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Fasciomafiosi a Roma: ricostruiamo le periferie con i soldi del malaffare

  • Scritto da  Ludovica Ioppolo e Roberto Iovino
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Fasciomafiosi a Roma: ricostruiamo le periferie con i soldi del malaffare

L’Operazione “Mondo di Mezzo” – guidata dalla DDA di Roma e dai Carabinieri del Ros – ha portato all’arresto di 37 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di circa cento persone, tra cui l’ex sindaco Alemanno e molti personaggi dell’estrema destra romana a lui legati. Nell’inchiesta sono finiti politici e funzionari di tutti gli schieramenti, rei – secondo la procura romana – di far parte del medesimo sodalizio mafioso teso al controllo degli appalti pubblici e di numerose società controllate che gestiscono per conto del Comune di Roma milioni e milioni di Euro: appalti per la gestione dei rifiuti, per la manutenzione del decoro urbano, nomine di dirigenti compiacenti e corrotti in ruoli chiave dell’amministrazione. Il tutto finalizzato a corrompere, riciclare danaro sporco, mettere in atto estorsioni, usura e turbativa d’asta.

Colletti bianchi che si fanno impresa mafiosa, anzi organizzazione mafiosa. Senza legami con le tradizionali associazioni meridionali si fanno a loro volta organizzazione criminale, mafia autoctona, di origine controllata, romana al 100%.

La giustizia farà il suo corso, ma nel frattempo arrivano già le prime reazioni politiche. L’assessore alla casa del Comune di Roma Daniele Ozzimo, e il presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti si sono già dimessi, anche se hanno dichiarato di essere estranei ai fatti.

Un risvolto inquietante è relativo invece agli appalti per la gestione dei centri di accoglienza per i rifugiati politici, anch’essi nel mirino della Procura. Gli stessi politici che in queste settimane hanno predicato la chiusura dei centri – come nel caso di Tor Sapienza – facevano la coda per condizionarne la gestione, pagando o intascando tangenti, per poi affidare i centri a organizzazioni “amiche”.

Sono davvero tantissimi gli spunti emersi in queste poche ore, un vero e proprio terremoto giudiziario che si sta abbattendo sulla Capitale, che da qui a breve diventerà un terremoto politico che rischia di scoperchiare – e sarebbe davvero l’ora… – la pentola del malaffare e del business criminale che ha attraversato almeno le ultime tre consiliature.

Per rendere l’idea della gravità dei capi d’imputazione, preferiamo riportare alcuni stralci della conferenza stampa del procuratore Giuseppe Pignatone, parole che non hanno bisogno di alcun commento.

Con questa operazione abbiamo cercato di dare una risposta alla domanda che sempre ci fate: esista la mafia a Roma?

Di solito quando si parla di mafia si ha sempre la rappresentazione di Cosa Nostra siciliana, in realtà questa rappresentazione va cambiata  anche per le mafie tradizionali che si sono evolute e dunque questa rappresentazione non è attuale neanche per quelle. Questo è dunque quello che avviene per Massimo Carminati, che sfrutta il prestigio criminale che gli deriva dal suo passato, nella Banda della Magliana e nell’eversione di destra e la convinzione generale – per altro più che giustificata – della sua capacità di ricorrere ancora oggi alla violenza per creare assoggettamento, intimidazione e omertà per raggiungere i suoi fini leciti e illeciti. 

In una parola questa organizzazione utilizza il metodo mafioso, è una organizzazione mafiosa.

Alcune persone più vicine all’ex sindaco Alemanno sono secondo noi e secondo il giudice, sono componenti a pieno titolo dell’organizzazione oltre che protagonisti di gravi episodi di corruzione.

Con la nuova consiliatura invece il rapporto è cambiato anche se Buzzi e Carminati prima delle elezioni dicevano di essere tranquilli chiunque avesse vinto, perché avevano amici, ovvero persone a disposizione in entrambi gli schieramenti.

L’atteggiamento verso la nuova maggioranza è sintetizzato da Carminati a Buzzi in una frase che non è particolarmente elegante, come di solito l’eloquio di Carminati e che citiamo tra virgolette:« Noi dobbiamo vendere il prodotto amico mio», perché Buzzi gli aveva fatto notare che stavano cambiando alcuni dei dirigenti del dipartimento e che lui era in giro a salutare le persone e Carminati gli ribadisce: « Noi dobbiamo vendere il prodotto amico mio, bisogna vendersi come le puttane adesso».

E alle ulteriori difficoltà prospettate da Buzzi, ancora Carminati ribadisce: «e allora mettiti la minigonna e vai a battere con questi amico mio»

Permettemi di chiudere dicendo che non è proprio un quadro esaltante.

Giuseppe Pignatone, Roma, 2 Dicembre 2014.

Una ultima considerazione: sono circa 200 i Milioni sequestrati dalla Procura romana ai destinatari del provvedimento di prevenzione. Sarebbe bello che questi soldi (ovvero soldi dei cittadini onesti di Roma Capitale) venissero subito investiti – qualora confermata la colpevolezza degli indagati – ad un piano di riqualificazione delle periferie romane, per dare un segnale chiaro: ovvero che assicurare sicurezza sociale alle nostre città è il principale antidoto contro le mafie, la corruzione e il malaffare, nonché per l’affermazione di una giustizia sociale di cui il nostro paese ha terribilmente bisogno.

A breve nuovi aggiornamenti.

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