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Magdi Allam come Don Chisciotte?

magdi allamMagdi Allam dopo circa cinque anni lascia la Chiesa Cattolica. In un lungo articolo su Il Giornale, l’ex vicedirettore del Corriere ha motivato il gesto a partire dalla propria insoddisfazione verso la politica vaticana nei confronti dell’Islam e dell’immigrazione. Al di là del merito della fede, che pur insindacabile questa volta sembra non essere stata scomodata, la fenomenologia religiosa di Allam ricorda il più classico trasformismo parlamentare italiano e il costume di molti atei osservanti. A riprova che almeno la sua integrazione è stata portata al termine.

Parte del mondo cattolico saluta la notizia come una liberazione, qualcosa di simile alla quello che fu l’addio della Binetti dal Partito Democratico. Per molti la fine della vicenda sembra corroborare la tesi che la Chiesa non è quella organizzazione militare e crociata che Magdi Allam desiderava. Al tempo stesso ci ricorda quale era la percezione del proprio ruolo, tutt’altro che infondata, che il pontificato di Benedetto XVI offriva al mondo in quegli anni. Come dire che se il povero Allam si è sbagliato, non è solo colpa sua: a pensar male qualcuno lo ha ingannato. Raffigurarlo come un Don Chisciotte dei nostri tempi sarebbe troppo facile e assolutorio.

D’altronde, quando nel 2006 l’allora papa di Roma scatenò l’ira del mondo mussulmano con il suo “discorso di Ratisbona”, portando a una sommossa globale del mondo musulmano in stile post-moderno, egli fu uno dei suoi più grandi difensori. Tanto da decidere di farsi cristiano e di cambiare nome. Benedetto XVI lo prese sul serio e così lo battezzò a San Pietro nel corso di una messa solenne. Il suo battesimo fece il giro del mondo e l’ostentazione della sua conversione, ecumenicamente poco corretta, sembrò confermare la linea di Ratisbona. Negli anni della Chiesa antirelativista, Allam si fece suo degno seguace, ponendosi come primo soldato al fronte. Niente mulini a vento dunque.

Oggi insieme all’ipocrisia della fede a tempo arriva a conclusione anche una piccola vicenda biografica di radicalismo cattolico in salsa antifondamentalista. Una di quelle delizie fatte fermentare negli anni del disimpegno cattolico in ambito ecumenico e dell’ingerenza politica vaticana ad ogni costo. Una di quelle cose a cui, insieme a Ratisbona, la Chiesa Cattolica ci aveva abituato e alle quali vorremmo non dover assistere più.

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