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Piccoli apartheid crescono. Sei straniero? Niente borse di studio dal Veneto In evidenza

Non tutti gli studenti sono uguali per la Regione Veneto. Se infatti gli studenti europei possono cantare vittoria, avendo ottenuto la copertura totale delle borse di studio (anche se con un ritardo di un anno), lo stesso non si può dire per i loro colleghi extra europei.

Infatti una normativa regionale prevede che al massimo il 3% dei fondi necessari a coprire tutte le borse possano essere usati per assegnare quelle degli studenti non comunitari al primo anno.

Così, nonostante per la prima volta da quattro anni siano avanzati dei fondi, solo 17 matricole non europee su 126 hanno ottenuto la borsa che gli spettava.

La Regione ha sempre giustificato questa scelta affermando che gli è difficile farsi restituire la borsa dagli studenti non europei del primo anno quando non raggiungono il numero di esami sufficiente. Questo perché una volta tornati nel loro Paese può diventare impossibile ottenere il rimborso.

Un problema che potrebbe essere risolto in modi ben diversi rispetto alla negazione di un diritto, ma che diventa ancor più una beffa per gli studenti se si considera il ritardo con cui queste borse vengono generalmente assegnate. Ritardo che permetterebbe tranquillamente di non consegnare la borsa a chi non ha passato abbastanza esami durante l'anno, eliminando il problema della restituzione.

La questione è stata segnalata più volte dagli studenti veneti, e lo stesso Presidente del Consiglio degli Studenti di Padova lo ricordò nel 2010 durante l'inaugurazione dell'anno accademico patavino all'allora Presidente del Veneto Galan. Inutile dire che queste denunce sono sempre cadute nel vuoto, e non sono mai state riprese seriamente né dalla politica né dalla stampa regionale o nazionale.

Tuttavia proprio nei giorno in cui l'Italia scopre il proprio razzismo è importante riportare alla luce questi problemi. Infatti, se uniamo questo genere di provvedimenti all'estrema difficoltà con cui le seconde generazioni di migranti possono ottenere la cittadinanza italiana diventa evidente come tutto ciò si configuri come una forma di apartheid. Di fatto il Veneto sta dicendo che riconosce legittimo che solo il 3% dei propri laureati possa essere non europeo. Discriminazione ancor più forte se consideriamo che spesso sono proprio queste seconde generazioni ad aver bisogno di un aiuto economico che permetta loro di studiare.

Il Veneto sta prendendo delle scelte che, nel silenzio di tutti, ci stanno riportando a altre epoche e altri luoghi. Purtroppo se da un lato i cittadini e i politici veneti non sembrano curarsi del problema, dall'altro il resto dell'Italia sembra considerare scontata la xenofobia di questa regione.

Tuttavia sarebbe meglio chiedere il ritiro di questo provvedimento prima che un giorno una Vivian Malone Jones e un James Hood entrino nella sede dell'ESU per pretendere ciò che gli spetta di diritto.

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Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 15:08
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