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Con la Grecia e con l'Europa

Con la Grecia e con l'Europa

Il ruolo degli economisti è tornato esplicitamente in voga dall'inizio della crisi nel 2007. Il dibattito politico e mediatico degli ultimi anni pendeva e pende tutt'oggi dalle labbra dei più ortodossi, quelli che «l'austerità fa bene perché costringe chi vuole vivere al di sopra dei propri mezzi alla disciplina».

È così che, dogmaticamente, i governi e le istituzioni tecnocratiche, ma non meno politiche, hanno perseverato nell'adottare come legge naturale la teoria neoclassica, rendendo evidente a tutti, anche a loro stessi quando non accecati dall'ideologia, gli effetti devastanti di questa per la maggioranza dei popoli, soprattutto dell'Europa mediterranea. Nel frattempo gli studiosi di altri paradigmi provarono ad alzare la voce lanciando nel 2013 il monito degli economisti, affinché le politiche di austerità cessassero perché fallimentari, per il bene del progetto europeo. Il monito è però rimasto inascoltato dalla classe politica e tecnocratica.

Se è vero però che la «realtà non la cambiano le idee ma la lotta di classe organizzata», come ci ricorda Marco Passarella, allora capiamo la portata del voto greco, che ha eletto il primo governo anti-austerità per mettere fine all'impoverimento della maggioranza di una nazione e per recuperare la possibilità di decidere democraticamente del proprio futuro attraverso una politica fiscale diametralmente opposta a quella imposta dalla Troika. È una scelta politica che riguarda tutta l'Europa, e che necessita di un negoziato con chi finora ha deciso delle sorti dei greci e dell'Europa tutta, la Troika appunto.

La natura politica di questo negoziato richiama l'intera Europa a schierarsi o con la democrazia o con la Troika, con l'interesse dei grandi capitali finanziari o con le politiche che possono restituire ai greci, ma non solo, il diritto a una vita dignitosa.
A schierarsi ieri in modo del tutto spontaneo sono stati ancora gli europei a Parigi, Berlino e, ça va sans dire, ad Atene. Accanto ai grandi movimenti di piazza, ed a sostegno di questi, un gruppo di trecento economisti ha lanciato un appello ai governi europei affinché sostengano il voto greco condannando e rigettando ogni tentativo di intimidazione e di coercizione contro il governo e il popolo greco.

Riteniamo il voto greco e il suo portato fondamentale, così come la buona riuscita dei negoziati verso lo sradicamento delle politiche di austerity. Allo stesso tempo è indubbio che il moltiplicarsi degli appelli provenienti dal mondo accademico rappresentino un buon auspicio per la democratizzazione del pensiero economico che necessita - dopo decenni di totale egemonia neoliberista - un approccio capace di riprendere l'analisi classica dello studio dei rapporti di forza e delle dinamiche collettive quali motori dei fenomeni sociali.

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