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Carceri e teatro: al Barcaglione di Ancona abbattuto il muro dell'indifferenza

I registi Bragaglia e MarchettiJulian, Raffaele, David e Gianfranco, quattro detenuti della casa circondariale Barcaglione di Ancona, hanno confezionato, con l'ausilio di Marco Bragaglia e Francesca Marchetti (nella foto) e dell'associazione ART’O, che da diversi anni realizza laboratori teatrali e culturali, uno spettacolo (se così può essere definito) – andato in scena qualche sera fa per la prima volta a Macerata – che parla di muri del carcere, visti con gli occhi dei miti del rock che molto spesso quelle sbarre le hanno attraversate.

Rapina, spaccio di droga, ma anche omicidio, questi sono i reati commessi dai detenuti, per metà italiani, per l'altra metà stranieri, che hanno voluto mettersi in gioco in questo particolarissimo contesto che è quello dei laboratori teatrali partecipati da reclusi di una casa circondariale. Nasce così “Il Muro - Storie rock di gente da galera”, un mosaico di piccoli monologhi e dialoghi in cui vengono messe in scena le vite di artisti che hanno, almeno una volta nella loro vita, passato una notte nella cella di un penitenziario. Storie di chi, come Billie Holiday o Amy Winehouse, dotate di una voce angelica, ha visto le proprie vite consumarsi in pochi anni a causa dell'alcol o della droga. Ma anche di chi, come G. G. Allin e Varg Vikernes (Burzum), sono stati dei recidivi e hanno passato gran parte della propria vita in cella.

Storie nelle quali i quattro attori, con Julian chiamato ad aprire e chiudere lo spettacolo, penetrano, per restituirle in tutta la loro cruda realtà e che – come nel caso di Bertrand Cantat, leader dei Noir Desir – lasciano tanto amaro in bocca. A fare da filo conduttore a tutte queste storie, la musica dei Pink Floyd, suonata dal vivo dalla consolidata tribute band dei Down South London. Particolarmente intensa si è rivelata l'esecuzione di “Mother”, mentre sul muro eretto dagli stessi attori all'inizio dello spettacolo scorrono le immagini delle sbarre e dei corridoi del penitenziario marchigiano. L'esordio di Julian è evocativo: “E' strano trovarsi qui con voi da uomo libero e vedere alle spalle un muro che mi ricorda che questa libertà è solo un'illusione”. Poi l'attore/detenuto – in chiusura – prende il microfono e duetta con la band in “Another brick in the wall”, dedicandola al fratello morto un mese fa senza che lui l'abbia potuto salutare per l'ultima volta.

Unico italiano presente nella lista delle rockstar detenute, Vasco Rossi, il cui ricordo della carcerazione nel penitenziario di Rocca Costanza, a Pesaro – avvenuta nel 1984 perché trovato in possesso di una ventina di grammi di cocaina – è affidata a uno degli attori, Gianfranco, il quale con un po' di rabbia e molta ironia ricorda di aver condiviso alcuni giorni di detenzione con il rocker di Zocca, ma al contrario di questi di essere ancora un recluso.

Francesca Marchetti, regista dello spettacolo, che sostiene di avere come ideale punto di riferimento Armando Punzo, non fa alcuno sconto al repressivo sistema carcerario italiano e spiega: “La difficoltà più grande è quella di prendere coscienza che esiste un mondo nascosto e silenzioso che la nostra società rifiuta ed allontana. Si passa dall’illegalità diffusa all’illegalità selezionata come capro espiatorio. Fatto sta che nel 2010 è stata proclamata l’emergenza carceri per sovraffollamento e nulla di concreto è stato fatto nonostante la condanna della Corte Europea dei Diritti dell’uomo, forse perché le persone che vivono in carcere non hanno gli stessi diritti delle persone libere. Ciò nonostante credo che lavorare con i detenuti sia una esperienza bellissima. Il nostro laboratorio di teatro è composto da attori-detenuti che provengono da più parti del mondo, l’unico strumento che abbiamo per comunicare e dialogare, è il testo teatrale; da lì partiamo per costruire e lavorare allo spettacolo”.

La regista, che vedrà il suo lavoro messo in scena anche in altre località marchigiane, ha le idee molto chiare nei confronti dei recenti provvedimenti del governo, da diverse associazioni che lavorano all'interno dei penitenziari considerati esclusivamente un tappabuchi dell'attuale situazione carceraria: “Il decreto svuota carceri non porta nessun miglioramento significativo, anzi ancora una volta non è riuscito a cancellare le norme contro i recidivi ed a depenalizzare il consumo di droghe, che rappresentano i motori principali della carcerazione. L’Italia, nonostante la condanna per trattamenti inumani e degradanti, è ancora ferma. Credo che prima o poi si deciderà di affrontare il problema con una amnistia, ma senza una modifica dell’impianto normativo, nel giro di qualche anno le carceri ritorneranno piene”.

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