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Ichino figlia di Ichino e l'invasata precaria senza nome

LibriDurante una assemblea del PD qualche giorno fa, una precaria si è posta dal palco la domanda di come sia possibile che Giulia Ichino, figlia del giuslavorista Pietro, sia stata assunta a 23 anni alla Mondadori.

"Io mi sono stufata di vedere mogli di, figli di, fratelli di in posti che non competono. [...] Pietro Ichino, che è passato a Monti, ha una figlia: Giulia Ichino. Giulia Ichino a 23 anni ha avuto un ruolo nella Mondadori come Redattore Interno. È Editor di narrativa italiana. 23 anni.".

Le parole sono imprecise: Giulia Ichino è stata assunta per un anno come correttrice di bozze, per diventare poi text editor a 24 ed editor della narrativa italiana più recentemente. Le risposte sono state immediate.

Come ha osato quella ignorante, rabbiosa e fascistoide (cit. Soffici) nazistoide, triste, meschina (cit. Gallo), barbara (cit. Polito), vergognosa (cit. Battista), perpetua lagnosa (cit Guia Soncini), qualunquista (cit. Nicola Marongiu), folle (cit. Riccardo Bocca), povera piccola rancorosa (cit. L'ordinato su twitter), invasata, straccionesca, incarognita (cit. Filippo Facci) militante sparlare di Giulia Ichino?!?

L'elenco di insulti sarebbe più lungo, ma questo piccolo campione dovrebbe bastare a inquadrare il livore con cui, trasversalmente, si sono alzati gli scudi.

Chi ha parlato dal palco ha un nome. Data la mancanza di assonanza con quelli potenti, il nome viene tralasciato dai titolisti e talvolta dai giornalisti: meglio indicarla genericamente come "militante" o "precaria", onde ricordarle qual è il suo posto, o "ragazza", per indicare che i suoi son solo capricci. Il nome è Chiara Di Domenico.

Dietro il nome c'è una laurea in lettere, un master e una storia di ordinario precariato. Chiara è nata nel 1978. Non è iscritta al PD. È la presidente del Circolo dei Lettori ARCI Fortebraccio al Pigneto a Roma.

Tutto questo interessa poco, e nessun giornalista l'ha ritenuto degno di menzione (nemmeno quando, leggermente, attribuiscono le parole della Di Domenico ad una strategia del PD contro Ichino).

Chiara Di Domenico dedica il suo intervento a Isabella Violamartire, ma anche questo è stato dimenticato dai più. La morte di una precaria non fa scalpore. Le cose importanti sono altre.

Massimiliano Gallo, ad esempio, su Linkiesta, ci racconta che la povera Giulia "è costretta a subire la domanda di un giornalista di Repubblica che le chiede: 'è un percorso raro il suo, non crede?'". Che domanda crudele! Che violenza! Sul Corriere Pietro Citati corre in soccorso a Giulia: è straordinaria! Poi spende due parole anche per dire a Bersani che non è stata una gran pensata abbracciare la precaria (non merita affetto, Pietro?). Lodano Giulia anche gli scrittori Piperno e Ammaniti (uno dei due parla di "orecchio assoluto" dell'editing); la definisce una eccezione Pier Luigi Celli (che per definire la generazione della Di Domenico usa termini come incattivita, sfigata, astiosa, piena di pregiudizi), si schiera il trio di centravanti Gianni Riotta, Antonio Polito e PiGi Battista che #stannocongiulia. Caterina Soffici, oltre ad offrirci la sua garanzia che Giulia non è stata raccomandata, telefona alla dirigente che l'ha assunta: sorprendentemente questa nega sia stato per il nome di famiglia. Pietro Ichino nega ogni coinvolgimento, lui certe cose mai per carità.

Si conoscono tutti, si chiamano al cellulare, si lodano e s'imbrodano.

Anche a sinistra a qualcuno va di traverso il tè. [I seguenti paragrafi sono stati modificati dato che sembrano aver suggerito a qualcuno che Raimo o Boscolo possano essere accusati di prestare il fianco alla retorica padronale. C'è molta differenza fra un Facci e una Boscolo, fatta di impegno e arguta riflessione (che per essere espliciti non sono di Facci).]

Arguta e sicuramente giusta la critica di Christian Raimo, spietata: la Di Domenico doveva dire cose più giuste, meditate, ha sprecato un'occasione, ha mancato di visione politica, ha tessuto le lodi della meritocrazia. "Chi ha deciso che le persone che Chiara Di Domenico giudica meritevoli lo sono?". Poi si immagina cosa avrebbe detto lui, dal palco, e immagina tutte cose più ficcanti. Alla Di Domenico, la prossima volta, date una sedia in fondo alla stanza, che non le venga in mente di fare domande.

Similmente, Claudia Boscolo su lavoro culturale è analitica, attenta al testo dell'intervento di Claudia (diversamente dai detrattori alla Facci) ed esperta nel disegnare la situazione lavorativia in Italia. Nel suo discorso di otto minuti la Di Domenico accenna "mi è stato detto di fare una SSIS e non l’ho fatta, oggi faccio l’ufficio stampa per una casa editrice e ho un contratto a progetto.". Boscolo esplode l'inciso fino a farlo un lapsus: "si possono dedurre due cose: o l’idea di abilitarsi tramite SSIS era percepita dalla relatrice come scandalosa e quindi il confluire nell’editoria è stato un ripiego [...] oppure [...] preferendo l’editoria alla scuola ha semplicemente scelto la prima. Di Domenico non specifica[...]". Di Domenico non specifica, e compie altri errori nel suo intervento sul precariato: afferma che "le regole non ci sono più". Tutti pensiamo di capire a cosa si riferisce, ma no "Sbagliato: le regole ci sono, eccome.". E ha ragione la giornalista, non possiamo negarlo. La Di Domenico non ha espresso una posizione condivisibile sul precariato, anzi, spostando il discorso su una dicotomia fra buoni e cattivi ha attirato critiche da destra e da sinistra.

Se interpreto correttamente l'argomentare di Boscolo, spingendo la conclusione un po' più in avanti, Di Domenico avrebbe fatto meglio ad evitare quell'intervento.

Dal canto suo Giulia Ichino è sobria: "certi riferimenti sono stati sgradevoli, anche perché mi faccio un discreto mazzo" (ma non le piace il "vittimismo che sconfina in un pubblico attacco disinformato").

Soltanto Fulvio Abbate, da Teledurruti, offre solidarietà a Di DomenicoTutta la borghesia intellettuale s'è già schierata, a difendere il castello dai popolani in stolta rivolta. 

È impossibile non notare l'asimmetria dei toni nei confronti delle due donne.

Giulia, quella del giro buono, quella che conosce tanta gente famosa, ha l'occasione di essere pubblicamente incensata ("l'orecchio assoluto"), Chiara, che il posto in Mondadori comunque non l'ha (e ora è difficile pensare l'avrà mai) è ostracizzata, insultata, abbandonata (anche dal PD, o qualcuno ha sentito Bersani difenderla?).

In fondo ha ragione Facci: si deve essere invasati, straccioneschi e incarogniti per non capire che certe cose è meglio non dirle.

P.S. La Soffici nel suo post afferma che la Mondadori è piena di raccomandati: anche questo le è stato confermato telefonicamente dalla dirigente? Potremmo sapere i nomi o si fa peccato a pronunciarli?

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