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Pisa: Zakir e una città allo specchio

Pisa: Zakir e una città allo specchio

Il pomeriggio del 18 aprile a Pisa è trascorso in modo diverso: una partecipata manifestazione (almeno mille persone) ha interrotto la routine delle feste pasquali per ricordare Zakir Hossain, il ragazzo bengalese ucciso per futili motivi qualche giorno prima.

I fatti, innanzi tutto. E' oggi nota l'identità dell'omicida, un ragazzo tunisino di 27 anni che da 10 anni risiedeva e lavorava in Italia. Sono pubbliche anche le identità dei sodali dell'aggressore: tre ragazzi italiani, di cui uno minorenne. In comune, trai quattro protagonisti di questa vicenda che ha combinato tragicamente barbarie, assurdità e fatalità, la residenza. Quella che sotto la Torre è già stata ribattezzata la "gang dei violenti" vive a Cascina, in quella provincia pisana priva di servizi, luoghi di aggregazione sociale, culturale e ricreativa che tanta noia ed assenza di prospettive può costruire nelle teste dei giovani. Ma questa è tutta un'altra storia, che sarebbe doveroso raccontare in un'altra sede.

La manifestazione del 18 aprile, organizzata dalla comunità bengalese, ha visto la presenza di tutte le componenti politico-sociali della città, dal sindaco Filippeschi sino a realtà come il Distretto 42 e il Newroz. 

Soprattutto, ha sfilato fino alla prefettura una città nella città, fatta di persone bengalesi, cingalesi, senegalesi, maghrebine, slave, italiane che ogni giorno vivono Pisa, vi lavorano, costruiscono - anche con complessità che sono fisiologiche in ogni città - un pezzo della ricchezza e del quotidiano di Pisa.

Tutti stretti nella solidarietà e nel lutto per Zakir, i partecipanti alla manifestazione hanno invocato tre parole semplici e antiche, "pace", "giustizia", "verità". Parole che oggi sono completamente banalizzate e private di senso nel teatrino di slide e tweet della politica italiana. 

Parole che invece hanno dato forma, nei volti e nelle voci di tante e tanti - usiamo un'espressione volutamente ridicola - "non-italiani", ad una fortissima richiesta di cittadinanza effettiva, ad una presa di parola che potrebbe essere il seme di un futuro percorso sociale, partecipato da comunità migranti, associazioni e movimenti: perché l'integrazione non può essere uno slogan, e l'accoglienza non può essere praticata solo nei confronti dei morti e sotto i riflettori.

In questo senso, fa rabbia dover constatare che il sindaco Filippeschi, solidale in piazza, è la stessa autorità pubblica che, insieme ad altre e sino ad ora, ha oggettivamente avallato una inaccettabile strumentalizzazione della morte di Zakir. E' infatti del 18 aprile il comunicato della prefettura di Pisa, relativo al vertice del Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica (Comune, Provincia, Prefettura, Questura, Forze dell'Ordine) sull'omicidio Hossain. Ebbene, in questa riunione Confcommercio e Confesercenti avrebbero ottenuto dal Comitato l'ok a mettere in campo misure più incisive e stringenti, sia contro la contraffazione e i venditori ambulanti abusivi, sia per la gestione della movida. Addirittura, sul fronte movida il sindaco Filippeschi sarebbe intenzionato a limitare a venti in un anno il numero delle deroghe che sarà possibile concedere per concerti ed attività pubbliche che comportino emissioni sonore.

Ci si chiederà a questo punto: ma cosa c'entra il tragico omicidio di un uomo con  l'annunciato inasprimento di politiche securitarie e la rinuncia ad aprire in città una grande discussione pubblica su integrazione e lavoro (migrante e non)?

Ce lo chiediamo anche noi, mentre rischiamo purtroppo, ancora una volta, di dover vedere le autorità pubbliche "danzare sul cadavere".

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