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Spagna, il governo taglia ma il popolo approva

“È solo l’inizio dell’inizio”. Con queste parole la Vice-Presidentessa del Governo spagnolo Soraya Sáenz de Santamaría ha presentato nei giorni scorsi le misure economiche contenute nel decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 dicembre scorso. Il decreto – che è stato giudicato “epocale” da alcuni organi di stampa per la durezza dei provvedimenti – rappresenta probabilmente solo la prima di una serie di misure d’austerità che verranno adottate nei prossimi mesi.

Il Partito Popolare era stato duramente criticato in campagna elettorale per la vaghezza del suo programma economico e il suo leader e attuale Presidente del Governo spagnolo, Mariano Rajoy, aveva più volte negato la possibilità di innalzamento delle tasse. Le parole del nuovo inquilino della Moncloa stonano con i contenuti della manovra economica. Il decreto ha infatti innalzato l’IRPF tra lo 0,75% e il 7% e l’imposta sopra ai beni immobili, misure giustificate dal Governo con un inaspettato aumento del deficit pubblico addebitato al Governo socialista.

Il decreto ha soprattutto stabilito l’enorme taglio di 8.900 milioni di euro dal bilancio statale che verrà ripartito tra i vari Ministeri e che vedrà i dipartimenti di Educazione e Sanità ridursi il proprio budget rispettivamente di 485 e 409 milioni di euro. In chiave lavoro, verranno congelati gli aumenti automatici relazionati all’inflazione dei dipendenti pubblici e bloccata qualsiasi assunzione. In un Paese con il 49% di disoccupazione giovanile, significativa è anche la decisione di eliminare il “reddito di emancipazione” – rivolto ai giovani che volevano affittare un appartamento – e di bloccare il livello minimo degli stipendi a 640 euro.

Nonostante la durezza dei provvedimenti, l’elettorato spagnolo sembra apprezzare la politica dei conservatori. Secondo un sondaggio, gli ampi tagli al bilancio statale vengono condivisi da ben il 66% della popolazione, mentre viene criticato l’innalzamento delle tasse. Nel complesso, il decreto verrebbe condiviso dal 53% degli spagnoli. Si tratta di risultati che riflettono la fiducia assegnata a Rajoy, il quale avendo vinto largamente le elezioni del 20 novembre sa di poter andare avanti nella politica di riduzione del bilancio.

Le opposizioni hanno giudicato negativamente il decreto, ma con uno spirito diverso. Il Partito Socialista, pur criticando il provvedimento, accusa un deficit di credibilità dopo sette anni di governo che hanno portato la Spagna al record europeo di disoccupazione. Alla sua sinistra, dura è stata l’accusa di Izquierda Unida, la quale vede le misure dei popolari come un impedimento alla crescita e all’occupazione. La sinistra ha denunciato la mancata volontà dei popolari di tassare i fondi di investimento e di modificare l’imposta sulle società che, secondo i deputati di IU, favorirebbe le imprese più grandi.

Ad ogni modo sembra che le misure più dure debbano ancora arrivare. L’espressione di Sáenz de Santamaría – “è solo l’inizio dell’inizio” – lascia pensare a molti che il Governo aspetterà le elezioni di marzo in Andalusia per applicare in toto le dure misure d’austerità richieste da Mario Draghi e Jean-Claude Trichet in una lettera inviata a José Luís Rodriguéz Zapatero. Per questa ragione, dicono i deputati di Izquierda Unida, il decreto rappresenta l’“inizio della fine”.

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