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Crani nell'armadio di Casa Savoia

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Un monologo dell'attore Ulderico Pesce ed un film, da poco disponibile in dvd, interpretato dallo stesso Pesce, dal cantante dei Tètes de Bois Andrea Satta e da Fabio Troiano hanno sdoganato e fatto conoscere la figura di Giovanni Passannante.

A tutti è ben noto il nome dell'anarchico Gaetano Bresci, responsabile dell'assassinio del re Umberto I, nel 1900, a colpi di rivoltella. Non altrettanto noti sono i tentativi di accoltellare lo stesso re tre anni prima, da parte di Pietro Acciarito, e addirittura nel 1878 appunto da parte di Giovanni Passannante, anarchico, ma di formazione mazziniana.

I destini di Acciarito e Passannante sono accomunati da un particolare inquietante: i loro crani vennero vivisezionati dagli eugenisti della scuola lombrosiana, che ne “rilevarono” la predisposizione all'assassinio.

Vi furono inoltre le feroci rappresaglie contro amici e conoscenti dei due anarchici da parte dei Savoia. Uno di questi episodi, ad esempio, portò alla morte di Romeo Frezzi, che richiama alla memoria altri misteri italici. L'anarchico Frezzi, arrestato perché trovato in possesso di una fotografia di Acciarito infatti si sarebbe suicidato: secondo una prima versione battendo la testa contro il muro, secondo quella successiva lanciandosi da una finestra. L'autopsia chiarirà invece che si era trattato di un pestaggio da parte delle forze dell'ordine. Inoltre, subito dopo l'arresto di Passannante, emissari della famiglia reale contrattarono con il sindaco del paese d'origine dell'anarchico per far mutare il nome da Salvia di Lucania in Savoia di Lucania, “lavando l'onta” di avergli dato i natali.
Si deve sottolineare che i tentati regicidi sembrano avere, vista la modesta dimensione delle lame usate, uno scopo quasi dimostrativo.

Subito dopo la morte in carcere dell'anarchico, avvenuta nel 1908, al termine di una detenzione contrassegnata da lunghi anni di segregazione nei sotterranei del carcere di Portoferraio, sull'isola d'Elba, il cranio di Passannante venne, come già detto, analizzato da alcuni lombrosiani per attestarne l'ossessione criminale, mentre del resto del corpo non si hanno notizie. Dopo aver vagato per tre decenni, il cranio ed il cervello trovarono la loro dimora presso il museo criminologico del ministero della Giustizia, dove vi rimasero a lungo prima di essere al centro di una petizione allo scopo di dare a quei pochi resti la giusta ed umana sepoltura. Solo nel 2007, dopo vari interventi e petizioni, legati ai nomi di Pesce e Satta, ma anche dell'ex ministro della Giustizia Diliberto, di Dario Fo, Marco Travaglio, Francesco Guccini ed altri, il cranio di Passannante venne sepolto nella sua città natale.

Le prese di posizione a favore della figura dell'anarchico sono state criticate sia dall'Unione Monarchica Italiana, che ha parlato di “indegna riabilitazione”, che dal principe Emanuele Filiberto, che ha considerato il film diretto da Sergio Colabona “diseducativo per i giovani”.

A queste storie di “banditi d'altri tempi che i maestri non ci insegnano” si intreccia quella del brigante calabrese Giuseppe Villella, personaggio a cui era spettata la stessa sorte post mortem degli anarchici Acciarito e Passannante e il cui cranio è conservato nel museo torinese dedicato a Cesare Lombroso. Negli ultimi tempi, infatti, il sindaco di Motta Santa Lucia, paese d'origine del brigante, Amedeo Colacino, ha intrapreso una battaglia legale per chiedere la restituzione delle ossa, ribadendo come proprio le teorie lombrosiane, secondo le quali la fossetta occipitale mediana era tratto caratteristico del criminale meridionale, sono tra le cause del razzismo che il Sud Italia subisce da parte del Nord.

Al di là dello stile propagandistico del sindaco Colacino, riemergono con violenza, a oltre centocinquant'anni dall'Unità, le ingerenze e le brutalità compiute nel periodo immediatamente successivo, per fermare il cambiamento che si era già avviato e che solo dopo il secondo conflitto mondiale porterà al referendum popolare in cui si affermò la Repubblica.

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