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Berlusconi ha ragione, anzi no

Non potevano concludersi le vacanze natalizie senza le sue massime, la sua comicità, le sue venerande sentenze. È tornato. Ladies and gentlemen ecco a voi Silvio Berlusconi.

Il Cavaliere è carico ma allo stesso tempo pacato nei toni, rilassato, sprezzante condottiero come ai suoi tempi migliori. Intervenendo telefonicamente alla Comunità incontro di Don Pierino Gelmini, come al suo solito rassicura tutti: il Pdl è vivo e vegeto e i sondaggi mettono ottimismo. Il problema è uno ed uno solo: quelle tasse aumentate dal Governo Monti che metteranno in ginocchio l’Italia e gli italiani, trascinando in recessione il Paese a causa di una forte contrazione dei consumi.

È vero, basta guardare con attenzione i dati dei consumi delle famiglie italiane durante le vacanze natalizie per avere un termometro spietato che indica di gran lunga una temperatura superiore ai 37°. Secondo l’indagine “Xmas Survey 2011” di Deloitte, la spesa complessiva per famiglia diminuirà in media del 2,3% rispetto l’anno scorso, circa il 40% degli italiani spenderà meno in divertimento, in spese irregolari, in abbigliamento. Solo l’11% rinuncerà ad avere prelibatezze culinarie ed enologiche sulla propria tavola. Bastano pochi dati, o meglio confrontarci con i nostri amici sui regali che abbiam trovato sotto l’albero per capire che nostra signora austerità è entrata nelle nostre case, ha saccheggiato la nostra allegria e la nostra felicità, ha addomesticato i nostri istinti di shopping selvaggio, ha creato un clima da Grande Depressione.

E quindi, il nostro cavaliere preferito ha ragione? Beh sì, cioè no. Ci sono due riflessioni da compiere: una psicologica ed una economica. Mi vien da ridere a ripensare a tutti gli “al fuoco, al fuoco” lanciati dal 2008 ad oggi. Mi vien da riflettere quando la stragrande maggioranza della politica pensa che l’unica via d’uscita dalla crisi sia il rilancio del mercato e delle sue istituzioni finanziarie. Per tanto tempo ci è stato raccontato di un mostro imbattibile che stava per impadronirsi delle nostre città, delle nostre vite, del nostro destino. Dovevamo prepararci a fuggire perché sconfiggerlo era impossibile. Oggi ci si chiede di aver fiducia perché tanto quel mostro lo annienteremo. Dobbiamo acquistare, comprare, far girare l’economia. Ma non eravamo disarmati dinanzi al suo cospetto? D’altra parte da troppo tempo viviamo in una società fondata sui consumi (oltre che sullo spread ovviamente!), una società opulenta che deve crescere più degli altri per sopravvivere, che deve investire denari e risparmi per essere migliore, una società in cui il livello del PIL è più importante del livello di interesse o di quello di inflazione. La politica italiana in coro chiede sacrifici, prova a stimolare i consumi, spera in una ripresa. Ma come si fa a consumare di più se i salari sono sempre più inferiori? Se il tasso di disoccupazione è all’8% e quello giovanile quasi al 30%?

Lo sviluppo basato sulla crescita ha dimostrato chiaramente di accrescere le disuguaglianze sociali, di inquinare la salute dell’ecosistema, di inficiare il carattere democratico delle istituzioni. La probabile recessione che impatterà sull’Europa non sarà figlia di questa manovra o di quella precedente, ma sarà causata da una classe politica incapace di leggere la realtà ed offrire un’alternativa valida e concreta in termini di welfare, ecologia, sviluppo sostenibile. Per la serie né le tasse di Monti, né i tagli di Berlusconi.

Oggi è necessaria una rivoluzione culturale che sradichi il paradigma consumistico di mercato e rimetta al centro una equa redistribuzione della ricchezza partendo non da quanto ognuno può dare, ma dal livello minimo che ognuno deve ricevere.

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