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Rifiuti, slitta ancora la tracciabilità

  • Scritto da  Gianni Belloni
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Della tragedia non c'è quasi più memoria, si tratta di farsa a tutti gli effetti: tra i diversi commi del decreto «milleproroghe», approvato dal consiglio dei ministri alla vigilia di natale, c'è anche l'ennesimo rinvio del Sistri, il sistema per la tracciabilità dei rifiuti che, annunciato 18 mesi orsono - dopo una serie interminabile di errori, figuracce, revoche e rinvii - era prevista la sua entrata in funzione il 9 febbraio prossimo. Ora è rinviato tutto ad aprile.

La tragedia in realtà c'è tutta: nel 2006, l’ultimo anno in cui i rifiuti speciali sono stati contabilizzati, ne sarebbero sparite 31 milioni di tonnellate. Ad oggi i controlli si basano sulla documentazione cartacea, il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo nel dicembre del 2010, al Corriere della Sera dichiarò: «la documentazione è tutta cartacea, ed è facile falsificarla. Il controllo deve diventare telematico, con i dati su una chiavetta, una scatola nera sui camion e la sorveglianza affidata ai carabinieri. Una rivoluzione. Confindustria ci appoggia. Purtroppo molte aziende preferiscono il vecchio sistema. E dietro i rifiuti ci sono lobby potentissime».

Il recente scandalo, che ha travolto i vertici della giunta regionale lombarda, dei rifiuti stivati sotto l'autostrada BreBeMi ha clamorosamente confermato le dichiarazioni della ministra.

Al decreto ministeriale del 17 dicembre 2009 che formalizzò il lancio del nuovo sistema sono seguiti diversi slittamenti a causa di ritardi nello sviluppo dell’infrastruttura. L’entrata in vigore definitiva del Sistri era fissata, inizialmente, per il primo giugno. Dal 17 all’11 maggio si svolse il test generale con 300mila imprese che si sarebbero dovute collegare insieme per verificare la capacità del sistema di elaborare un alto numero di accessi contemporanei. Il 30 per cento del totale degli accessi non sono riusciti, 37mila persone hanno tentato di registrarsi al sistema senza successo.

Difetti nell'hardware e nel software di gestione, chiavette Usb non ancora arrivate, mentre le black box da installare sui mezzi di trasporto non sempre funzionano: insomma, una «Caporetto».

Per non parlare dei costi sostenuti dagli operatori: tra iscrizione al registro, adeguamento dei software, satellitare, corsi di formazione il tutto potrebbe essere costato più di 10mila euro a testa.

Cancellato dalla manovra straordinaria ferragostana del governo Berlusconi - il 13 agosto Calderoli dichiarava: «L’abolizione del Sistri rappresenterà una forte semplificazione della vita dell’impresa» - è rientrato in pista qualche settimana dopo.

Inaugurato da Pecoraro Scanio, quando era ministro dell'Ambiente nell'ultimo governo Prodi, il Sistri è poi inciampato in ulteriori altri guai: i magistrati di Napoli hanno avviato un’inchiesta per capire il motivo per cui l’appalto del sistema sia stato affidato direttamente al gruppo Finmeccanica senza una normale procedura di appalto, mentre la commissione parlamentare per il controllo del ciclo dei rifiuti ha invece intenzione di chiarire il motivo per cui per il Sistri sia stato apposto il segreto di Stato sull’affidamento dell’appalto.

Ma i problemi di hardware e la procedura opaca di gestione del sistema sono solo una parte del problema. «Il Sistri con il contrasto alle ecomafie non c'entra nulla – è il giudizio, spietato, di Antonio Pergolizzi, coordinatore dell'osservatorio sulle ecomafie di Legambiente -, il gps viene inserito nella motrice e non nel cassone, e il cassone può essere sostituito durante il viaggio. Sono previsti esoneri dall'utilizzo del sistema per numerose categorie e, tra l'altro, non è previsto il controllo degli operatori che movimentano rifiuti inerti e movimento terra, proprio quella categoria che spesso è al centro dei traffici di rifiuti. Il Sistri non risolve nessuno dei problemi della tracciabilità del traffico dei rifiuti».

Il presidente nazionale di Fai Conftrasporto, Paolo Uggè, ha puntato il dito contro « la “clemenza” per le aziende di trasporto straniere, col rischio che proprio i vettori stranieri diventino i preferiti dalla malalvita: le ecomafie baseranno il proprio business proprio là dove i controlli sono minori».

«Confartigianato Vicenza sostiene che il Sistri deve essere abrogato, anche per la credibilità che questo sistema non ha saputo guadagnarsi nel corso di due anni- ha dichiarato Agostino Bonomo, presidente vicentino dell'associazione - la complessità e l’inefficienza del sistema, unita ai continui problemi che le aziende hanno riscontrato, induce ad affermare che è meglio cessare questa esperienza negativa».

Bonomo ha colto il punto parlando di credibilità. Siamo di fronte ad un pasticcio che porta con sé un danno difficilmente riparabile: una perdita secca di autorevolezza delle istituzioni e la sensazione amara che regolare il settore non sia possibile. Fare i furbi conviene, sottoporsi alle regole d’incapaci - o peggio - regolatori è poco gradevole per chiunque e sempre meno saranno le persone disponibili a farlo [e già in Italia è merce rara].

Il «colossale fallimento» [dichiarazione di Paolo Uggè] non è solo della Prestigiacomo, e dell'indimenticato Pecoraro Scanio. Si tratta in realtà di un fallimento duraturo: l'incapacità di fornire adeguata dose di fiducia della società italiana dilaniata tra cinismo e disperazione.

Si procede solo con la paura [per altro poca] dei meccanismi di «comando e controllo», meccanismi necessari ma non sufficienti in assenza di una mutua collaborazione nella manutenzione delle regole e del buon funzionamento generale della società.

Rimane poi il problema, e la tragedia, di quelle 30 e più tonnellate di rifiuti che ogni anno, finiscono chissà dove.

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