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No nos Vamos: gli spagnoli 'fuggiti' manifestano a Roma

  • Scritto da  Valeria Cipollone
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sin futuro manifestazione nonosvamos romaNo nos vamos, nos echan”. Non ce ne andiamo volontariamente dal nostro paese, ci buttano letteralmente fuori quando ci privano di ogni opportunità di restare. La frase è sempre la stessa, questa volta coniugata e tradotta in spagnolo, la lingua di uno dei paesi che, a marzo 2013, ha registrato il tasso di disoccupazione giovanile più alto d’Europa. Più di uno su due (55.7% - Eurostat) non trova lavoro ed è quindi costretto a emigrare. Il mercato del lavoro diventa allora un mercatino, dove il titolo di studio equivale a carta straccia e viene venduto al migliore offerente, quello che sa abilmente spuntare il prezzo più basso. Così i ragazzi del movimento “Juventud Sin Futuro” (Jsf - Gioventù senza futuro) interpretano ironicamente la propria condizione, manifestando davanti all’Ambasciata di Spagna a Roma e anche in tante altre città d’Europa e del mondo.

 

La promozione del giorno è piuttosto allettante: due ingegneri al costo di uno. Ce n’è comunque per tutti i gusti: ricercatori, dottorandi, giornalisti, attori, medici, filosofi, traduttori, erasmus (“gli ultimi della specie, rarissimi”- gridano), che si presentano con una versione divertente del proprio curriculum appesa al collo. La varietà dell’offerta dimostra che nessun settore è stato risparmiato dalla crisi. I responsabili di questa situazione? L’austerità, le politiche, la crisi e le misure che arricchiscono alcuni ed impediscono ad altri di pagarsi gli studi e di permettersi i mezzi pubblici,  denuncia il volantino diffuso durante la manifestazione.

Uno dopo l’altro, i ragazzi raccontano con il megafono le loro storie. Tutte diverse, ma tutte accomunate da un iter che si ripete inesorabilmente: tanto studio, qualifiche eccellenti, poi il precariato, la mancanza di una prospettiva decente, la partenza e poi forse un lavoro, spesso non correlato ai propri titoli e spesso, anche in questo caso, precario. Bloccati, molti vivono a metà tra l’impossibilità di scegliere, di rimanere e la voglia costante di tornare. Più che comune, è una situazione ormai generale ma “le persone che sono obbligate a scegliere tra la disoccupazione, il precariato o l’esilio non si arrenderanno”, si legge più avanti nel testo. Due elementi sono fondamentali in questo contesto. Il primo, il coordinamento nazionale e internazionale tra i vari gruppi, perché la prospettiva di questa battaglia deve essere europea, come sottolinea Claudio Riccio, intervenuto nella manifestazione in rappresentanza di “Voglio Restare”. Il secondo, l’utilizzo esteso di Internet, che facilita i contatti e permette una promozione capillare delle iniziative e degli obiettivi dei diversi movimenti, velocizzando il processo di cambiamento. Il logo di Jsf richiama la striscia adesiva attaccata alle valige in aeroporto. Perché i biglietti non siano più di sola andata, verso un doloroso esilio forzato, è necessario attivarsi in prima persona, manifestando per un rinnovamento che ormai non può più essere rimandato.

Valeria Cipollone

 

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