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Camillo Langone: teoria e applicazioni dell'estremista di maggioranza

IncendioA leggere certi articoli surreali di certi giornalisti (ne prenderemo uno ad esempio) la domanda che occorre farsi è "cui prodest?". A chi serve, e come si utilizza, l'invasato di regime? Perché trova spazio nei media? Perché viene ritenuto "intelligente" o "colto", in automatico, senza verificarne le credenziali? Qual è l'effetto che questo fenomeno produce?

Per "invasato di regime" intendo quel giornalista, opinionista o presunto esperto che, fatte sue le tesi della maggioranza benpensante, le gonfia all'estremo. Da opinioni un po' meschine che albergano nella pancia dei benpensanti, l'invasato di regime giunge a tesi violentemente reazionarie.

Oscilla fra le provocazioni stupide e le mere stupidate: "Bisogna togliere i libri alle donne perché tornino a fare figli". In un paese in cui le donne sono fortemente emarginate, in cui il femminicidio è emergenza, in cui l'expremier se ne va in giro a fare battute da vecchietto infoiato e maleducato, un'affermazione del genere solletica e rassicura il maschilismo tacito dei benpensanti.

Com'è possibile che Langone (in un articolo su Libero, 2011) sostenga una tesi simile? Beh, prendete uno studio statistico sulla correlazione fra titolo di studio e numero di figli, estrapolate senza nozione di causa solo i dati che sostengono la vostra tesi (gli anglofoni usano la locuzione "cherry picking") ed il gioco è fatto. "È scienza, baby" potrete rispondere a chi obbietta qualcosa, soprattutto se chi obbietta non ha accesso alla ricerca in oggetto o non ha l'alfabetizzazione scientifica necessaria per comprenderla (la grande maggioranza in Italia). Se qualcuno obbietta nel merito dategli del comunista anticlericale mangiabambini che vuole attaccare il sacro valore della famiglia, ma non affrontate, mai!, direttamente le critiche.

Sempre Langone, più di recente (sul Foglio, 2013), prende spunto dall'incendio (probabilmente doloso e forse di matrice mafiosa) alla Città della Scienza a Napoli per vomitare un'altra stupidata. Anzi due, già che c'era. Innanzitutto bisognava bruciarla prima, la Città, perché terreno di comunisti, afferma il fine provocatore. E poi, sapete cosa?, alla Città della Scienza "si propagandava l'evoluzionismo [...] una superstizione ottocentesca ancora presente negli ambienti parascientifici". Appresolo ho pensato di scrivere a tutti i miei colleghi invitandoli a cercarsi un buon avvocato, perché, a quanto pare, eravamo stati gabbati: pensavamo d'essere in un dipartimento di scienze in una università, ma Langone assicura che l'evoluzionismo non è negli ambienti scientifici. Se qualcuno lo afferma sarà un comunista anticlericale mangiabambini che vuole far credere ai giovani d'essere delle scimmie e che sia giusto comportarsi come scimmie (non scherzo, la cosa sulle scimmie l'ha detta veramente).

L'affermazione di Langone è chiaramente una vile bugia: l'evoluzionismo è scienza. Langone attinge ad un dubbio nelle pance degli italiani, alimentato dalla posizione irrazionale e oscurantista di parte della gerarchia cattolica e dei suoi fedeli: l'idea balzana per la quale l'evoluzione è "solo" una teoria, in competizione con altre teorie scientifiche, e che gli scienziati non siano d'accordo. Non è così, ma concediamolo per un momento. Langone introduce una iperbole finalizzata a porsi alla destra del pensiero comune. L'evoluzione non è più nemmeno oggetto di discussione, ma parascienza. Una supercazzola, insomma. Che farebbe ridere se non fosse destinata a rendere ancora più confusa la testa dei lettori.

Occorre precisare, per il lettore che legge solo Il Foglio (complice e connivente di tale terrorismo culturale), che l'evoluzione e le discipline che la studiano abitano in tutte le università, i centri di ricerca, le istituzioni scientifiche mondiali. Abbiamo abbondanti conferme empiriche che è impossibile ignorare.

Il gioco di Langone, e degli invasati di regime, è quello di prendere una tesi di maggioranza difficilmente difendibile, e fornirne una versione assolutamente improbabile, totalmente indifendibile, violenta e meschina.

L'invasato di regime viene di solito classificato come colto, intelligente, ficcante, illuminante. Perché?  Perché si ammanta di un'aurea da maledetto: "vedete, gli altri (i non benpensanti), mi attaccano, non riescono ad accettare il mio genio, non riescono a capirlo". E i benpensanti son contenti di cascarci. La cosa si vede più chiaramente andando ad osservare da vicino il settore in cui gli invasati di regime pontificano: Langone parla di evoluzione. Ne sa qualcosa? Ha mai approfondito l'argomento? Ha mai pubblicato su riviste scientifiche a riguardo? No. E chi gli presta credibilità non è da meno. Con gli estremisti di maggioranza funziona così: ignoranti giudicano esperto un ignorante più spavaldo e rifiutano il giudizio di chi ha investito tempo ed energie per diventare esperto in quanto "parte della casta avversa". 

Ma perché? A chi serve un Langone?

L'effetto prodotto dal fiume di idee vomitato dagli invasati di regime ha un effetto non irrilevante, nonostante probabilmente quasi nessuno creda o supporti quelle idee (nessuno è veramente così stupido). Mettendo nel dibattito idee così estreme, le altrimenti impresentabili idee della "pancia" diventano "di centro", per cui moderate, per cui ragionevoli. Quello che ti pianta i fari in autostrada sembra quasi simpatico paragonato a quello che ti supera a destra. Il maschilista medio diventa poca cosa paragonato a "Togliete i libri alle donne". Chi mette in dubbio l'evoluzione, pretendendo di poter pontificare senza nozione di causa su argomenti scientifici solidi, sembra un genio nei confronti di chi nega all'evoluzionismo ogni valore. Io sembro un capellone vicino a Bisio. L'invasato di regime è come la spalla meno avvenente e meno simpatica che vi portate dietro per fare colpo al bar.

Se l'invasato di regime creda o meno, sia più stupido o più imbroglione, più ignorante o violento, è una domanda a cui non so dare risposta. Dipende dal caso singolo, e forse la cosa è sfumata. Stupide, di sicuro, non sono le testate che gli danno spazio. Ragionando in una pura ottica di mercato, e liete di dare esplicito sostegno ai potenti conservatori di turno, al foglio (in senso lato) non fa che comodo pubblicare le stupidate degli invasati di regime.

 

L'altra essenziale funzione, infine, è quella di parafulmine. Attirando lo sgomento e l'indignazione di chi non ha abdicato alla ragione, l'estremista di regime assicura qualche visita in più alla sua testata (ed è questo il motivo per cui non sono linkati gli articoli del succitato giornalista).

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