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la crisi dell'editoria e le lotte dei giornalisti

Occupy liberazione e CityUn sit-in a Montecitorio per manifestare solidarietà a Giovanni Tizian (giovane cronista che vive sotto scorta per le sue inchieste sulle mafie al Nord) ma anche per “rompere la solitudine di lavoratori ‘invisibili’ e senza tutele, per chiedere l'immediata approvazione della proposta di legge sull'equo compenso per il lavoro giornalistico non dipendente e per sostenere una trattativa sul mercato del lavoro che cancelli il precariato a vita e la deregulation selvaggia di questi anni”.

A promuoverlo per oggi pomeriggio dalle 14 alle 19 è il Comitato “Giornalisti senza tutele: altro che casta”, fondato da giornalisti freelance, autonomi e parasubordinati di Stampa Romana e dal coordinamento precari “Errori di stampa” di Roma, che è aperto al contributo di quanti vogliano unirsi alla battaglia.

Il sit-in, oltre a rappresentare una tappa della campagna “Io mio chiamo Giovanni Tizian” (promossa dall’associazione daSud), è collegato con la maratona “Altrochecasta”, organizzata il 22 gennaio a Occupy-Liberazione.

Proprio l’organo di stampa di Rifondazione Comunista è al centro dal 28 dicembre scorso di uno scontro fra il comitato di redazione da un lato ed il partito e la direzione del giornale dall’altro: i giornalisti hanno deciso di occupare la sede di via del Policlinico ed accusano proprietà e società
di aver approfittato del momento di crisi per azzerare la redazione e chiudere l’esperienza di Liberazione. Da parte sua la direzione del giornale respinge al mittente l’accusa, e motiva la decisione di sospendere le pubblicazioni cartacee e online con il taglio del 70% delle già scarse risorse del fondo per l’editoria da parte del Governo.

Altro caso che ha suscitato scalpore, nella crisi generale che riguarda il mondo della carta stampata, è quello di City: il free press di proprietà del gruppo Rcs Mediagroup sta chiudendo i battenti (la sospensione delle pubblicazioni è prevista per febbraio) e così i giornalisti hanno inscenato una protesta singolare, occupando il sito web, il profilo Facebook del giornale e persino la colonna sms dell’edizione cartacea; chiunque voglia solidarizzare con loro potrà aderire alla campagna “No alla chiusura di City” inviando una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o un sms al numero 342411173 (i messaggi verranno pubblicati sul giornale).

Le vicende di Liberazione e City la dicono lunga sulla leggerezza con cui in queste settimane il mondo dell’informazione è stato definito una “casta” e su quanto siano irrispettose le parole del Ministro del Lavoro Elsa Fornero sui “cronisti privilegiati”: questa rappresentazione volgare e superficiale della professione si infrange di fronte ai freddi numeri, che dimostrano come giornalisti freelance e precari siano oggi in Italia 24 mila contro i 19 mila assunti, o davanti agli episodi di cronaca come quello di Pierpaolo Faggiano, giornalista pubblicista pugliese suicidatosi lo scorso giugno perché a 41 anni continuava ad essere pagato 6 euro a pezzo.

Ogni giorno testate giornalistiche chiudono, colpite dalla crisi del settore o dal taglio al sostegno pubblico all'editoria. A farne le spese sono sempre giovani e precari, quasi sempre sottopagati, che vengono licenziati senza alcun preavviso. Non vogliamo tacere sui punti oscuri, sulle difficoltà di accesso alla professione, su una riforma dell'Ordine che probabilmente non può più attendere (ammesso che l’Ordine abbia ancora un senso nel 2012), ma tale è la situazione che non possiamo fare a meno di gridare “altro che casta!”.

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Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 18:38
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