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PussyRiot iniziano lo sciopero della fame: rischiano 7 anni di carcere

PussyRiot iniziano lo sciopero della fame: rischiano 7 anni di carcere

Due componenti delle celeberrime “Pussy Riot”, arrestate il 21 Febbraio per la preghiera punk nella cattedrale di Mosca, hanno iniziato ieri lo sciopero della fame. La corte ha richiesto per loro fino a sette anni di carcere e ha negato il rilascio su cauzione; un diritto che l'avvocato delle attiviste rivendica in quanto Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alyokhina hanno figli ancora molto piccoli e non c'è pericolo di fuga. Le attiviste sono già state arrestate in passato per un azione in topless compiuta all'interno di un seggio elettorale. 

 

Come affermato dalla polizia le attiviste sono perseguite ai sensi della Parte 2 dell'art. 213 del codice penale: "Gli imputati sono sospettati di aver commesso un reato in termini di grave violazione dell'ordine pubblico in quanto hanno perpetuato e diffuso l'odio religioso con un azione premeditata"

Di parere nettamente contrario sono i legali delle attiviste che sostengono che l'azione delle Pussy Riot deve rientrare nell'ambito della libertà di stampa e di parola e che al più vi può essere una sanzione pecuniaria ma non certo il carcere. “Il processo ha gravi vizi di forma – ha dichiarato Polozov, il legale delle ragazze – la corte non solo ha ignorato il ricorso formale ma ha proceduto in modo unidirezionale e si è rifiutata di accettare vari testimoni proposti dalla difesa fra cui vari giornalisti presenti durante l'azione". Intanto la chiesa ortodossa sta sostenendo una proposta di legge che renda reato penale la blasfemia.

Sembra proprio che le rielezioni di Putin abbia già dato una stretta alla libertà in una russia ogni giorno meno libera. Speriamo che almeno le pressioni della comunità internazionale servano a qualcosa e che l'opposizione interna faccia uno scatto di maturità che tutti si aspettano.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 23:59
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