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Catalogna, in 2 milioni manifestano per l'indipendenza

Catalogna, in 2 milioni manifestano per l'indipendenza

Barcellona - Una manifestazione 2 milioni di persone per l'indipendenza della Catalogna . Rapportando la popolazione catalana con quella italiana è come se nel nostro paese avessero manifestato in 16 milioni. E di fatto nessuno – neanche i detrattori – nega che quella di oggi, a Barcellona, sia stata una delle più grandi dimostrazioni di piazza della comunità autonoma.

 

Celebrazione di una sconfitta. L'11 settembre è da sempre un giorno speciale per la regione iberica. Mentre una parte del mondo celebra l'anniversario dell'attacco terroristico del 2001 e un'altra il golpe cileno del 1973, a Barcellona e dintorni si ricorda una sconfitta, quella patita dalle truppe catalane per mano castigliana e francese nel 1714. Proprio l'11 settembre di quell'anno le truppe di Filippo d'Orleans entravano nella capitale della dinastia aragonese ponendo fine all'autonomia del territorio. Seguì un lungo periodo di sottomissione militare e proprio in quel periodo prese avvio la politica di repressione linguistica contro il catalano. Sorprendentemente gli abitanti della Catalogna hanno scelto la data di una sconfitta come festa nazionale, come a rimarcare la fermezza dei suoi abitanti nel resistere alle avversità.

Il patto fiscale. Trecento anni dopo i problemi sono diversi, ma continuano a palesare le tensioni tra Madrid e Barcellona. Al centro del dibattito odierno vi è l'uso delle tasse dei catalani. Il sistema fiscale spagnolo prevede che le comunità autonome – ad eccezione di Navarra e Paesi Baschi – recapitino le imposte al Governo centrale e che da questo ricevano emolumenti mensili. Da sempre la Catalogna denuncia una sottrazione costante di risorse senza che vi siano sufficienti inviestimenti nazionali nella regione e per questo richiede un patto fiscale che permetta un controllo diretto delle risorse. Ad acutizzare il problema vi è stata la richiesta di salvataggio del governo locale a causa del forte deficit pubblico. I nazionalisti catalani vedono nella sottrazione delle loro risorse la causa dei propri problemi finanziari mentre gli esponenti del Partito Popolare ritengono il deficit collegato ad un'eccessiva autonomia delle diverse comunità.

La crescita dell'indipendentismo. L'economia non è l'unica fonte di tensione tra i governi locale e nazionale. La bocciatura dello Statuto regionale e le continue diatribe sull'uso della lingua catalana nelle scuole hanno riacceso gli animi. Di fronte a questi eventi sono nate dal basso piattaforme indipendentiste che hanno acqusito consensi spiazzando gli stessi partiti politici.

Almeno a parole nessuna delle principali forze si dichiara a favore dell'indipendenza. Non il partito di governo, Convergencia i Unió e neanche quelli di sinistra, il Partito socialista e Iniciativa per Catalunya. Solo Esquerra Republicana esprime una chiara posizione in favore. Ciò nonostante l'alta adesione prevista ha portato un po' tutti a posizionarsi o a favore o lasciando libertà di partecipazione ai propri militanti. Tesa è la situazione dentro il Partito Socialista Catalano, da sempre diviso in un'area nazionalista e una più sensibile alle posizioni prese a Madrid.

Chi sembre uscire vincitore dalla giornata è comunque il governo di centrodestra. Il Presidente Artur Mas ha radicalizzato il suo discorso dando sponde agli indipendentisti. Inoltre è riuscito a far passare l'idea per cui i duri tagli compiti ai servizi pubblici sono causati dai rapporti con il Governo centrale. In questo contesto la sua rinomina a Presidente nelle possibili elezioni anticipate appare oggi scontata.

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