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Marcia indietro sulla Aprea: per gli studenti è una vittoria

scuola occupata apreaA partire da inizio ottobre gli studenti, in particolare quelli delle scuole superiori, si sono mobilitati in tutt'Italia, hanno invaso le città con cortei straordinari, occupando centinaia e centinaia di scuole e organizzando autogestioni in tantissime altre. Al centro delle proteste la difesa della scuola pubblica, "sempre più vessata". Dopo la marcia indietro di Profumo sulle ore di insegnamento per i docenti, si è giunti ad una storica vittoria per il movimento studentesco: infatti, la marcia indietro sul pdl Aprea (ex 953) da parte del MIUR e del Partito Democratico, unite ai tempi dei lavori parlamentari ormai agli sgoccioli,  mettono di fatto la parola fine ad un disegno di legge scellerato che mirava a cancellare i diritti degli studenti e a privatizzare le scuole.


"Siamo riusciti a bloccare la legge Aprea - dichiara Roberto Campanelli, coordinatore nazionale Unione degli Studenti - solo grazie alle imponenti e partecipatissime proteste studentesche che hanno caratterizzato l'autunno fin'ora. La vittoria che stiamo realizzando è da considerare storica, da anni il movimento studentesco non riusciva a bloccare un provvedimento di legge. La partita è ancora aperta: da ora gli obiettivi del nostro movimento passando dalla difesa della scuola pubblica, al suo miglioramento."

"Le proteste non si fermano - prosegue l'Unione degli Studenti - in questi giorni è partita una nuova ondata di occupazioni e autogestioni nelle scuole di Bari, Genova, Bologna, Trieste, Milano, in Molise, Campania e Sicilia. Permangono i tagli al fondo per l'autonomia scolastica, ma vogliamo costruire ora dal basso un cambiamento nelle nostre scuole, rivendicando nuovi spazi di democrazia ed organi collegiali, aule autogestite per gli studenti, finanziamenti per il diritto allo studio, diritti per gli studenti in stage."

"Le proteste di questi mesi vedono l'ansia di una generazione per il proprio futuro - aggiunge Federico del Giudice, portavoce della Rete della Conoscenza - rifiutiamo le politiche di austerity che portano i cittadini solo ad ulteriori sofferenze, continueremo a far pesare la nostra voce nel Paese non facendo un solo passo indietro nelle piazze, nelle scuole, nelle università. Saremo in piazza di nuovo nelle giornate di sciopero indette dalla FIOM il 5 e 6 dicembre, per costruire un fronte sociale ampio di chi oggi paga i costi della crisi."

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 18:14
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