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#Sipuòfare: una legge di iniziativa popolare per l'Ex Manicomio di Roma

#Sipuòfare: una legge di iniziativa popolare per l'Ex Manicomio di Roma

Vi ricordate quando il Parlamento discuteva qualche anno fa della “necessità” di vendere pezzi di patrimonio pubblico per risanare le casse dello Stato? Sicuramente sì, perché la cessione di beni pubblici in mano ai privati è un mantra ricorrente nella politica italiana. Ed a Roma come nel resto del Paese nascono ogni giorno tante piccole vertenze in difesa di luoghi e di storie che rischiano di essere strappate via dalle mani dei cittadini. Circa due anni fa vi abbiamo raccontato la storia dell’Ex Manicomio di Roma. Da gennaio 2005, l’associazione Ex Lavanderia si batte per il Santa Maria della Pietà, per richiederne il suo utilizzo pubblico e culturale. A distanza di dieci anni dall’occupazione del padiglione 31 dell’Ex Manicomio capitolino la situazione vive ancora nell’incertezza più assoluta. Anzi proprio in questi mesi l’Associazione Ex Lavanderia ha lanciato la campagna #Sipuòfare che ha visto la raccolta di circa 6000 firme per una delibera comunale e prevede la consegna a fine maggio una proposta di Legge regionale d’iniziativa popolare per l’uso pubblico, sociale e culturale dell’Ex Manicomio di Roma, promossa dall’Associazione Ex Lavanderia. A tal scopo abbiamo intervistato Massimiliano Taggi, della campagna #Sipuòfare

Caro Massimiliano intanto perché una legge di iniziativa popolare?

Queste proposte sono un punto di snodo in una vertenza che riguarda l'uso pubblico, sociale e culturale del S.Maria della Pietà che dura da 17 anni. Visto che le istituzioni non sono in grado o non vogliono prefigurare un disegno di senso, siamo costretti a farlo noi prima che il S.Maria della Pietà venga perduto definitivamente: nuovo concentrato di disagio e malattia o vendita o tutte e due le cose.
Una battaglia per un bene comune prezioso per le sue potenzialità sociali ma anche e soprattutto perché si tratta di un luogo simbolo, il primo manicomio di una capitale nel mondo ad essere stato dismesso grazie alla Legge 180. Una legge che ha visto l'Italia essere all'avanguardia internazionale.
Questo luogo parla della "distruzione del manicomio" pensata da Franco Basaglia e perseguita da un movimento straordinario di infermieri, medici, pazienti, familiari.
La differenza tra noi e le istituzioni è abissale. Noi pensiamo all'utilizzo dei luoghi per il valore che questi hanno nella memoria e nella coscienza; loro per il calcolo dei metri quadri e della cosiddetta "valorizzazione" che si risolve inevitabilmente in sprechi e regali ai poteri economici.
Chi entra al S.Maria della Pietà non può che provare emozioni forti per la meraviglia e per mura che parlano di dolore e di liberazione.
Sembra però che chi gestisce la politica istituzionale abbia perso la capacità di provare emozioni e quindi, di conseguenza qualsiasi riferimento "etico". Se mi posso permettere, la nostra battaglia è per riappropriarsi delle emozioni collettive e "pubbliche".
A fine maggio, appena consegnate le firme promuoveremo insieme a tante realtà cittadine una 3 giorni in occasione dei 100 anni dall'inaugurazione del S.Maria della Pietà. Sarà un'occasione proprio per connettere la memoria della battaglia basagliane alle pratiche dell'oggi a partire dalla difesa dei Beni Comuni ed in particolare alla Delibera cittadina sul patrimonio comune.
Per noi lo spirito che portò alla Legge Basaglia è un modello di riferimento che ci parla di disobbedienza civile, di abbattere le reti, di promuovere pratiche e simboli di liberazione.
Ci sarà il centenario ufficiale ed istituzionale che proporrà una lettura di quel momento museale e celebrativa che odora di naftalina e contraddizioni. Se pensiamo che a promuovere le celebrazioni ufficiali saranno quegli stessi soggetti, a partire dalla ASL, che hanno operato materialmente per l'opposto di ciò che promuoveva quel movimento.

Da un quindicennio la politica capitolina e regionale sulla questione Ex Manicomio sceglie di non scegliere. La crisi della rappresentanza che ha investito oramai da anni il nostro Paese quante ricadute ha sulla vostra battaglia?

In realtà l'ambiguità è l'anima del sistema; dietro la confusione sulle proprietà e le competenze c'è la volontà di avere mano libera nella gestione dei beni pubblici. Così si può dire: "vorremmo ma non possiamo", si può dire tutto ed il contrario di tutto come ad esempio celebrare Basaglia e riportare i pazienti psichiatrici nel Manicomio, cioè devastando nelle pratiche e nei significati simbolici ciò che si promuove nelle conferenze ufficiali.
E' in questo marasma organizzativo e comunicativo che, ad esempio, Il Centrosinistra (la Giunta Marrazzo-Montino) ha potuto realizzare il progetto "Storace" di nuova concentrazione del disagio nell'Ex Manicomio dopo averlo osteggiato a chiacchiere per anni.
Lo strumento più "letale" è stata quella che noi definiamo la "truffa partecipativa", uno strano meccanismo volto a distogliere dai contenuti per orientare sulla richiesta inutile di "tavoli". Alla fine, la partecipazione si risolve in una partita truccata in cui decisori ed arbitri sono gli stessi. Quanta parte attiva e propositiva della città si è fatta strangolare da questo, soprattutto durante la Giunta Veltroni.

Dopo quasi 10 anni di lotte qual è il vostro bilancio sull’occupazione e sulle vertenze aperte?

La Ex Lavanderia è oggi una realtà solida, ricca, emozionante, riconosciuta dal territorio e dalla città. Sarebbe ormai impossibile raccontare in poche parole quali ostacoli abbiamo dovuto affrontare. Ma se oggi si può ancora discutere del S.Maria della Pietà lo si deve alla nostra attività e presenza. Se intorno al S.Maria della Pietà non si è realizzata una gigantesca speculazione edilizia è perché abbiamo dimostrato che, a volte, si può anche vincere. Oggi presentiamo le proposte di Legge di Iniziativa Popolare a 10 anni esatti dalla Delibera presentata nel 2003 e mai discussa dal Comune in spregio alle stesse regole del Consiglio.
Qualcuno riteneva che ci saremmo stancati, saremmo morti a forza di "scapocciare" contro il muro di gomma. Non è andata così. Le hanno provate tutte, la blandizie ed il boicottaggio, fino alla via giuridica. la ASL RME ha denunciato penalmente il sottoscritto 3 volte. un'archiviazione, un'assoluzione, una condanna.
Inutile dire che a reiterare le denunce sia stata la ASL sotto la gestione della giunta di Centrosinistra (Marrazzo-Montino) mentre coloro che avevano la responsabilità politica si sperticavano in inutili atti e dichiarazioni di apertura e tutela Ecco, un esempio di "governance" contemporanea: atti concreti autoritari delegati ai poteri veri (perché la ASL lo è) e "fuffa" e belle parole da parte di chi non si assume responsabilità politiche. Oggi la vicenda dell'Angelo Mai non ci parla di questo?

Qual è la vostra proposta sull’intero Ex Manicomio di Roma? Come potrebbero essere riqualificati i 35 padiglioni presenti?

In realtà noi fotografiamo in parte l'esistente, accettando il dato di fatto di una presenza sanitaria ormai consolidata ma escludendo la cura del disagio psichico. Poi puntiamo a ripristinare ciò che le amministrazioni hanno smantellato più o meno illegalmente come nel caso degli Ostelli della Gioventù, 400 posti pronti nel 2000, smantellati nel 2003 in una città come Roma che non possiede strutture per il turismo Low-Cost. Infine puntiamo alla realizzazione di un polo culturale che raccolga almeno in parte le proposte fatte nel 1996 dal Coordinamento Città Ideale.
L'anima della proposta regionale riguarda la definizione una volta per tutte della proprietà e della titolarità a decidere trasferendola alla Regione Lazio e, udite udite, gli occupanti abusivi illegali e condannati si permettono di fare una proposta che rispetta le leggi e le norme esistenti e mai applicate.
In questo senso va la proposta di destinare le risorse che si trarrebbero dalla realizzazione del progetto (che prevede entrate più che spese), ai progetti di Salute mentale sul territorio, cioè all'applicazione della Legge Basaglia.

Un’ultima domanda. La battaglia referendaria dell’acqua pur essendo uscita vincitrice appare vana dinanzi ad un’abile politica che non da seguito alla volontà popolare. E’ ancora possibile oggi credere in una buona politica? Come si fa a ritessere le fila del rapporto perso tra cittadini ed istituzioni?

Oggi le istituzioni hanno una "ragione sociale" altra dall'interesse comune. Servono per tutelare interessi e lobby economiche. E servono a questo anche al di là della specifica volontà di questo o quell'amministratore.
Guardate che cosa sta succedendo al Sindaco Marino solo perché, timidamente, ha provato a fare il sindaco vero e non il sindaco di Caltagironia.
Esiste un'altra città, quella delle pratiche culturali innovative, della costruzione dal basso di luoghi sociali, delle occupazioni e delle esperienze di passione civile e partecipazione.
Qui la storia del movimento basagliano parla all'oggi. Pratiche disobbedienti e tessitura di relazioni sociali larghe; uno sforzo "disumano" di intaccare i paradigmi di questa modernità aberrante che pervadono la società.
Se si è riusciti a "distruggere" il manicomio e le sue regole, si può tentare di ricostruire uno spazio pubblico nuovo dove già esprimersi è rivoluzionario. Certo, tenere d'occhio la politica istituzionale e le sue contraddizioni ma stando ognuno al suo posto e facendo il proprio, soprattutto senza delegare nulla, neanche all'assessore più illuminato.
Perché comunque se la vittoria dei referendum in parte è stata tradita, oggi non sarebbe la stessa cosa se non l'avessimo fatta e vinta e, ad esempio, non sarebbe passata, nel Lazio, la Legge Regionale sull'acqua proposta dai movimenti.
Per dirla con Basaglia: "L'importante è un'altra cosa, è sapere ciò che si può fare. E' quello che ho già detto mille volte: noi, nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, non possiamo vincere. E' il potere che vince sempre; noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare.»

 

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