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Lo spread colpisce ancora In evidenza

Ma avrebbe tranquillamente potuto intitolarsi "Il ritorno dello spread", "Provaci ancora Spread" o "Alla conquista dello Spread perduto".

Con estrema sorpresa, dopo che per qualche settimana sembrava calato il silenzio su questo minaccioso tema, scopriamo che il famigerato spread ha di nuovo infranto la soglia record di 500 punti base, riportando il rendimento dei BTP decennali al livello di novembre, circa il 7%.

Tre manovre finanziarie lacrime e sangue, più diverse manovrine, più l'annunciata (minacciata?) fase due evidentemente non hanno sortito alcun effetto e non hanno affatto risolto il problema. Ma questo d'altra parte non può stupirci: dare il via, come il Governo Monti ha fatto, ad un processo recessivo non può che peggiorare le aspettative sugli indicatori sulla base dei quali viene giudicata la solidità finanziaria di un paese (i rapporti deficit/Pil e debito/Pil), poichè ogni possibile riduzione dello stock di debito viene vanificata da una diminuzione del reddito nazionale, senza alcun motivo valido per il quale il primo effetto dovrebbe prevalere. E d'altra parte continuare ad assecondare la speculazione, accomodando i suoi effetti ed agendo in base ad essi sembra esattamente il metodo migliore per continuare con una spirale depressiva di cui non si intravede la fine.

È strano però come, anche quando sono i mercati stessi, con un segnale estremamente chiaro, a decretare che l'austerità ed un malinteso e cieco rigore non funzionano, non segua nessuna presa di coscienza da parte di chi ci governa. I segnali dei mercati sono stati usati come scusa e come ragione per un cambio di Governo, per la scure che si è abbattuta su tutti noi negli ultimi mesi. Adesso tuttavia risulta più semplice lasciare correre ed incrociare le dita. I nostri anziani commenterebbero con un saggio "due pesi e due misure".

Nel frattempo, fanno un po' ridere ed un po' arrabbiare gli appelli che vengono lanciati a banche e ad illuminati capitalisti a "fare la loro parte", acquistando titoli del debito pubblico e contribuendo così all'uscita dalla crisi. Ci chiediamo: per quale ragione questo appello dovrebbe venire raccolto, quando il perdurare di questa situazione permette ad esempio l'accettazione sociale di riforme del mercato del lavoro punitive che non possono che fare gli interessi di chi invece dovrebbe presuntamente aiutare l'Italia ad uscire dalla palude?

Tuttavia, in questo fosco scenario, almeno i dati ed i numeri mantengono la loro inoppugnabile chiarezza ed univocità.

Il rapporto annuale dell'Istat ci dice che il 31.4% dei lavoratori dipendenti aspetta il rinnovo e l'adeguamento retributivo del proprio contratto scaduto e ci dice che l'attesa media per questo è di circa due anni, con l'ovvia conseguenza che, nell'anno appena trascorso, a fronte di un aumento dei prezzi del 3.3%, i salari in termini nominali sono cresciuti soltanto dell' 1.5%. Cosa questo significhi è molto semplice e di facile interpretazione: una caduta dei salari reali ed una continua, persistente (e aggiungeremmo delberata) redistribuzione di reddito dal lavoro salariato in favore dei percettori di profitto e rendita.

E c'è poco da discutere, questa è la sola vera chiave di interpretazione della fase economica attuale. Tutto il resto è fumo negli occhi.

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