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Sono cool questi rom! Miti da sfatare sul popolo gitano

Sono cool questi rom! Miti da sfatare sul popolo gitano

«I rom, gli zingari, sono la feccia della società» sbraitava qualche sera fa a Piazza Pulita l'europarlamentare della Lega Nord, Gianluca Buonanno, quello del dito medio a Strasburgo e della spigola sventolata a Montecitorio, replicando ad alcune affermazioni fatte da Djana Pavlovic, attrice e attivista serba ma naturalizzata italiana, di etnia rom. Davanti a chi applaudiva quelle affermazioni il conduttore Corrado Formigli ha provato a prendere le distanze. Ma farebbe meglio a non fare da megafono, come giustamente gli ha fatto notare Fiorella Mannoia, ospite de La Zanzara su Radio24: «E poi dicono che il nemico pubblico numero uno è Maria De Filippi, perché Formigli lo invita?».

Le parole di Buonanno hanno fatto clamore, causando anche qualche grana, tant'è che lo stesso eurodeputato ha denunciato la censura di Facebook, che «ha emesso una vera e propria Fatwa nei miei confronti. Hanno rimosso il video su quello che penso dei rom e degli zingari da piazza pulita e mi hanno impedito l’accesso per 24 ore». Guai ovviamente a pensare che le sue fossero parole pesanti, anzi «mi viene il sospetto che Zuckerberg sia di origine rom» afferma. Lo show dell'europarlamentare sopra le righe non si discosta per toni e contenuti da quanto detto dal suo leader Matteo Salvini in Piazza del Popolo sabato: «Nella nostra Italia non c'è spazio per i campi rom, nella nostra Italia noi mandiamo una letterina a questi signori dicendo: “Fra tre mesi si sgombera, organizzati”, poi gli mandiamo le ruspe. Andassero a fare i rom da qualche altra parte».

Fin qui la facile vulgata – cavalcata dal Carroccio e dagli altri movimenti di estrema destra sempre più affini – che dipinge gli zingari con tutta una serie di stereotipi, puntualmente smontati da uno studio prodotto dal Centro Regionale contro le Discriminazioni dell'Emilia-Romagna nell'ambito del progetto Roma MATRIX, progetto transnazionale per il contrasto alle discriminazioni verso rom e sinti, pubblicato una decina di giorni fa e introdotto da questa premessa: «Crediamo che sia nella capacità di farsi domande e di tollerare la compresenza di aspetti discordanti fra loro, la chiave di lettura di una realtà difficilmente traducibile per chi è un nonzingaro, uno stanziale».

L'opuscolo, scaricabile integralmente, evidenzia «pregiudizi e stereotipi che contribuiscono ampiamente a mantenere queste comunità in una condizione di stallo». È importante sottolineare come «determinati comportamenti devianti siano frutto di povertà ed esclusione, mentre nella mentalità comune vengono identificati come tratti culturali cioè insiti nell'identità». Il più diffuso degli stereotipi è indubbiamente questo: Rom e sinti sono nomadi. Falso, come rivelano i dati, secondo i quali «soltanto il 3% della popolazione presente in Italia conduce una vita itinerante». Da questo pregiudizio, ne scaturiscono diversi altri, legati in particolare a fenomeni di microcriminalità, come i rom sono tutti ladri, per intenderci. La questione è invece un'altra: «È così forte tuttavia la paura di essere discriminati che famiglie di sinti e rom preferiscono non rivelare la propria appartenenza culturale nel momento in cui trovano lavoro o vanno a vivere in case».

Un'altra frase fatta è: «Dovrebbero tornare a casa loro». E in questo caso si cade nell'errore di non conoscere un dato: circa il 61% possiede la cittadinanza italiana. Si sottolinea poi come rom e sinti siano incuranti dell'igiene: ancora una percezione sbagliata, che fa riferimento esclusivamente ai nuclei ancora itineranti, che dunque hanno difficoltà ad accedere ai servizi igienici. Ancora, sentiamo dire che non vogliono integrarsi, questo il pregiudizio più complesso, che confonde la volontà di non integrarsi con quella di mantenere la propria identità; il timore – spiega lo studio – è che la scuola «possa contribuire a fare perdere fra i giovani sinti e rom la conoscenza e la consapevolezza della cultura e della lingua».

Una vulgata piuttosto diffusa sostiene che rom e sinti soltanto per il fatto di trovarsi in Italia percepirebbero circa 30 euro al giorno. In realtà, la legge 390/1992, che converte un precedente decreto, prevede interventi straordinari di carattere umanitario a favore degli sfollati delle Repubbliche sorte nei territori della ex Jugoslavia. Nulla a che vedere dunque con interventi specifici a favore delle comunità rom e sinti. Peraltro, come rileva Nadan Petrovic nel suo saggio Rifugiati, profughi, sfollati. Breve storia del diritto d'asilo in Italia, «la maggior parte degli ex jugoslavi ai quali la legge 390/92 accorda un soggiorno valido per motivi di lavoro e studio, si inserisce senza grossi problemi nel tessuto sociale e lavorativo italiano».

La più diffusa tra le leggende metropolitane dipinge gli zingari come ladri di bambini. Vasta eco mediatica hanno le denunce di rom, in particolare donne, avvistate in compagnia di bambini, verosimilmente sottratti alle proprie famiglie. Si tratta di notizie che vengono puntualmente smentite, ma con molta meno attenzione da parte dell'opinione pubblica. Si ritiene infine che gli zingari non abbiano voglia di lavorare, per cui rubino: anche questo è un falso che non tiene conto innanzitutto di quanto detto prima sulla bassa percentuale di popolazione nomade e su quanti rom e sinti scelgano di vivere nell'anonimato e in secondo luogo di come i cambiamenti della società abbiano portato alla crisi delle professioni che si conciliavano appieno con uno stile di vita itinerante.

Più che di «ruspe» da spedire contro «la feccia della società», una società civile che sappia definirsi emancipata e democratica ha la necessità di rispondere alle esigenze di integrazione e al contempo di identità che provengono dalle comunità rom e sinti. Ma la vulgata leghista da sempre ha messo la facile propaganda davanti agli interessi della collettività: è infatti nell’interesse di tutti favorire la piena integrazione.

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