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Amaiur, la nuova sfida della sinistra basca In evidenza

Il dibattito parlamentare che ha preceduto l’elezione del conservatore Mariano Rajoy a nuovo Presidente del Governo spagnolo ha vissuto il suo momento cruciale quando è intervenuto Iñaki Antigüedad a nome di Amaiur –la lista della sinistra indipendentista basca uscita clamorosamente trionfatrice dalle elezioni del 20 novembre. Il momento è stato topico perché il successo della sinistra aberzale nel Paese Basco e in Navarra è avvenuto nonostante i ripetuti tentativi di farla dichiarare illegale da parte dei Tribunali e, soprattutto, a seguito della dichiarazione dell’ETA di cessazione permanente della lotta armata. Il faccia a faccia tra il deputato basco e il leader popolare è stato ascoltato in assoluto silenzio da parte dei rappresentanti del Congresso ed ha generato ampie riflessioni riguardo ai futuri rapporti tra Madrid ed Euskal Herria.

Amaiur è una cartello elettorale che unisce i partiti Eusko Alkartasuna, Alternatiba e Aralar -tutti gruppi sovranisti, repubblicani e di stampo socialista- ed è la lista che ha eletto più deputati nei Paesi Baschi (intendendo con questo termine Paese Basco e Navarra). Il risultato assume un significato ancora più grande se si pensa che era da 15 anni che l’area politica più radicale del nazionalismo basco non trovava posto tra i banchi del Congresso. Dopo l’illegalizzazione del partito Batasuna nel 2002 –gruppo accusato di essere uno strumento nelle mani dell’Eta- la sinistra aberzale ha attraversato una lunga fase di difficoltà caratterizzata dagli arresti dei suoi leader e dall’impossibilità di riorganizzarsi. Lo smantellamento militare del gruppo terroristico è stato accompagnato da una progressiva presa di coscienza della sua area politica di riferimento sulla necessità di dichiarare pubblicamente l’abbandono della violenza. In questo modo si è arrivati al cosiddetto “Accordo di Gernika” con cui molte forze della sinistra basca si sono rivolte direttamente all’Eta chiedendo la fine della lotta armata e allo Stato spagnolo reclamando l’abolizione di alcune leggi che hanno limitato l’attività politica in Euskal Hierra e Navarra.

Il problema, per la sinistra basca, è che nonostante l’Eta abbia accettato di rinunciare alle armi e le continue prese di distanza dalla violenza, la possibilità di candidarsi è passata attraverso enormi difficoltà. Nel 2011 i tribunali spagnoli hanno impedito la nascita di una nuova forza politica, Sortu, accusandola di essere l’ennesimo braccio politico dei terroristi. A maggio, un nuovo cartello elettorale costituitosi per le elezioni locali, Bildu, ha dovuto rispondere delle stesse accuse ma questa volta la denuncia è caduta nel vuoto e la lista ha ottenuto un clamoroso successo elettorale. È stato il preludio per le elezioni generali, in cui Amaiur ha dimostrato che la fine della violenza non ha portato con sé la dissoluzione delle istanze nazionaliste più radicali.

Nel suo discorso al Congresso dei Deputati, Iñaki Antigüedad si è rivolto al Presidente designato sottolineando le sue priorità: liberazione degli carcerati dell’Eta e smilitarizzazione del Paese Basco. Ma è stato soprattutto un discorso fatto di segnali più che di proposte. “Siamo obbligati a vederci e a parlarci”, ha detto il leader aberzale, il quale ha voluto rimarcare che la sua area politica ha compiuto molti passi in avanti e che ne aspetta altrettanti da parte dello Stato spagnolo. Una posizione che Rajoy non può accettare. “Io a lei non le devo niente” ha risposto il capo del Partito Popolare. D’altronde, come ha ricordato Patxo Unzueta sul País, davanti alla resa dell’Eta, Rajoy dichiarò che si trattava di una grande notizia perché non implicava nessuna concessione politica. Come dire, per il PP il tavolo è chiuso mentre per Amaiur si apre adesso.

Certo è che difficilmente si potrà ignorare la forza politica dei nazionalisti baschi tenendo conto anche i positivi risultati ottenuti anche dal Partito Nazionalista Basco, attestato su posizioni più moderate, e del gruppo navarro Gerrroa Bai. La legislatura dirà se il nuovo governo vorrà aprire o no una nuova fase politica nella risoluzione del conflitto basco o se lo limiterà all’aspetto militare.

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