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Bisogni educativi speciali: ''perché sei un essere Speciale e nessuno avrà cura di te''

Bisogni educativi speciali: ''perché sei un essere Speciale e nessuno avrà cura di te''

Tutti ad esempio si ricordano le sensazioni legate all'interrogazione: il giorno prima condito di ansia, menefreghismo o sicurezza più ostentata che totalmente certa; il durante fatto di conoscenza, ignoranza, improvvisazione o scena muta; il dopo e il suo bilancio consuntivo fatto di se, di ma o di va bene così. Lo era e lo è anche in rapporto a tutti coloro che condividono quotidianamente quelle quattro mura, spesso oggi rettangolari.

Ma la condivisione a scuola non è solo valutazione, ma al più è costruzione della verifica fatta di rapporti, sentimenti, di rotture o di apatie sempre più frequenti, per effetto della dittatura della web society che si trascina con sé il portato di richiusure individuali, anche e soprattutto quando esse dovrebbero essere superate dall'agire comune.

Immaginate chi non vive tutto questo mix di sensazioni dal primo momento in cui calcano l'ingresso, ovvero per coloro che negli anni novanta la giurisdizione scolastica chiamava con epiteti proto-Goebbelsiani, tipo “handicappati” o “minorati” e che oggi rischierebbero di divenire Bes, ovvero alunni con Bisogni Educativi Speciali per effetto della Circolare Ministeriale 8/2013. Forma e sostanza mal si conciliano in materia di educazione specie se il rapporto tra esse nasconde una mera operazione di tipo economico.

Addirittura in passato era prevista l'aula sostegno: un rifugio-ghetto per discenti che, con le loro esuberanze dovute alla menomazione di cui in oggetto, erano fattore di disturbo alla didattica cosiddetta normale. E chi glielo poteva spiegare alla curricolarità e alle Indicazioni Nazionali Ministeriali ConlaEmmeMaiuscola che i ritagli di carta colorati, la plastilina, le musicassette o anche semplicemente carta, penna e calamaio erano e sono tutt'ora fattore di inclusività e di stimolo all'abilità completa.

Il certificato delle Asl e la Legge 104/92 e la Legge 170/2010 che regolamentavano la materia in questione, recitano ancora oggi la stessa formula di allora, unica riga esplicativa: “Si richiede l'intervento scolastico di sostegno”. Sostegno, non ghetto. Sostegno che presuppone un sorreggersi, un accompagnamento che ha bisogno dell'altro come elemento imprescindibile per un'istruzione di tutti e per tutti. Sostegno che più specificatamente aveva ed ha bisogno dell'insegnante,  incarnazione non esclusiva di sviluppo delle capacità nascoste. 

Già, perché quando si parla di disabilità a scuola sembra sempre che sia un difetto rispetto a condizioni di frequenza di massa, mosche bianche dalle ali spezzate tra migliaia di mosche nere “normalmente” capaci di volare.

I Bes impegnano i Consigli di Classe che hanno il compito di definire il PDP: Piano Didattico Individualizzato che serve a definire chi è un Bes e chi no.    

La  frase chiave della nuova normativa è infatti la seguente: “Ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”. È evidente che in base a una simile affermazione qualsiasi tipo di difficoltà potrà costituire un Bisogno Educativo Speciale.

Questa normativa costituisce dunque la sintesi e il punto di arrivo di una serie di tendenze convergenti manifestatesi negli ultimi decenni:  l’abbandono, a favore di mere indicazioni, dei programmi nazionali, cioè di un canone culturale essenziale, che tenda a formare gli individui nel quadro di un’identità comune; l’idea di trasformare gli insegnanti in facilitatori dell’autoapprendimento; la progressiva eliminazione degli esami; la graduale evaporazione di ogni standard, sia pure elastico, nella valutazione dei risultati, dunque di traguardi minimi comuni a tutti, condizione essenziale di equità nonché di credibilità dei diplomi rilasciati; e infine – last but not least – l’idea onnipotente che l’organizzazione, la metodologia e la tecnologia possano da sole creare le condizioni per l’apprendimento, cioè che il “successo formativo” dipenda integralmente da quanto fanno a questo scopo gli insegnanti; quasi che non fosse, come invece è, l’esito non scontato del rapporto tra due soggetti, il maestro e l’allievo, ma il risultato meccanico di una serie unilaterale di azioni.     

Ed è sulla risultante di questi Piani Didattici Individualizzati che si produrranno gli organici futuri del sostegno. Analizzando i dati del rapporto docenti – alunni con certificazione di disabilità o particolari esigenze norma-legem ne esce un quadro a dir poco inquietante: circa 203 mila alunni, seguiti da poco più di 101.000 insegnanti di sostegno (erano poco più di 98.000 nel 2011/2012), che costano allo Stato circa 4 miliardi all’anno. Cioè un insegnante ogni due alunni. Chi dei due alunni sia lo sfortunato dipende dal caso. Di certo la lotteria dei numeri sui Bes o presunti tali produrrà una svalutazione della certificazione e quindi espulsione di massa dei docenti abilitati.

Dal ghetto all'abbandono il passo è breve nello spazio temporale di vent'anni di normativa, ma ciò che più indigna è la scarsa considerazione di quel mix di sensazioni che produce l'apprendimento, di quel mancato senso del limite sulla chiusura dell'opportunità di un bambino o una ragazza di sviluppare conoscenze e competenze nonostante difficoltà di partenza.

Sulle opportunità di Giulia che può nitidamente sciogliere le sue interruzioni di esposizione, di Martino che sputa sempre e ripete sempre le stesse frasi, ma distingue in base ai colori considerazioni sulla storia e la matematica perchè per lui i tempi lunghi sono pepite d'oro e non costi da versare all'Inps, seppur sacrosanti. Di tanti altri che oltre le patologie, combattono in silenzio la più grande delle patologie: la perenne solitudine in un luogo collettivo.

Avere un mondo nel cuore e a non riuscire in partenza ad esprimerlo con le parole, con i gesti, con la scrittura e con l'arte, qualunque essa sia più incline alla curiosità o alla possibilità di scelta.

Grazie all'insegnante, spesso precario, ai compagni di classe sensibili ci si abitua a non sentirsi soli.

Senza sentirsi un essere Speciale e perché in quel caso Nessuno avrà cura di te.

Per qualche euro in più e declamare l'essere Stato Stabile, nonché fintamente “Normale”. 

Ultima modifica ilGiovedì, 07 Novembre 2013 17:41
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