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Scozia: referendum sull’indipendenza nel 2014'. Ma Cameron non ci sta.


La Scozia voterà per la propria indipendenza nella seconda metà del 2014. Lo ha annunciato la Vice Prima Ministra regionale Nicola Sturgeon a conclusione della riunione del Governo. L’annuncio rappresenta l’ultima mossa effettuata dal Primo Ministro scozzese, Alex Salmond, nell’intricata partita che sta da tempo giocando con il Primo Ministro britannico, David Cameron.  Proprio Cameron, tre giorni fa aveva annunciato la disponibilità di concedere un referendum sulla permanenza della Scozia nel Regno Unito ma a condizione che si svolgesse entro 18 mesi. “L’incertezza su questo tema sta causando danni all’economia del nord. Ho parlato con molti uomini d’affari e li ho trovati molto preoccupati.” In realtà Cameron stringe i tempi perché, a detta degli ultimi sondaggi, la maggioranza degli scozzesi si dichiara contraria alla completa indipendenza e non vuole permettere a Salmond –abile comunicatore e popolarissimo dentro e fuori la Scozia- una strabiliante rimonta.

Alex Salmond – leader partito nazionalista e socialdemocratico Scottish National Party-  sa bene che la partita è difficile e per questo ha risposto per le rime al leader dei tories invitandolo a non intromettersi negli affari scozzesi. È vero, tra l’altro, che il SNP ha vinto le ultime elezioni nel maggio del 2011 promettendo la celebrazione del referendum per la indipendenza, ma da tenersi nella seconda parte della legislatura. I nazionalisti non hanno dunque alcuna fretta: necessitano tempo per convincere un elettorato che gli ha consegnato ampia fiducia nelle ultime elezioni e per negoziare con Londra l’elaborazione di un quesito che possa soddisfare le proprie esigenze.

Il nodo politico, infatti, non è solo relativo alla data in cui il referendum si celebrerà, ma anche rispetto ai contenuti. Su questo David Cameron è stato chiaro: il quesito deve essere uno e deve chiedere se gli scozzesi vogliono o no uscire dal Regno Unito. L’atteggiamento su questo punto del SNP è, paradossalmente, meno radicale. I nazionalisti –ben consci delle difficoltà della partita referendaria- vorrebbero che a fianco al quesito sull’indipendenza ve ne fosse un altro su un’acquisizione di totale autonomia da parte del Parlamento scozzese nella politica fiscale e in tutte le materie ad eccezione della politica estera e di difesa.

Salmond sa che l’indipendenza fa paura a molti anche fra i suoi elettori ma può fare affidamento su un grande consenso elettorale che lo ha portato ad ottenere nelle elezioni del maggio scorso il 45% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Molti sostengono, inoltre, che la Scozia non è competente nella convocazione di tale referendum senza l’approvazione di Londra e che la vicenda debba essere portata alla Corte Suprema. Le spine sono dunque molte per Alex Salmond e per il SNP, eppure molti commentatori vedono vincente la sua strategia. Il sogno non troppo nascosto dei nazionalisti è quello di celebrare il referendum nel 700 anniversario della battaglia di Bannockburn, il giorno in cui gli 9 mila scozzesi sconfissero 25 mila inglesi strappando così l’agognata indipendenza.

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