PISA: J-COLORS scrive a REBELDIA: 'Comodo fare l'anarchia'
- Scritto da il Corsaro
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A meno di due settimane dal corteo del Municipio dei Beni Comuni del 16 febbraio scorso, che ha visto oltre 2.000 persone sfilare per le strade della città di Pisa chiedendo il ritiro della richiesta di sgombero dell’ex Colorificio Liberato, il proprietario dell’area, Carlo Junghanns, presidente di J Colors, ha preso carta e penna per scrivere agli attivisti che hanno restituito questo spazio all’uso sociale, chiedendo di rendere pubblico il suo messaggio.
Il Progetto Rebeldia ha deciso di soddisfare tale richiesta pubblicando sul proprio portale copia digitale della missiva ricevuta, accompagnata chiaramente da una dovuta lettera di risposta.
Di seguito riportiamo il contenuto di questo scambio di messaggi.
LA LETTERA DELLA "PROPRIETA'"
[Carlo Junghanns presidente di J Colors - Lainate, Giovedì 28 Febbraio 2013]
"Agli attivisti di Rebeldìa,
Sin dal giorno in cui vi siete introdotti di soppiatto nel nostro sito produttivo a Pisa, noto come il “Coloriñcio Toscano”, ho voluto seguire le Vostre enunciazioni ed evoluzioni per scoprire sino a che punto la natura umana arriva a compiacersi delle sue debolezze e le giustifica in ogni modo possibile pur di soddisfare le proprie aspirazioni anche quando non legittime.
Già antecedentemente alla occupazione dell’imrnobile vi siete dati un gran da fare nel redigere un libercolo colmo di menzogne e di false notizie sulle nostre attività aziendali per crearvi un alibi ideologico ed una giustificazione materiale per il Ifurto che vi accingevate a compiere: una occupazione ostile di una proprietà privata ancora in uso (lo dimostra quanto da voi trovato in essa) onde disporre di una sede adatta per le vostre attività illegali ad un costo inesistente per un tempo il più esteso possibile.
Per completare l’opera, vi siete accattivati la partecipazione alla vostra avventura di varie associazioni ambientaliste, animaliste e quant’altro (probabilmente ignare dei vostri veri scopi e metodi), in modo da costruire intorno a Voi quell’alone di legittimità che però, come dimostrato dai vostri atteggiamenti, non vi appartiene.
Parliamo delle vostre iniziative “non regolamentate” ma “socialmente valide”: la distribuzione di cibo e di materiali, l’officina proletaria, il bar ed il ristoro senza licenza, la scuola di lingue, la palestra, il cinema ed i concerti: tutte iniziative fuori controllo che intendono sottrarsi a quella normalissima prassi che proprio la sinistra invoca da sempre a gran Voce: il pagamento delle tasse!
Pensate a tutti quei cittadini che, con grandi e piccoli sacrifici, hanno organizzato negozi, palestre, scuole, bar e ristoranti come pure discoteche e corrispondono ogni giorno oltre 1a metà dei propri introiti a questo Stato “succhia soldi” di cui tutti ci lamentiamo!
Ma voi no! Voi dovete essere immuni da questa prassi perché pensate di avere un diritto divino che ví esima dal pagare il dovuto come tutti gli altri. Riconoscete piuttosto che 1a vostra Vigliaccheria vi porta a giocare la partita della Vostra esistenza senza soggiacere alle imposizioni del vivere sociale.
Per dirla con il linguaggio moderno e pubblicitario, si potrebbe sostituire la frase “comodo vincere facile” con “comodo essere anarchico”!
Gia perché noi, poveri cittadini normali, non investiti da queste folgorazioni intellettuali comunemente conosciute come “anarchia” o “comunismo pragmatico” abbiamo dovuto lottare e sudare poter condurre una dignitosa esistenza.
E la storia del Colorificio Toscano lo testimonia egregiamente. Dopo essere stato fondato, da Mr. Alfred Morgan inglese purosangue con spiccato amore per la Toscana negli anni ’20, fu successivamente requisito dal Governo fascista perché appartenente “al nemico” (ennesima prova della idiozia umana). La fabbrica di colori visse per anni con alterne fortune diffondendo in Italia il suo più famoso prodotto: il Morgan’s Paint che ancora oggi viene ricordato. (Ironicarnente ovunque meno che a Pisa dove nessun rivenditore ha mai voluto trattarlo.)
Alla fine degli anni ’80 il Coloriñcio Toscano Spa conobbe il fallimento e la Rossetti Vernici ed Idee SpA, affittò le attività di esso conferendole in una Società sua satellite denominata Toscano srl di cui deteneva il 51%, in attesa della definitiva vendita delle attività del fallito Coloriíicio Toscano Spa da parte del Tribunale di Roma nel rispetto di quanto previsto dalla allora vigente legge fallimentare
Purtroppo, prima che potesse avverarsi, anche la Rossetti Vernici ed Idee SpA, (detenuta dal Gruppo multinazionale sudamericano Bunge) nel 1995 dovette essere venduta e la ] Colors SpA, (all'epoca dei fatti Junghanns Chimica Vernici SpA) acquistò pagando profumatamente sia la Rossetti Vernici ed Idee SpA che i1 Toscano Srl.
Due anni più tardi, attraverso asta pubblica, il Tribunale di Roma mise in Vendita il Colorificio Toscano che fu aggiudicato alla stessa J Colors SpA, che dunque la pagó ben due volte! Alla faccia invece di chi, come voi, oggi riesce ad ímpossessarsene gratuitamente!
Tra l’altro, definire J Colors SpA una ‘multinazionale’ è assolutamente strumentale e ridicolo. Oltre l’ottanta percento del valore aggiunto del gruppo viene realizzato nel territorio nazionale, e la quasi totalità delle attività estere sono esclusivamente di esportazione, proprio per valorizzare i1 valore del lavoro e dell’ingegno nazionale.
Un'ulteriore chiarimento è doveroso sul tema “delocalizzazione” che avete sbandierato come imputazione schiacciante: in Cina ci siamo andati non per delocalizzare ma per cercare di dare maggior respiro al nostro volume d’affari, considerato che il mercato italiano delle vernici e pitture è saturo di piccoli e piccolissimi produttori che competono slealmente facendo ricorso ad evasione, lavoro e vendite in nero, e non rispetto delle norme ambientali severissime. Così come di fatto state facendo voi. D’altronde non bisogna essere dei geni in economia per capire che trasportare un prodotto di bassi margini come il nostro è anti-economico, a causa della grande distanza e della concorrenza per le tratte di importazione. E nel vostro libercolo non viene dato il minimo risalto al fatto che quell’esperienza durò solo pochi anni e portò solo perdite. Diverso è il discorso rispetto alla joint»venture in Turchia, che oggi l’unica che ancora sopravvive e che ci vede presenti solo come partner tecnologici. Il concetto di produrre all’estero per “reímportare” in Italia non ci appartiene, sia perché abbiamo ampia capacità produttiva sul suolo nazionale, sia perché siamo ben consci che alle basi della crisi economica nazionale che attualmente attraversiamo c'è il miope depauperamento dell’economia reale nazionale.
Ritornando al Coloriñcio Toscano, riferito alla nostra gestione vale 1a pena di ricordare che a11’atto dell’acquisizione i dipendenti impiegati erano pari a 33 e che le attività del coloriŕicio Toscano furono mantenute integre (nonostante 1e difficoltà di mercato) fino al 2002. Tutto questo nonostante il Comune di Pisa avesse già cambiato 1a destinazione de11’area da industriale a residenziale!
La continua regressione del mercato e l’impossibilità economica ci hanno indotto a ritenere che una riconversione industriale ci avrebbe aiutato a sostenere il livello occupazionale, nel frattempo diminuito fisiologicamente a 20 unità. Tant’è che nel 2002 abbiamo fatto cospicui investimenti per trasferire a Pisa una parte delle produzioni di Vernici in polvere della Arsonsisi SpA. Per permettere tale progetto è stata richiesta il mutamento di destinazione urbanistica dell’area da residenziale a industriale e smentisce clamorosamente nei fatti ogni ipotesi di una nostra speculazione edilizia, come da voi invece spudoratamente avanzato. (“Speculazioni” comunque legittime nel nostro ordinamento, tanto che lo Stato ne tassa allegramente i proventi!)
La produzione delle vernici in polvere è durata fino al 2008, da tale data infatti l’economia è stata travolta cla una crisi finanziaria mondiale che ha finito per coinvolgere ogni settore dell’economia reale, e noi non ne siamo stati immuni l'accorpamento delle attività svolte a Pisa in altro sito produttivo più efficiente è stato un atto dovuto ed i 12 dipendenti rimasti in carico sono stati accompagnati con l’ausilio degli ammortizzatori sociali (e non solo), nel pieno rispetto degli accordi sindacali sottoscritti. Fu una scelta difficile ma necessaria per salvaguardare gli interessi di oltre quattrocento dipendenti dislocati in altri siti produttivi sul territorio nazionale, persone che si ffìdano al nostro buon senso per vivere una vita dignitosa e nel rispetto delle regole.
Solo in seguito a questi eventi J Colors richiese al Comune di Pisa una nuova destinazione per l'area di via Montelungo per evitare che diventasse una rovina, ma purtroppo i tempi tecnici non hanno acconsentito a che ciò avvenisse prima della vostra occupazione, mentre invece si continua (con i1 disappunto di ogni ambientalista razionale) a consumare i1 suolo vergine per erigere nuove costruzioni,
Da ultimo, avete voluto strumentalizzare anche l’episodio del terremoto che ha colpito il nostro stabilimento di Finale Emilia lo scorso maggio, imputandoci l’intenzione di “prendere i soldi e scappare”. Non fate alcun riferimento alle nostre intenzioni dichiarate di ricostruire il sito secondo le nuove norme anti-sismiche appena saranno reperite le risorse necessarie, ed ignorate che da mesi i nostri operai emiliani si trasferiscono settimanalmente a Lainate (in Lombardia) per preservare quel mercato che consentirà loro di riprendere 1a piena occupazione.
Piuttosto che approfittare vigliaccamente della debolezza di un soggetto rispettoso delle regole quale è la nostra Azienda, provate anche voi a giocare la vita sottoponendovi alle regole rispettate da ogni cittadino! Noi possiamo solamente appellarci allo Stato per far valere le nostre ragioni ed i nostri diritti, e le vostre azioni ci impediscono di disporre dei beni che non solo abbiamo pagato, ma che continuiamo a “sostenere” con il versamento annuale di odiate asse come l'IMU!
Vi propongo di smentire la vostra mala fede, in primis, pubblicando integralmente questo messaggio e successivamente nell’abbandonare il Vostro proposito di perpetuare l’illegale occupazione del Coloriñcio Toscano. Esistono strumenti che consento ad Associazioni portatrici d’interessi collettivi in regola con le normative vigenti l’assegnazione di proprietà pubbliche senza invadere le proprietà private altrui. Oppure il vostro proposito è di mantenervi sempre fuori dei canoni legali convenzionali?
Carlo Junghanns (da voi definito “Il Multinazionale”) "
LA RISPOSTA DELL'EX-COLORIFICIO LIBERATO - PROGETTO REBELDIA
[Progetto Rebeldia - Pisa, 9 Marzo 2013]
"Gentile Dottor Junghanns,
La ringraziamo per la Sua lettera, che rendiamo volentieri pubblica, come chiede. Ci permettiamo perciò di risponderLe pubblicamente anche noi. Del resto, la pubblicità delle azioni caratterizza il Municipio dei Beni Comuni, di cui le associazioni del Progetto Rebeldía fanno parte, sin dal 13 ottobre scorso, quando centinaia di cittadini hanno sfilato a testa alta per le vie di Pisa denunciando il clamoroso e ingiustificato abbandono dell’ex Colorificio Toscano, un’area di 14.000 mq (sempre bene ricordarlo). La riapertura di questo sito ha creato consenso intorno al Municipio dei Beni Comuni in tutta Italia. La ragione è semplice: in un periodo di profonda crisi economica, sociale e politica, l’impegno collettivo di cittadini e associazioni per garantire a tutti, senza discriminazioni, la possibilità di accedere a forme di socialità, solidarietà, cultura e sport, è un segnale in controtendenza rispetto al declino che viviamo. Si tratta di attività tutte svolte senza fini di lucro e senza profitto personale: come tali esse non hanno alcuna natura patrimoniale, né egoistica (cfr. Trib. Roma, VII sez., 8 febbraio 2012).
La Sua lettera stupisce per la ricostruzione che fornisce della storia recente dell’ex Colorificio. Ci spiace, ma per noi la verità rappresenta un punto irrinunciabile. La memoria di lavoratori e sindacalisti, le cronache dei giornali del tempo e numerosi documenti ufficiali sono concordi nel restituire un’immagine diversa della gestione della fabbrica da parte della J Colors, di cui Lei è presidente. La definitiva chiusura fu una scelta unilaterale imposta a addetti e lavoratori che subirono un licenziamento, di cui alcuni soffrono ancora le conseguenze, perché disoccupati da allora. Di questo parla “Rebelpainting”, che Lei definisce “libercolo colmo di menzogne e di false notizie”, ma che invece è il risultato di una rigorosa ricerca su fonti e documenti svolta da cittadini e studiosi, fra i quali figurano professori universitari che siedono su alcune delle principali cattedre di Diritto Civile e Diritto Costituzionale del Paese. Siamo anzi noi a chiederLe su che basi scriva che, dopo la chiusura del 2009, “J Colors richiese al Comune di Pisa una nuova destinazione per l’area di via Montelungo per evitare che diventasse una rovina”, giacché l’8 novembre scorso, intervenendo in Consiglio Comunale, l’Assessore all’Urbanistica Fabrizio Cerri ha espressamente negato che tale richiesta vi sia mai stata.
Nella Sua lettera sorprende poi la rappresentazione caricaturale delle nostre attività, notissime a tutti come modello di cooperazione tra cittadini e associazioni. Lei scrive che ci (ma “noi” chi?) saremmo “accattivati la partecipazione alla [n]ostra avventura di varie associazioni ambientaliste, animaliste e quant’altro (probabilmente ignare dei [n]ostri veri scopi)”, immagine falsa e offensiva, sorprendentemente simile a quella propagandata da anni dall’Amministrazione Comunale di Pisa. Le associazioni del Progetto Rebeldía colgono l’occasione per ricordare che esse hanno piena “capacità di intendere e di volere” e che non vi è contraddizione fra le attività che svolgono e la liberazione e restituzione dell’ex Colorificio a un uso sociale. È questo il messaggio che il corteo di 2.000 persone che ha gioiosamente colorato le vie di Pisa il 16 febbraio scorso ha voluto mandare.
Se ascolterà la Sua coscienza di cittadino, si renderà conto che la richiesta di sequestro dell’immobile presentata nelle scorse settimane non mira a porre fine a un’illegittima presa di possesso, ma a una legittima restituzione all’uso sociale e pubblico di un bene irrimediabilmente abbandonato. Come sa, se sgomberato, l’ex Colorificio resterebbe vuoto per anni, perché il mercato non consente più di fare profitti mediante speculazioni edilizie che non servono a nessuno, ma sono state anzi causa tra le principali dell’attuale crisi economica (ricorda la “bolla speculativa” del 2008?). Perciò, giuristi di primissimo piano sono intervenuti in difesa del diritto alla riapertura dell’ex Colorificio, in nome dell’art. 42 della Costituzione che della proprietà privata determina “i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”.
Abbiamo qualche dubbio che il ritorno al degrado di un’area che ospita attività sociali, sportelli per cittadini italiani e stranieri, eventi culturali e sportivi, attività per bambini e molto altro ancora, sia davvero legittima.
Perciò, Le chiediamo di riprendere in considerazione l’ipotesi da noi proposta di un comodato d’uso, che garantirebbe il Suo possesso dell’area e il diritto costituzionale a un suo uso sociale finché essa resterà abbandonata. Se prevarrà uno spirito di ascolto e collaborazione tra J Colors, il Municipio dei Beni Comuni e Amministrazione Comunale, si può ancora arrivare a una soluzione condivisa, nell'interesse di tutti.
Certi che dopo aver letto questa nostra, deciderà di ritirare la Sua richiesta di sgombero, La attendiamo presso lo spazio per vedere com’è diventato bello e vissuto dopo che lo abbiamo riaperto. Sarebbe un motivo di orgoglio, crediamo, anche per Lei."
