giorni, puntano precisamente.

Parlare oggi di valorizzazione dell'autonomia scolastica come di riforma degli organi collegiali, di valutazione delle scuole, come dei docenti o degli studenti, risulta solo una serie confusa di parole al vento in assenza di risorse e finanziamenti. E' oggi centrale porre un punto fermo ai processi che da trent'anni a questa parte hanno privatizzato di fatto l'istruzione, partendo dall'idea che è necessario ripubblicizzare i saperi per rispettare la loro stessa essenza.

Il 23 aprile numerose mobilitazioni studentesche sono state organizzate su questi temi nel paese, il 16 maggio, data dei test INVALSI per le superiori, l'Unione degli Studenti prevede di bloccarli in centinaia di scuole. In questo periodo gli studenti sono generalmente chiusi in casa a studiare per la fine dell'anno scolstico e di mobilitazioni non se ne sente mai parlare. Un dato anomalo di questo genere è forse il segno di un punto che gli studenti stanno già mettendo ai processi di privatizzazione e allo stesso tempo la maiuscola di un periodo di controattacco dove punteranno a riconquistare i saperi.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 18:04
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