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Caso Aldrovandi: tra appelli, mostre e documentari

Federico AldrovandiNei giorni delle polemiche per il presidio organizzato dal sindacato di polizia Coisp sotto il comune di Ferrara per chiedere che agli agenti in carcere per la morte di Federico Aldrovandi siano messi ai domiciliari, Filippo Vendemmiati, giornalista d'inchiesta e autore di un libro e un film sulla tragica scomparsa del giovane, ha deciso di rendere fruibile gratuitamente a tutti la pellicola, al fine di evitare manipolazioni mediatiche come quella messa in campo, per ultimo, dall'ex ministro Giovanardi.

Lo hanno reso noto Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21, che in un comunicato scrivono:

“Allo stesso tempo Articolo 21 rinnova la richiesta alle televisioni nazionali di ritrasmettere il film dedicando una serata ai casi oscurati e ancora irrisolti di abuso di potere. Ricordiamo che il film fu trasmesso da Rai3 nel maggio del 2011, ottenendo per altro alti indici di ascolto, nonostante un giorno e un orario poco favorevoli, sabato dopo la mezzanotte". Già nei giorni scorsi, l'associazione aveva insistito, parlando di "un film non contro un’istituzione, ma a difesa dei diritti dei cittadini, per la trasparenza dello stato e per evitare che in futuro in Italia possano accadere altre morti assurde come quella di Federico. Un film importante, ed è per questo che riteniamo altrettanto importante che all’indomani della vergognosa manifestazione promossa da alcuni poliziotti a Ferrara, le emittenti televisive trasmettano il documentario di Vendemmiati".

Inoltre Giuseppe Giulietti ha reso noto che "Articolo 21 d’intesa con l’associazione Federico Aldrovandi ha deciso di lanciare una campagna per illuminare gli invisibili e richiamare l’attenzione della pubblica opinione su storie e vicende che rischiano di essere cancellate dalle agende delle istituzioni, della giustizia, della politica e dei media. Tra queste spicca quella di Giuseppe Uva, entrato vivo e uscito morto da una caserma, la sua famiglia continua a reclamare giustizia e verità". Ha proseguito Giulietti: "La sorella Lucia, in una intervista rilasciata a Danilo Sinibaldi, giornalista di Articolo21 ha denunciato il rischio che processo sia annullato dalla prescrizione, che sul banco degli imputati finiscano addirittura i familiari di Giuseppe e, per questo, ha lanciato un appello rivolto ai media affinché illuminino a giorno questa vicenda, ridiano memoria degli avvenimenti, diano la parola a quei magistrati e a quei periti che hanno sempre sostenuto che la morte del fratello non sarebbe stata causata dai medicinali, ma dalle botte. Facciamo nostro questo appello e siamo sicuri che, come per altro é già accaduto, non mancheranno di sicuro giornali e cronisti disposti a sgretolare i muri del silenzio e dell’indifferenza”. La vicenda di Lucia Uva è per certi versi simile a quella che ha coinvolto Patrizia Moretti: anche la mamma di Federico Aldrovandi, infatti, è stata indagata a lungo per diffamazione insieme a due cronisti de "La Nuova Ferrara", per aver attaccato il primo pm che si era occupato del caso, Mariaemanuela Guerra, venendo infine assolta da quest'accusa appena una settimana fa.

E' poi disponibile da qualche giorno su Internet anche la mostra fotografica di Claudia Guido Licenza di Tortura, patrocinata da Articolo 21 e presentata per la prima volta al Festival Internazionale di Ferrara nell’ottobre dell’anno scorso. La mostra "ritrae i volti di sopravvissuti e dei famigliari delle vittime (20 ritratti, 11 casi) e ci ricorda che i reati di tortura hanno colpito persone normali e potrebbero accadere a chiunque". Sugli abusi di potere da parte delle forze di polizia e sui casi, tra gli altri, di Giuseppe Uva, Federico Aldrovandi, Aldo Branzino, sono disponibili in streaming online un documentario trasmesso qualche anno fa da Current Italia e una puntata speciale di Lucarelli Racconta, intitolata "Nelle mani dello Stato". Infine, in rete è partita alcuni giorni fa una petizione per chiedere il licenziamento degli agenti ritenuti responsabili della morte di Federico Aldrovandi dal corpo di polizia e il riconoscimento delle forze dell'ordine attraverso un codice identificativo, quest'ultima una proposta già lanciata dal nostro portale diversi mesi fa.

Il caso della morte di Federico Aldrovandi, pur essendo giunto al termine del proprio iter giudiziario, con una condanna definitiva in Cassazione, resta dunque oggetto di dibattito sulla Rete. Non si arrende intanto da parte di chi in questi anni è stato vicino a Patrizia Moretti (ma anche, per esempio a Ilaria Cucchi o Lucia Uva) la ferma volontà di andare fino in fondo nella ricerca delle responsabilità oggettive su certi modi operandi dei corpi di polizia italiani, che nelle piazze, in carcere, per strada, nelle caserme e nelle questure, si sono resi responsabili di episodi definiti da un funzionario della stessa Polizia da "macelleria messicana". 

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