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L'ultimo romano: documentario sul cantautore Stefano Rosso

L'ultimo romano: documentario sul cantautore Stefano Rosso

Scrivi Francesco Guccini e leggi “La Locomotiva”; senti Francesco De Gregori e pensi “Alice”;  Stefano Rosso è universalmente noto - se si specifica che è quella dello “spinello” – per “Una storia disonesta”. È destino comune per i nostri cantautori esser “catalogati” con una canzone, mai delle loro migliori, spesso poco rappresentative del complesso mondo di immagini che nasconde la loro opera. Per Stefano Rosso la condanna del tempo è stata assai più feroce: perché quella canzone – come lui stesso sottolineava, ampiamente fraintesa – è tutto ciò che di lui si ricorda. E anche a voler approfondire è sempre più difficile trovare i suoi dischi e le sue canzoni – chi cercasse su Spotify non troverebbe la bellissima “Valentina”, resa celebre nel 1974 sulla Rai da un giovane Claudio Baglioni. Eppure, Rosso era cantautore particolare – per il virtuosismo del tocco di chitarra, tanto da aver scritto uno dei primi manuali italiani di finger picking, cosa che oggi ne avrebbe fatto una star de noantri su YouTube; ma anche la dote rara di saper alternare un registro lirico e  uno stile più dissacrante, per certi versi simile solo a Rino Gaetano, che rendono molti suoi testi buoni per questi tempi bui

Per rendere giustizia al cantautore, all’uomo e al trasteverino, è uscito in queste settimane (e sarà scaricabile dal 20 aprile) il primo film sulla sua vita: “Stefano Rosso – L’ultimo romano”, realizzato da un giovane collega di Stefano, Simone Avincola. Ho modo di vedere in una serata particolare, al Cinema America Occupato, proprio a Trastevere: è la sera in cui Milano piange Jannacci, ricordato dal bell’articolo di Massimiliano su questo sito. La mattina dopo l’Italia intera si univa nel ricordo del cantautore milanese, mentre io ricercavo invano molti brani ascoltati per la prima volta grazie al documentario. Così, mentre spiegava che il film sarebbe diventato presto disponibile gratuitamente online, ho pensato di fare due domande sul film a Simone. Non per tentare paragoni impossibili tra lui e altri suoi colleghi, ma per continuare a praticare una memoria collettiva, in grado di far emergere e durare, oltre l’emozione del momento, il ricordo di quei pochi bardi in grado di cantare il carattere delle nostre città. Jannacci narrava Milano: pochi hanno parlato di Roma, di quel pezzo unico di Roma che è il Rione Trastevere, come Stefano Rosso faceva con i suoi testi e con il suo carattere. 

Come ti è venuta l’idea del film?

Ho sempre ritenuto incredibilmente ingiusto vedere Stefano in una sorta di dimenticatoio. Mi sono sempre detto: "Prima o poi darò un mio contributo per cercare di riportare alla luce le sue belle canzoni, legate da una coerenza artistica inconfondibile".

Nel 2009 ho vinto la prima edizione del Premio Stefano Rosso, che mi ha dato la possibilità di conoscere molti suoi amici, artisti e familiari che gli hanno voluto bene. Ho approfittato di questa occasione e ho deciso di realizzare quello che spero possa essere il primo passo verso una vera riscoperta di Stefano. 

È stato facile realizzarlo, reperire materiale e testimonianze? Nel film raccogli racconti spassionati di molti amici “della prima ora”, ma su internet si notano le “tracce” della tua ricerca nei commenti su YouTube..!

In questo mi ha aiutato molto anche Sergio (fratello di Stefano) senza il quale molte cose non sarei riuscite a raccoglierle. Per la parte tecnica invece è stato fondamentale il montaggio da parte di Matteo Alparone, senza il quale questo docu-film non avrebbe avuto la forma e lo stile che sembra piacere molto al pubblico, come per esempio la scelta di non essere aggrappato a una cronologia forzata degli eventi.

Per quanto riguarda YouTube, è vero. Si fa quel che si può quando si realizza un lavoro di autoproduzione.. 

Quali sono le caratteristiche di Stefano che lo rendono ancora attuale per un ascoltatore? E per un “collega” come te, cosa lo rende ancora un riferimento?

Credo che dipenda soprattutto dalle caratteristiche di chi ascolta. Se un ascoltatore sa essere attento, dolce, sensibile, indignato e intelligentemente ironico, trova Stefano e lo sente amico. A me capita di "vederlo" sulle scalette di Piazza Santa Maria in Trastevere ogni volta che lo ascolto.

È un punto di riferimento perché è sempre stato coerente. Non gli importava della moda musicale, non ha mai voluto scrivere per trovare più consensi possibili di pubblico, e questo per la mia visione di cantautore, è magnifico. Oggi la coerenza artistica è davvero rara. 

Com’è possibile vedere il film o organizzare una proiezione?

Il film sarà visibile gratuitamente da tutti a partire dal 20 Aprile sul mio sito.  Chi vuole proporci una proiezione può farlo contattandoci da lì. Invito tutti a lasciare commenti sulla pagina dedicata a Stefano. E ti ringrazio perché anche tu hai dato il tuo contributo alla memoria di Stefano..

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