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La Roma di Alemanno: rimuovere murales per nascondere la storia?

murales antifascista scialabba

Un murale realizzato alla memoria di Roberto Scialabba, vittima dell'eversione di destra a fine anni Settanta, il primo morto ammazzato dal gruppo di fuoco di Giusva Fioravanti, una delle figure più sanguinarie della storia della Repubblica Italiana, dal 2009 definitivamente libero, può avere vita breve, se realizzato nella Roma amministrata da Gianni Alemanno. Questa la denuncia che arriva da  Sandro Medici, presidente del X Municipio e candidato a sindaco alle prossime amministrative, che attacca: “Una squadraccia dell’Ufficio comunale del decoro urbano ha cancellato nella notte il murale che il X Municipio aveva autorizzato per ricordare Roberto Scialabba, il giovane militante di Lotta continua assassinato dai Nar il 28 febbraio del 1978”. Il murale recitava, semplicemente “Ogni giorno coltiviamo voglia di libertà” ed era accompagnato da un'effige stilizzata del giovane militante ucciso dal gruppo di fuoco, nell'ultimo giorno di febbraio di 35 anni fa.

Continua la denuncia di Medici, già redattore de “Il Manifesto”, da 12 anni presidente del X Municipio della Capitale: “Sono indignato e profondamente dispiaciuto per quanto accaduto, una decisione animata da impulsi ideologici di chiara matrice fascista, che si segnala per il suo agghiacciante disprezzo nei confronti della morte di un ragazzo di soli ventiquattro anni, vittima innocente di una spietata esecuzione politica”.

Scialabba venne ucciso, vale la pena ricordarlo, in una rappresaglia pianificata dal gruppo di fuoco di Giusva Fioravanti, come ritorsione per i fatti di Acca Larentia, avvenuti un mese e mezzo prima. Secondo un militante della destra eversiva, responsabili dell'uccisione, davanti a una sede dell'Msi, di Franco Bigonzetti di 19 anni e Francesco Ciavatta di 18 anni, il 7 gennaio 1978, erano i militanti della casa occupata di Via Calpurnio Fiamma, per cui il gruppo di fuoco, il 28 febbraio, vi si reca con fare intimidatorio, trovandola però vuota. Per questo motivo, Giusva e soci mettono in atto un piano alternativo e si dirigono verso una piazzetta frequentata da militanti della sinistra extraparlamentare.

Come ha raccontato Cristiano Fioravanti, fratello di Giusva e uno dei principali pentiti del terrorismo nero: “Giunti in piazza Don Bosco sulla Fiat 130 la cui targa era stata coperta con un giornale, vedemmo che c’erano due o tre persone sedute su una panchina o staccionata dei giardinetti che si trovavano vicino alla strada, dalla parte sinistra, andando verso Don Bosco, mentre altre due o tre persone erano in piedi vicino alla detta panchina o staccionata. Il Bianco rimase al volante della vettura, ed egualmente a bordo della stessa rimase come copertura Alibrandi”. Qui il gruppo armato fa fuoco nei confronti di Roberto Scialabba e del fratello Nicola, che riesce a scappare, responsabili esclusivamente di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Questa la ricostruzione giudiziaria, anche se per anni al centro dell'attenzione delle indagini degli inquirenti resteranno i piccoli precedenti di Scialabba.

Per questo motivo, dunque, Sandro Medici definisce l'iniziativa dell'Ufficio Comunale “un’intollerabile prepotenza, una rappresaglia politica contro un’iniziativa antifascista di un’istituzione locale, insignita della Medaglia d’oro per i suoi meriti nella lotta di liberazione”.

Conclude il presidente del X Municipio: “Non vorrei che questo squallido intervento negazionista e censorio, nel suo esplicito intento intimidatorio, sia solo l’avvisaglia del metodo provocatorio con cui Alemanno pensa d’impostare la prossima campagna elettorale”. 

Ciò che rende realmente squallido quest'episodio, come altri avvenuti in questi anni in molti comuni amministrati dal centrodestra, è che si ha la netta sensazione che argomenti come quello della “pacificazione nazionale” risultino essere dei volgari espedienti per ridurre il tema del terrorismo, in maniera strumentale, a un monolitico blocco di estrema sinistra, spesso disegnata come affine ai movimento extraparlamentari, dimenticando la violenza gratuita perpetrata da personaggi come Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, a cui è da addebitare la responsabilità soggettiva di tanti delitti efferati compiuti nel corso di una delle stagioni più cruente del terrorismo di destra. 

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