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Messico: la visita di Letta, la morte di Juan Gelman e un'economia insostenibile

Messico: la visita di Letta, la morte di Juan Gelman e un'economia insostenibile

che il sole non è di uno / 
che l’amore è di tutti e di nessuno / 
come l’aria / e la morte è di tutti / e la vita
non ha padrone conosciuto / 

Juan Gelman

Il 15 gennaio 2014 a Città del Messico è morto a 83 anni Juan Gelman, poeta argentino. Nelle sue pagine risiede la sua attività politica, sociale e intellettuale. Militante argentino comunista prima, esiliato poi in seguito alla dittatura, che ha provocato la morte di sua moglie e di suo figlio, lasciandogli una nipote desparecida, ritrovata solo molti anni dopo in Uruguay e con la quale ha avuto modo di riconciliarsi per raccontarle un pezzo di quella storia drammatica, ma vera, che la riguarda. Juan Gelman si spegne a Città Del Messico, dove ha deciso di vivere perché terra di origine della moglie scomparsa. Si spegne in un Messico capace di ospitare uno dei più grandi poeti della nostra storia contemporanea, e allo stesso tempo un Messico trafitto da una guerra di potere, in mano da anni alla malapolitica di destra e di sinistra, ai narcos e ai silenzi di una società internazionale complice.

Solo pochi giorni fa veniva ricordata, con languore di molti, la nascita dello Zapatismo in Chapas, nel sud del Messico, veniva ricordata la presa di posizione forte e concreta contro i poteri forti e il neoliberismo. Veniva ricordata, perché ad oggi le tracce di quella sfida permangono sotto forma estetica più che rivendicativa per molti. Basti pensare che la stessa rivendicazione di allora nasceva con la volontà netta di contrastare un accordo commerciale come il NAFTA (Accordo nordamericano per il libero scambio), dagli anni ’90 gli accordi per il libero scambio internazionale si sono moltiplicati e le lotta zapatista è troppo spesso stata ridotta ad un’icona. Ne abbiamo esempio in questi giorni dalla visita del nostro Presidente del Consiglio Enrico Letta, ospitato in Messico dal Presidente Enrique Pena Nieto. Una visita che arriva dopo 24 anni trascorsi senza che le rappresentanze istituzionali italiane in terra messicana si recassero a stringere la mano a chi stava dando priorità ad altri potenti del pianeta, come i narcos. 

La notizia non ha avuto risalto nelle pagine dei nostri giornali, se non nelle testate economiche che l’hanno riportata esaltando l'accordo stretto all’interno dei MIT – Messico, Indonesia, Turchia -  l’ennesimo anagramma di un economia insostenibile. Le poche dichiarazioni in merito, oltre a riportare lo scopo commerciale della visita, non danno cenno al fatto che il Messico attualmente attraversa da qualche anno una situazione terribile in ambiti meno risolutivi degli accordi commerciali, come i diritti umani e la legalità. Una Missione Messico che a distanza di 24 anni ha una delegazione di spicco: il presidente del Consiglio Enrico Letta, Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, Paolo Scaroni direttore generale dell’Eni e Alessandro Pansa, amministratore delegato di Finmeccanica.

Evidentemente ancora una volta l’Italia in ambito internazionale si muove come un elefante, e non si spreca, seguendo a spada tratta l’esempio ricevuto da USA e Cina già giunte in terra messicana l’anno passato. Ci si sta avviando sulla strada della liberalizzazione degli sfruttamenti petroliferi e di approvigionamento energetico, e ancora, accordi in ambito di difesa, in particolare nel settore aereonautico, attraverso partenariati e progetti pilota in campo tecnologico. E’ chiaro, quando ce n’è la volontà non ci sono frontiere da alzare davanti a investimenti internazionali e guerrafondai. Manca solo un elemento da sottolineare in questo panorama decadente che non è di certo il primo, ovvero il fatto che il Messico è considerato attualmente un Narcostato – definito così perché porto aperto per la cocaina a livello internazionale, e i livelli di corruzione tra potere politico e criminale sono ai massimi storici. I dati sulle vittime sono lampanti, e nemmeno il governo messicano è più in grado di negarli: negli ultimi 6 anni sono stati commessi 136.100 omicidi dolosi, di cui 116.100 legati alla criminalità organizzata, senza avere la possibilità di identificare le vittime innocenti questa vera e proprio guerra. Una cronaca nera che si è resa normalità per uomini e donne messicane. In questi giorni la spirale di violenza riguarda il  Michoacan, dove il 14 gennaio sono arrivati circa un centinaio di soldati e più di mille poliziotti federali con lo scopo di disarmare le milizie che hanno preso il controllo di 11 città. Gli scontri sono all’ordine del giorno e non è la prima volta.

Purtroppo dobbiamo dare atto che il crimine organizzato e le sue nervature ottengono sempre le loro prime pagine, il problema è quando le risposte provenienti dalle realtà impegnate nella tutela dei diritti umani, dalle donne che non intendono essere più violate, dai giornalisti minacciati, vengono riportate solo nei numeri delle vittime di una guerra che non è loro.

Gli accordi di libero scambio, in questo caso scambiano vite con denaro e ci impongono di avere la responsabilità di affermare che fino a quando tutto ciò non cesserà le nostre istituzioni si renderanno complici di questo crimine.

Questo si impose Juan Gelman con la sua poesia e la sua vita di lotte, utilizzando la letteratura e riscrivendo le pagine bianche di una storia che quando non lo ha voluto con lui lo ha mandato in esilio e gli ha tolto quasi tutto. Un uomo che ha passato la vita a riprendersi il maltolto con una penna, tra dolore e bellezza infinita. Che la terra gli sia lieve.

Link alla campagna Pace per il Messico – Mexico por la Paz

Link al video di presentazione del Cauce Ciudadano – organizzazione della società civile messicana impegnata nel costruire un’alternativa pacifica in tutto il Paese. 

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