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Repressione e pena di morte in Bielorussia

Lukashenka BielorussiaLa Bielorussia, governata dal controverso dittatore Lukashenka, (chiamato anche Lukashenko) intrattiene da tempo relazioni economiche importanti con l'Italia. Non a caso fu proprio l'ex premier Berlusconi il primo leader occidentale a legittimarlo con una visita diplomatica a Minsk nel 2009.
Alexander Lukashenko nel dicembre 2010 è stato eletto per il suo quarto mandato con ben il 79,7% dei consensi, e una affluenza oltre il 90% nonostante le temperature sottozero. Le elezioni furono segnate da violente repressioni da parte della polizia nei confronti delle manifestazioni che protestavano contro i brogli. Almeno quattro su nove i candidati dell'opposizione a Lukashenko furono in quei giorni arrestati dalla polizia.

Negli ultimi giorni Lukashenka si è reso di nuovo protagonista di un episodio di repressione. Con un decreto approvato il 6 gennaio si vieta assolutamente la navigazione  su siti internet stranieri, pena, una multa pari quasi a un terzo di uno stipendio medio. Si tratta dell'ennesimo caso di violazione delle libertà dei cittadini bielorussi.

La Bielorussia è anche uno degli ultimi paesi dell'area europea a praticare ancora la pena di morte. Da qualche settimana si attende l'esecuzione di Dzmitry Kanavalau e Uladzslau Kavalyou, condannati alla pena capitale il 30 novembre, a seguito di un processo che non ha rispettato gli standard internazionali del giusto processo.
 
A quanto racconta Amnesty International Dzmitry Kanavalau è stato giudicato colpevole per aver compiuto attacchi terroristici e aver prodotto sostanze esplosive, in relazione ad attacchi dinamitardi che si sono verificati in Bielorussia nel 2011, il più recente dei quali è avvenuto a Minsk il 11 aprile. Uladzslau Kavalyou è stato condannato a morte per favoreggiamento.
 
Le sentenze dei due uomini sono state già confermate dalla Corte suprema della Bielorussia. Se le richieste di clemenza al presidente Lukashenka saranno respinte, Dzmitry Kanavalau e Uladzslau Kavalyou potranno essere messi a morte anche solo pochi minuti dopo la decisione del presidente.
 
Amnesty International esprime seri dubbi su l'equità del processo. "Uladzslau Kavalyou ha ritrattato la sua confessione durante il processo, sostenendo che fosse stata estorta sotto pressione. Ha raccontato che durante gli interrogatori, l'investigatore ha minacciato di sparargli." Gli interrogatori, durante i quali entrambi avrebbero subito violenze, si sono svolti dopo l'annuncio da parte delle autorità di aver trovato i colpevoli. Avevano già deciso di condannarli prima ancora di ascoltare la loro versione dei fatti.

Ma, dichiara Amnesty, non ci sono prove che colleghino i due bielorussi all'esplosione e nessuna traccia di esplosivi è stata trovata di loro. Esperti hanno concluso che non sarebbe stato possibile per i due uomini preparare gli esplosivi nel seminterrato in cui sono accusati di averlo fatto.

Amnesty International promuove un appello contro la condanna a morte
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