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60% degli adolescenti è bisex. Ma i movimenti non lo sanno.

Sempre più studi ci confermano un dato interessante: sempre più adolescenti sperimentano relazioni omosessuali nella fase che va dai quattordici ai diciotto anni. Lo studio più celebre è stato condotto dall' Istituto di ortofonologia di Roma, guidato dalla dottoressa Francesca Sartori che a repubblica dichiara:

“ L’adolescenza è l’età dell’onnipotenza, del voler provare tutto. La novità è che questa generazione sembra voler fare della propria ambiguità un modo di essere, una bandiera. A mio parere è un azzardo parlare di gioventù bisex, perché è soltanto un’avanguardia trasgressiva che gioca con questi ruoli. E tra qualche anno capiremo se si tratta di “effetto età” o di un vero cambiamento. È certo, però, che gli adolescenti sperimentano una nuova libertà, ma anche un nuovo modo di non definirsi”

Lo studio riporta che tra gli undici e i sedici anni il 35 per cento delle ragazze, e addirittura il 60 per cento dei ragazzi ha avuto un approccio con persone dello stesso sesso. Gli stessi intervistati hanno fortemente nascosto la loro curiosità bisex, rifugiandosi in chat, siti e blog specializzati per trovare risposte (devianti?!) alla loro condizione sessuale.

Il dato più grave risale nella definizione che gli stessi adolescenti danno del fenomeno: il 70% usa la parola gay come un insulto. Intersecando questi dati si evince facilmente il disagio sociale che una generazione prova. Mancano le parole per esprimersi e la musica, l'immaginario, il vestiario suppliscono parzialmente, finendo spesso in quella dinamica di branco che le mode giovanili troppo frequentemente  rappresentano.

questa mancanza lascia spazio anche a tragiche notizie di cronaca, la più recente risale al 5 gennaio quando un ragazzo di 20 anni a Vicenza ha tentato il suicidio perchè omosessuale cercando di gettarsi dal cavalcavia su un autostrada. O un suicidio, purtroppo avvenuto, dell'attivista glbt di 19 anni Eric James Borges, californiamo, così vessato dalla famiglia e dai compagni di scuola da non reggere più la sua giovane età.

L' ultimo rapporto della Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia, sostiene che gli adolescenti hanno le loro prime esperienze sessuali tra i quattordici e i sedici anni. Ed è in quel momento che la sperimentazione sessuale abbraccia forme e strade diverse. E dove la scuola funge da terreno di conoscenza. Un tema a cui Federico Batini, ricercatore di Pedagogia all' università di Perugia, ha dedicato: L' identità sessuale a scuola. «La bisessualità nell' adolescenza è sempre esistita, ma adesso non è più un tabù. Però il vero problema è che ai ragazzi mancano gli strumenti per decodificare ciò che gli accade, della sessualità sanno ciò che scoprono su Internet, spesso in modo grossolano e non selezionato. In famiglia il discorso non viene affrontato e a scuola non se ne parla affatto. La verità - conclude - è che non esiste per i giovani una alfabetizzazione sessuale».

La domanda da porsi però è se di questo cambiamento profondo i movimenti studenteschi ne hanno saputo trarre un tratto distintivo o meno. Se questa voglia di sperimentare e di libertà sia o meno recepite dalle istanze dei movimenti degli ultimi anni o se peggio, i movimenti siano spesso troppo macisti e maschilisti per poter, non solo nelle rivendicazioni, ma anche nell'immaginario, interpretare queste fratture grandi che esistono fra l'esistente e l'immaginario che la società ci veicola. 

Altrettanto scollato è il movimento glbt, che chiaramente con gli adolescenti minorenni ha qualche problema strutturale, ma che ancora appare avvolto e incartapecorito nella microcriminalità di singole questioni e non è assolutamente in grado di prendere slancio da questo desiderio giovanile che fermenta.

Un grande desiderio di libertà, un forte disagio nell'esprimerlo e dei movimenti non in grado di recepirli. Una questione che ci interroga.  

Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 00:00
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