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In alto mare: la rimozione dell'economia dal dibattito politico e programmatico

pirati caraibiAvviamo con questo articolo, che si concentra sulla coalizione di centro-sinistra, una serie di approfondimenti sulla visione delle coalizioni in campo in materia di economia e politica economica.

La campagna elettorale in vista delle elezioni politiche è di fatto agli albori, senza che ancora si siano delineati chiaramente programmi e strategie. Tuttavia, sembra già possibile fare qualche valutazione preventiva sulle idee di fondo degli schieramenti che si fronteggeranno a febbraio, in particolare per quanto riguarda le tematiche legate all'economia ed alla politica economica.

Se, da un lato, un anno di politiche del Governo Monti è quanto meno servito a fare gettare la maschera al neonato polo centrista, che si attesta in realtà su posizioni che in Europa sono proprie delle destre più retrive e reazionarie, suscita curiosità il vedere come le forze che, forse solamente per abitudine, si definiscono di centro-sinistra o progressiste, andranno a definire le loro proposte su temi così importanti.

Purtroppo, allo stato attuale, la prospettiva è alquanto sconfortante. Un Bersani che definisce la linea della propria coalizione con le parole "faremo come Monti, ma con più equità" e che fa il giro delle capitali europee con il cappello in mano per rassicurare gli interlocutori europei sulla propria responsabilità e sulla ferma volontà di rispettare fino in fondo gli impegni che la Banca Centrale Europea ha imposto, quasi a richiedere l'autorizzazione per poter governare, lascia intravedere un progetto politico sconcertante. Sembra affetto dalla stessa malattia anche il presunto estremista Stefano Fassina, che in un'intervista appena rilasciata al Financial Times si premura di spiegare che, una volta arrivata al Governo, la sua coalizione non penserà neanche a rimettere in discussione il Fiscal Compact né tantomeno metterà mano alla riforma del lavoro targata Fornero.

D'altra parte, le pur vaghe formulazioni della Carta d'Intenti non lasciavano presagire nulla di buono. Espressioni del calibro "Se l’austerità e l’equilibrio dei conti pubblici, pur necessari, diventano un dogma e un obiettivo in sé – senza alcuna attenzione per occupazione, investimenti, ricerca e formazione – finiscono per negare se stessi. " sono un illuminante esempio di cerchiobottismo, costruite ad arte mescolando apparente buon senso e belle parole con il macigno rappresentato dall'accettazione e dalla condivisione di fondo delle politiche neo-liberiste che risultano dominanti ed egemoni in questo ciclo politico. "Salvare l’Europa nel pieno della crisi significa condividere il governo dell’emergenza finanziaria secondo proposte concrete che abbiamo da tempo avanzato assieme ai progressisti europei. Tali proposte determinano una prospettiva di coordinamento delle politiche economiche e fiscali. " è un'espressione vuota che ammanta di europeismo una totale assenza di proposte, esaltando coordinamento ed unità di intenti a livello continentale senza indicare su quali basi, su quali presupposti e per quali scopi.

 Probabilmente, d'altro canto, sarebbe stato sbagliato aspettare qualcosa di differente da parte di chi, nel novembre 2011, ha ammesso la propria incapacità ad affrontare la crisi economica, preferendo consegnare il governo del paese nelle mani di presunti ottimati e che in seguito ha votato con convinzione l'innalzamento a livello costituzionale delle più folli politiche di rigore, che hanno nell'obbligo del pareggio di bilancio e nella conseguente rinuncia ad ogni discrezionalità e sovranità in politica economica l'espressione più plastica ed efficace. Non stupisce allora che, sulla base di queste premesse, il dibattito economico finisca per circoscriversi in maniera caricaturale alla discussione un po' autistico intorno all'IMU. Come a dire, sulle briciole facciamo finta di avanzare proposte leggermente alternative, ma le questioni fondamentali non si mettono neanche in discussione, portando di fatto ad una vera e propria rimozione dell'economia dal dibattito politico e programmatico.

Spostando lo sguardo al cartello "Rivoluzione Civile", cui forse ancora si possono concedere le attenuanti derivanti dalla recentissima nascita di questo progetto  , guidato dal magistrato Antonio Ingroia, il panorama rimane poco incoraggiante. Il manifesto "Io ci sto" si limita a recitare "Vogliamo che gli imprenditori possano sviluppare progetti, ricerca e prodotti senza essere soffocati dalla finanza, dalla burocrazia e dalle tasse", un'enunciazione priva di contenuto e che sarebbe suonata molto plausibile in bocca a Ronald Reagan. Le aspettative generate erano e sono diverse, dati i contributi dati nella fase costituente da quella parte di mondo intellettuale che si era caratterizzata per posizioni chiaramente anti-liberiste ed anti-montiane, posizioni che tuttavia ancora stentano a trovare spazio ed espressione nelle linee programmatiche.

In attesa dei programmi elettorali, continuiamo a scrutare l'orizzonte, che si presenta buio e con poche speranze in vista. Nell'attesa, continueremo nei prossimi giorni il nostro viaggio tra le proposte in materia economica delle coalizioni che si candidano a governare l'Italia.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 15:37
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