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Giorgio Napolitano chiamato a deporre sul processo Borsellino quater

  • Scritto da  Cinzia Longo
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Giorgio Napolitano chiamato a deporre sul processo Borsellino quater

Giorgio Napolitano dovrà deporre in qualità di testimone nel nuovo processo sui fatti di Via D’Amelio. A prendere questa clamorosa decisione è stata la Corte d’Assise di Caltanissetta, nell’ambito della prima udienza del Borsellino quater, sì, proprio quater, nel senso che è il quarto processo che prova a fare luce sui fatti di Via D’Amelio dopo vent’anni di depistaggi, false deposizioni e proscioglimenti. Prove inquinate, a volte direttamente da Cosa Nostra, altre volte – secondo gli inquirenti – con la complicità di funzionari di Stato infedeli e corrotti. Imputati nel processo sono il boss Vittorio Tutino e Salvo Madonia, nonchè Calogero Pulci, Francesco Andriotta e Vincenzo Scarantino, i tre falsi pentiti autori del depistaggio costato l’ergastolo a sette innocenti. Il procedimento è formalmente staccato da quello di Palermo sulla trattativa Stato-Mafia che ha visto, solo tre settimane fa, il rinvio a giudizio di nomi eccellenti come Nicola Mancino, Marcello dell’Utri, Mario Mori e Giuseppe De Donno, oltre ai boss Totò Riina, Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca. 

Nomi altisonanti quelli che si possono trovare nella lunga lista dei trecento chiamati a testimoniare per il Borsellino quater. Oltre all’attuale capo dello Stato – all’epoca dei fatti presidente della Camera – è possibile trovare tra gli altri: Antonio Manganelli (deceduto pochi giorni fa), Gianni De Gennaro (il capo della polizia durante la macelleria di Genova 2001), Luciano Violante, Giuliano Amato, il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi, Nicola Conso, Vincenzo Scotti, Claudio Martelli, Virginio Rognoni e Nicola Mancino (tutte personalità che hanno ricoperto incarichi politici di altissimo rilievo all’epoca dei fatti). Una lista lunga, a tratti imbarazzante, stilata dai pm di Caltanissetta con l’obiettivo di scoperchiare definitivamente la pentola dei misteri e delle trame che hanno caratterizzato le stragi, come quella di via D’Amelio, che hanno segnato la storia di una seconda Repubblica ormai al tramonto. 

Nonostante ciò la magistratura – rappresentata in questo caso dai pm Sergio Lari, Domenico Gozzo, Stefano Luciani e Gabriele Paci – è determinata ad arrivare fino in fondo per accertare quella verità storica (da trasformare in verità giudiziaria) già consolidata nell’immaginario collettivo del nostro paese: la strage di via D’Amelio nel ‘92, al pari di quella di Capaci e degli attentati del ‘93, furono parte di un disegno organico terroristico/mafioso teso a destabilizzare le parti sane dello Stato impegnate nella lotta a Cosa Nostra e accrescere il potere contrattuale di quest’ultima nella famosa trattativa – o meglio dire le diverse trattative – che furono messe in campo da sezioni deviate delle istituzioni. Chi, perché, come e quando sarà definito dagli esiti processuali. A Caltanissetta per quanto riguarda la strage di Via d’Amelio e a Palermo in merito alla trattativa Stato-Mafia. Una cosa è certa: è ancora attuale il rischio di depistaggi e ulteriori false testimonianze che rischiano di complicare ulteriormente un quadro probatorio i cui esiti – come sempre in Italia – sono incerti e tutt’altro che scontati. Insomma i giochi sono ancora aperti, la verità storica e processuale un po’ più vicina, ma purtroppo sarà difficile assicurare giustizia. Il nostro, disgraziatamente, è ancora un paese costretto a fare i conti con i suoi oscuri scheletri nell’armadio, un paese che – dal dopoguerra in poi – ha fatto dello stragismo (politico e mafioso) una tara della propria democrazia. 

LEGGI ANCHE

Intervista a Nico Gozzo, pm del processo Borsellino quater – Da Antimafia2000

La puntata di “Lucarelli racconta” che racconta gli ultimi sviluppi processuali sulla strage di Via D’Amelio – Inchiesta di Peppe Ruggiero.  

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 17:15
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