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Detroit: dopo il fallimento messo in vendita il patrimonio artistico della città

Detroit: dopo il fallimento messo in vendita il patrimonio artistico della città

Durante l’estate scorsa Detroit ha dichiarato bancarotta. Fallita! Oggi rimangono milioni di dollari di debiti e i negoziati con i creditori per il risanamento del debito, affidati al commissario straordinario Orr. I due principali ambiti di intervento su cui la commissione straordinaria sta lavorando sembra siano il taglio alle pensioni e la vendita del patrimonio artistico.

La privatizzazione del patrimonio artistico della città è entrata a fare parte del dibattito sul risanamento a partire dalle richieste da parte di alcuni creditori, tra cui una serie di istituzioni finanziarie americane ed europee [fonte LA Times], di mettere all’asta le opere del Detroit Institute of Arts (DIA), ovvero decine di migliaia di opere d’arte che fanno del DIA uno tra i primi cinque musei degli Stati Uniti. 

La politica, ormai delegata al commissario Orr, è caduta in tentazione: infatti già nell’agosto scorso Orr ha assunto un esperto in aste di collezioni artistiche affinché valutasse, in termini meramente monetari, le opere del DIA. Una valutazione contabile, una sommatoria su un foglio excel, probabilmente, con cui semplificare il valore di un patrimonio artistico ma anche culturale di un’intera città.

Allo stesso tempo per frantumare l’ondata di proteste che ne è derivata, l’amministrazione straordinaria non ha tardato a barattare il progetto di privatizzazione del patrimonio del DIA con il contenimento della riduzione dei tagli al sistema pensionistico. Un approccio noto in cui la le forze politiche, legittimate dal voto o imposte dall’alto, hanno provato più volte a polarizzare le proteste facendo leva sulle priorità individuali dei movimenti spontanei o organizzati. Nulla di nuovo insomma.

Tuttavia, la protesta è andata avanti ribadendo quanto l’arte sia un bisogno primario e allo stesso tempo come non sia tollerabile barattare tra di loro bisogni che seppur diversi tra loro creano le condizioni per una vita che prescinda l’unidirezionalità dei fini, così come delle lotte.

Con l’aiuto di alcuni generosi donatori, sull’esempio di Paul Schaap, ex professore di chimica della Wyane State University, che ha donato circa 5 milioni di dollari, è stato costituito un fondo presso la Community Foundation for Southeast Michigan affinché vengano raccolte le risorse necessarie per evitare la privatizzazione delle opere del DIA. Ad oggi sono stati raccolti circa 330 milioni di dollari, quasi la metà del valore stimato dagli esperti, valore che dal punto di vista politico ha obbligato l’amministrazione straordinaria a sottoporre ai giudici competenti la possibilità di accettare il progetto come salvaguardia del patrimonio artistico della città, che appunto non verrebbe privatizzato ma gestito da una fondazione not for profit, e allo stesso tempo vincolando le somme ricavate alla riduzione dei tagli alle pensioni.

Ancora una volta la battaglia là fuori ribadisce davanti a un potere politico e finanziario quanto, oltre il pane, siano necessarie le rose. 

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