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Uruguay: nove anni di Frente Amplio tra riforme e cambiamenti

Uruguay: nove anni di Frente Amplio tra riforme e cambiamenti

Il 1° marzo del 2005, quando Tabaré Vázquez assunse la carica di Presidente della Repubblica Orientale dell’Uruguay, per il Frente Amplio si apriva una pagina storica. Dopo decenni di diarchia tra il Partido Nacional e il Partido Colorado, la coalizione frente-amplista, per la prima volta, andava al governo vincendo al primo turno, con una maggioranza di 69 parlamentari. Da allora il F.A. è diventato la prima forza politica del paese, conquistando la maggioranza dei dipartimenti e riaffermandosi anche alle elezioni successive, quelle che nel 2004 hanno assegnato la vittoria dell’attuale presidente, José Mujica.

Le origini, il presente

Il Frente Amplio nasceva nel 1971, come raggruppamento eterogeneo ma organico di comunisti, socialisti, democristiani, progressisti e radicali vicini alla forza guerrigliera del Movimiento 26 de marzo. Dopo il golpe militare del giugno 1973 orchestrato da Juan María Bordaberry, il partito venne messo fuori legge, il suo leader Líber Seregni arrestato e molti dei suoi membri costretti alla clandestinità. Da allora, per il partito molto è cambiato a livello politico, in primis con il ritorno alle urne, ma sul piano ideologico sostanzialmente intatta è la sua vocazione unitarista e saldi sono i suoi legami simbolici con il pensiero di José Artigas, “il libertador” della prima rivoluzione indipendentista.

In nove anni di governo, il Frente Amplio ha apportato all’Uruguay una svolta riformistica dalla portata rivoluzionaria. Supportato sia dall’importante processo integrazionista, che ha trovato nel Mercosur un meta-spazio politico ed economico di accordi e alleanze, sia dalla coraggiosa azione di governo che ha invertito la rotta dello sviluppo e ridisegnato le priorità del paese, il partito si è imposto come forza politica in grado di trasformare nel profondo il tessuto sociale ed economico del paese, inserendosi nel solco continentale delle sinistre latino-americane, impegnate nel ridiscutere le leggi modello neo-liberale e nel praticare nuove frontiere della democrazia.

Quasi un decennio di riforme e trasformazioni

La parabola di governo del F.A., come recita uno slogan de le Redes Frente-Amplista, è stata un’esperienza dai “mil logros”, espressione che gioca con l’assonanza del termine “milagros” (miracoli). Oggi, l’Uruguay è il paese più democratico del continente; ha posizioni assai avanzate rispetto alla libertà d’espressione e in meno di un decennio ha fatto passi da gigante rispetto alla questione dei diritti umani. La svolta politica, economica e sociale del paese di questi anni passa da  alcune importanti riforme, che nel senso della lotta per la “felicidad publica” hanno segnato il passo del cambiamento. In primo luogo, la riforma tributaria, che dal 2005 ha consentito a circa 850.000 persone di uscire dalla miseria, portando vicino all’1% il tasso di indigenza e abbassando la soglia di povertà al 12%: uno dei tassi più bassi dell’America latina. In secondo luogo, le politiche per il lavoro. In pochi anni, il salario reale delle classi lavoratrici è salito del 40%, e attraverso tre leggi, la Ley 18.065, la 18.441 e la 18.384 è stata prevista, rispettivamente, una copertura sociale piena, garantiti gli straordinari oltre le 8 ore di lavoro e ampliati i diritti ai lavoratori dell’arte. Sul piano dei diritti civili, in terzo luogo, il Frente Amplio si è distinto per posizioni decisamente avanguardiste, anche per gran parte del continente europeo. Prima, nel 2007, è stata approvata la Unión concubinaria, sia per gli etero che per gli omosessuali, poi nel 2013 è passata la legge che consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso. C’è poi l’intero settore della conoscenza. Grazia ai notevoli investimenti pubblici, sono state introdotte agevolazioni agli studenti (per esempio nel campo dei trasporti pubblici), è stata resa praticamente gratuita l’università e il generale processo di alfabetizzazione può definirsi una conquista anche per le fasce più disagiate. 

Infine, la legalizzazione della marijuana: una decisione, approvata lo scorso anno per combattere il traffico di stupefacenti e la cui vendita è oggi gestita interamente dallo Stato.

Le prossime elezioni

Sulla scia di questi risultati, ora il Frente Amplio si prepara ad affrontare, il prossimo ottobre, una nuova tornata elettorale che, per la terza volta, potrebbe consegnargli la guida del paese; ma prima le elezioni interne che sceglieranno tra l’ex presidente Vázquez e la senatrice Constanza Moreira il candidato ufficiale. Impossibile, secondo la Costituzione, una nuova candidatura di Mujica.

La sfida che l’attuale coalizione al governo ha davanti è però tutt’altro che facile. Di fronte, infatti, si registra una rinvigorita opposizione del Partido Nacional che da alcune settimane è partito con una forte campagna elettorale. I temi caldi sono quelli che più affliggono l’Uruguay contemporaneo: su tutti la delinquenza legata allo spaccio e le difficoltà dell’economia, colpita della crisi internazionale. In particolare è Jorge Larrañaga, il volto più rappresentativo del mondo liberale uruguayano, l’uomo su cui la destra punta per vincere.

L’Uruguay che sarà, il suo futuro e le sue trasformazioni passano dunque da qui. Ma non solo, il 2014 sarà anche l’anno delle elezioni in Bolivia, quello dei Mondiali in Brasile e il primo del Venezuela post-Chávez. Un anno denso di trasformazioni che dirà molto dell’America latina che verrà.

“A redoblar!”, dicono fiduciosi quelli del Frente Amplio.

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