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Il reddito delle famiglie e gli 80 euro

Il reddito delle famiglie e gli 80 euro

Dopo i dati sulla disoccupazione a fine novembre 2014, l’Istat pubblica la dinamica dei redditi, dei consumi e dei risparmi delle famiglie. L’istituto nazionale di statistica fornisce dati che poi vengono interpretati con più o meno onestà intellettuale dai politici, dalla stampa, da chi al bar passa solo per un caffé e da chi ci si annoia aspettando vanamente un lavoro.

Su Repubblica di oggi ad esempio si legge di un aumento dell’1,4% su base annua del reddito disponibile delle famiglie. Una notizia vera. Il problema di Repubblica è che aggiunge come spiegazione che il periodo di riferimento è quello dell’entrata in vigore del decreto Irpef, quello degli 80€. Si tratta però di una correlazione non verificabile o falsa.

L’Istat infatti non ha fornito dati su come quest’aumento sia distribuito per fasce di reddito, quindi se effettivamente sia riferito alla fascia di popolazione che ha beneficiato di questo provvedimento.

È possibile infatti che sia aumentato il reddito disponibile delle famiglie più ricche, quelle che per esempio detengono molta ricchezza finanziaria e hanno beneficiato di un semestre non disastroso dei rendimenti di titoli e azioni. Se questo è vero, il decreto 80 € non c’entra nulla così come se tale reddito derivasse dal rendimento di ricchezza reale, magari dovuta a eredità!

È ovviamente probabile che il reddito dei soggetti beneficiari (circa 10mln) sia aumentato e allora è possibile dire qualcosa circa gli effetti degli 80€. Primo tra tutti è possibile dire che l'obiettivo di rilanciare i consumi non è stato raggiunto dato che rispetto al secondo trimestre 2014, la dinamica dei consumi delle famiglie celebra un valore nullo! Gli individui che hanno visto gli 80€ in busta paga hanno infatti risparmiato questa somma senza reimmetterla nell'economia, cioè senza stimolare la domanda aggregata. Se razionalità esiste, questo dato ne è la prova: le famiglie senza alcuna fiducia nel proprio futuro risparmiano per far fronte a tempi peggiori. Si pensi ad esempio agli apprendisti o quei precari che non sanno cosa ne sarà della propria posizione lavorativa tra un mese, due o un anno e possono contare solo su un sussidio di disoccupazione, pari alla metà delle settimane lavorate, mentre molto più tempo passerà prima di ritrovare lavoro - magari ancora una volta precario e a basso salario.

Infine, che le famiglie con un reddito inferiore agli 8000€ - quelle che non hanno beneficiato degli 80€ perché troppo povere - abbiano avuto un miglioramento della propria posizione reddituale è alquanto improbabile. Se così non fosse infatti, gli indicatori del mercato del lavoro non presenterebbero un simile peggioramento negli stessi nove mesi.
Ad oggi nell’economia italiana si intravedono chiaramente i fallimenti delle politiche del governo!

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