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Ex manicomio di Roma: una storia infinita

  • Scritto da  Fabio Ingrosso
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In questi anni molti (o forse solo alcuni!) ne avranno sentito parlare. Santa Maria della Pietà, l’ex Manicomio di Roma, 35 padiglioni immersi in un fantastico parco, all’interno del quartiere Monte Mario, che nel giro di pochi anni la capitale dovrebbe restituire ai suoi cittadini creando un centro polifunzionale dotato di un campus universitario, residenze studentesche, spazi culturali. Un’idea progettuale tanto ambiziosa quanto fruttuosa poiché renderà vivo un pezzo periferico della città di Roma, farà girare l’economia del quartiere, migliorerà i servizi del territorio e ne creerà di nuovi.

Sembrerebbe tutto troppo bello. E, infatti, lo è. E come nelle migliori tradizioni, quella che poteva essere una fantastica favola, si trasforma in una tragicommedia in salsa italiana. Raccontiamo brevemente trama e storia.

La legge 180/1978, nota come Legge Basaglia (in ricordo del celebre promotore della riforma psichiatrica in Italia), impose la chiusura di tutti i manicomi presenti sul territorio nazionale e rovesciò la filosofia alla base dei trattamenti disumani cui erano sottoposti i pazienti delle strutture psichiatriche.

Solo nel 1999 il manicomio di Roma chiude i battenti. Negli stessi anni un gruppo di associazioni, attivisti, cittadini del quartiere, propone un progetto di creazione di un polo culturale di livello europeo per configurare un utilizzo sociale dei padiglioni presenti all’interno del parco e un superamento totale del manicomio. Contemporaneamente gli allora Democratici di Sinistra proponevano la nascita di un polo universitario. Nel 2000, con l’avvento del Giubileo, furono stanziati dei fondi pubblici per ristrutturare 9 padiglioni da adibire a ostelli della gioventù, un centro culturale, una mensa, una cappella, il centro studi dell’ASL RME.

Nel 2002 la Giunta Storace inizia a ipotizzare la sanitarizzazione dell’ex manicomio della capitale provando a inserire strutture mediche all’interno dei padiglioni. A dimostrazione di ciò, l’ASL RME inizia a smantellare gli ostelli, rimuovere gli arredi e prendere illegittimamente possesso dei locali.

Ma soltanto nel 2007, dopo anni di accesi dibattiti politici (ed elettorali!) intorno alla vicenda, Comune, Provincia, Regione, Municipio XIX, ASL RME e “Sapienza” siglano un Protocollo di Intesa che risolve la faccenda in maniera inequivocabile: dei 35 padiglioni totali, 18 sono assegnati all’ASL RME, 4 al municipio, 8 alla Sapienza, 4 per la realizzazione di residenze universitarie, 1 per scopi culturali. Il processo di ospedalizzazione e, conseguentemente, di distruzione della legge Basaglia ha ufficialmente inizio.

Una storia bieca, con tante luci e ombre, che racconta di un’idea malata di sviluppo del territorio, dell’incapacità della politica di essere coerente con quello che divulga pubblicamente, della volontà folle di svuotare la legge più avanzata al mondo in tema di salute mentale, l’ennesima dimostrazione di come il libero accesso alla cultura non è una priorità perché non produce profitto, nessun guadagno per il politico di turno. Peccato che guadagnerebbero la città, il quartiere, i suoi abitanti, in termini di accesso a canali culturali, a nuovi spazi di aggregazione sociale, in termini addirittura economici contro un credo sempre più feroce che vede nell’urbanizzazione selvaggia e negli interessi di pochi, l’unica via salvifica.

Da gennaio 2005, contro tutto ciò si batte l’associazione Ex Lavanderia. Un’esperienza che nasce dall’occupazione del padiglione 31 del Santa Maria della Pietà per richiedere l’utilizzo pubblico e culturale dell’intera ex struttura psichiatrica. Nonostante le campagne discriminatorie nei confronti degli occupanti, i tentativi di sabotaggio di questa “fastidiosa” realtà, l’Ex Lavanderia ha prodotto in questi anni centinaia d’iniziative, da concerti a convegni, da spettacoli teatrali a mostre d’arte, ha ospitato decine di compagnie teatrali per le prove, famiglie per le feste dei bambini, una ciclofficina, laboratori di varie matrici. Le iniziative sono tutte svolte con attività volontarie, l’entrata è a libera sottoscrizione e i tanti artisti che si sono esibiti l’hanno fatto gratuitamente per sostenere il progetto. Un vero e proprio fiore nel deserto. Forse una rosa, perché l’Ex Lavanderia è stata spesso una spina nel fianco per la politica capitolina. Il contenzioso è oramai aperto da molti anni. La vertenza non è ancora chiusa. Anzi, è più aperta che mai.

Nel maggio 2010, la Sapienza ha deciso di non acquistare più i padiglioni adibiti ad attività universitarie e poco meno di tre mesi fa, la Giunta Polverini ha deliberato la rinuncia al cofinanziamento statale che avrebbe dovuto permettere la realizzazione della casa dello studente in 4 padiglioni ristrutturati con i fondi del Giubileo. In tal modo, si straccia virtualmente il protocollo d’Intesa del 2007 e l’Ex Lavanderia lancia una campagna per un ostello della Gioventù al Santa Maria della Pietà. Cultura pubblica vs Interessi privati? Chi vincerà? 

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