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Dall'Italia a El Salvador: giornalismo di lotta al crimine organizzato

Quando la legge soffoca la libertà e il diritto di stampa, a soffrirne per prima è la democrazia di un Paese, che ha il bisogno vitale di un'informazione trasparente e libera, non vincolata da interessi particolari e poteri forti.

Lo sanno bene i cronisti di El Faro, organo giornalistico di En Salvador, in Centro America, che hanno deciso di assumersi la responsabilità sociale di denunciare alla comunità salvadoregna e internazionale le collusioni tra il governo e la violenta e criminalità organizzata locale.

 

Ma come fa ad attirare l’attenzione del mondo un periodico che oltreoceano non ha alcuna risonanza? È semplice. Nel maggio del 2011, El Faro pubblica un reportage dal titolo “El Cártel de Texis”, nel quale rivela l'esistenza di un’organizzazione criminale organizzata che registra tra i suoi membri grandi imprenditori, deputati nazionali, amministratori locali, agenti di polizia, leader delle pandillas e dirigenti delle squadre di calcio. Il presidente della Repubblica dell’epoca, Mauricio Funes, afferma pubblicamente di essere a conoscenza di questi fascicoli e di aver personalmente ordinato alle autorità competenti di indagare in modo esaustivo sui fatti denunciati. Solo pochi mesi dopo è nominato Ministro della Sicurezza Pubblica (il corrispettivo del nostro ministro della Difesa) il generale David Munguía Payés, che in passato aveva affermato di voler combattere la violenza a discapito delle libertà civili del Paese, promettendo di ridurre l'alto tasso di omicidi, arrivato al 30% in un anno. El Faro però non sostiene questo atto politico, e anzi si oppone a questa nomina evidenziandone le fondamenta militari e la possibile violazione degli Accordi di Pace. A fine gennaio del 2012, è sempre lo stesso generale Munguía Payés ad avviare un cambiamento sostanziale all'interno del sistema di sicurezza, nominando a capo della Polizia Nazionale un altro militare, il generale Francisco Salinas, in aperto contrasto con quanto stabilito dagli Accordi di Pace, in cui è sancito che la Polizia deve essere diretta da un civile. Tra le nuove nomine di Munguía c’è poi anche un altro militare, il colonnello Simón Molina Montoya, designato vice-direttore dell'Organismo dei Servizi Segreti dello Stato.

 

El Faro non si arrende. Il 14 marzo scorso rende note le negoziazioni tra il Gabinetto di Sicurezza di El Salvador e i leader delle pandillas, le bande criminali locali, col fine di ridurre gli omicidi in cambio di benefici per i pandilleros. L’esito dell’inchiesta non è un’onorificenza o un ringraziamento per l’impegno dei giornalisti; nessuna indagine prende avvio, nessuno viene arrestato, nessuno viene imputato. La diretta conseguenza è che i giornalisti di El Faro vengono minacciati, inseguiti, fotografati proprio nei giorni immediatamente successivi ai cambi ai vertici della Polizia Nazionale, dell'Agenzia Statale di Intelligence e del Ministero della Sicurezza. Non solo: le pandillas rovesciano i ruoli mettendo sotto accusa El Faro e il suo direttore Carlos Dada.

 

Associazioni salvadoregne e lo stesso El Faro non si sono lasciati abbattere dal potere violento e spregiudicato del loro Paese, anzi hanno diffuso la notizia cercando solidarietà e supporto. Alcune associazioni come Libera e Recupaz hanno deciso di promuovere un appello a livello internazionale affinché i giornalisti di El Faro ricevano protezione, e come loro tutti coloro che vogliano liberamente esprimere il proprio disaccordo sul perverso potere del silenzio, sulle politiche corrotte del governo salvadoregno e su una criminalità che chiude in una morsa il più piccolo dei paesi del Centro America.

 

In Italia, sono 134 i giornalisti che sono stati soggetti a episodi di minacce collettive e individuali, censiti fino all'aprile del 2012. Questi i dati divulgati da “Ossigeno per l'Informazione”, l'osservatorio sui cronisti minacciati e sulle notizie oscurate con la violenza, nato per documentare e monitorare il crescendo di intimidazioni ai giornalisti italiani, in particolare ai cronisti che raccolgono le notizie più scomode e le verità più nascoste in materia di criminalità organizzata. Gli ultimi dati aggiornati e i raffronti con gli anni passati segnalano che l'aumento delle minacce ai giornalisti italiani è di circa il 100%.

Un fenomeno sommerso, e in quanto tale in grado autoalimentato. D’altra parte è la stessa legislazione nostrana a indebolire il ruolo del giornalista, rendendo difficile pubblicare notizie delicate e critiche, forse nella consapevolezza che sarebbero le più importanti per i cittadini a cui sono rivolte.

 

Il reportage completo di El Faro si trova qui.

Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 10:50
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