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UE: l'inganno del 'fondo salva Stati'

fondo salva statiIl fine settimana appena trascorso sembrerebbe, ad un'occhiata superficiale, portare con sé una piccola ventata di ottimismo per quanto riguarda la crisi economica che sta attraversando l'Europa. L'Eurogruppo ha infatti deciso di aumentare fino ad 800 miliardi di euro la dotazione del cosiddetto fondo salva-Stati, il cui nome ufficiale è European Stability Mechanism (ESM), il firewall finanziario che dovrebbe servire all'Europa ad attutire gli effetti della crisi e a riavviare il recupero delle economie dei paesi dell'Eurozona in difficoltà.

È facile notare come sia assurdo pensare di uscire da quella che appare ormai ineluttabilmente come una crisi strutturale del sistema economico che ha caratterizzato l'Europa dal secondo dopoguerra in poi con semplici misure una-tantum, che rischiano di essere solamente dilatorie trasfusioni a fondo perduto ad un corpo morente, se non sono accompagnate da una radicale ridefinizione in termini di democrazia, partecipazione e giustizia redistributiva dei pilastri su cui l'Europa si fonda. È anche immediato notare che, invece di un cambio di rotta in questa direzione, i governi e le istituzioni europee stiano accompagnando le misure di "salvataggio" con irrazionali e crudeli politiche di austerity che rischiano di vanificare anche gli eventuali vantaggi di breve periodo che le misure di salvataggio stesse potrebbero avere.
Prendendo quindi per acquisita l'inadeguatezza, ai fini dell'uscita dalla crisi, del potenziamento del fondo, resta da capire le reali ragioni di una misura comunque costosa ed impegnativa, lasciando da parte l'utopistica fiducia nelle capacità di autoregolazione dei mercati in cui, al di fuori delle ideologiche dichiarazioni di facciata, non crede assolutamente nessuno, né l'Eurogruppo né la Banca Centrale Europea. Almeno tre possibili chiavi di lettura sembrano allora delineabili:

a) anche prendendo in considerazione la sola Spagna, le banche europee detengono ben 602 miliardi di euro di titoli del debito pubblico di Madrid (circa 224 quelle francesi, addirittura 244 quelle tedesche). In questa luce, non si può non notare che l'aumento di dotazione dell'ESM e la sua annunciata funzione di cuscinetto e di salvagente permettono a questi istituti finanziari, almeno nell'immediato, di non svalutare i titoli spagnoli che posseggono in portafoglio e di non iscrivere a bilancio le perdite che si avrebbero in caso di una crisi del debito pubblico di questo paese, a cui seguirebbe, secondo la normativa europea bancaria, un necessario e complicato aumento di capitale, per istituti già sotto stress e con evidenti difficoltà di capitalizzazione.

b) rimane il terribile sospetto che, al di fuori dell'inefficacia nel fornire una risposta definitiva alla crisi, ciò che davvero conti sia l'"effetto annuncio" che una misura come quella decisa dall'Eurogruppo ha. Tranquillizzare oggi i mercati finanziari significa frenare oggi l'aumento dei rendimenti sui titoli del debito pubblico spagnolo e portoghese, in una prospettiva che però vede come estremamente probabile un loro futuro e repentino aumento allorquando si rileverà l'inefficacia delle misure adottate ed esploderà anche nella penisola iberica l'allarme per la capacità dei paesi coinvolti di rimborsare il proprio debito pubblico, con conseguente corsa impazzita dello spread e simili. La lezione greca, apparentemente, non ha insegnato niente ai dirigenti europei. È invece estremamente probabile che coloro che eufemisticamente potremmo chiamare i grandi investitori finanziari (o speculatori) abbiano saputo trarre insegnamenti più proficui da quanto accaduto e che sapranno comportarsi ed orientare i loro investimenti di conseguenza, causando incidentalmente una ulteriore profondizzazione della crisi e della ormai endemica instabilità. Neanche un ministro delle Finanze prevede un possibile svilupparsi degli eventi di questo genere? Ci sembra molto difficile.

c) entra adesso in gioco il terzo elemento del quadro: nonostante la sua incapacità strutturale, il fondo permette comunque di mobilitare flussi consistenti di aiuti verso paesi in crisi di liquidità. Soprattutto, permette di agire come formidabile arma di ricatto nei confronti di paesi come la Grecia, restii ad accettare le riforme anti-popolari che l'Europa pretende (riforma del mercato del lavoro, tagli alla spesa sociale, licenziamenti di dipendenti pubblici ecc.) e al contempo di fornire "copertura" politica a quei paesi volenterosi come la Spagna, il Portogallo (ed in futuro, perché no?, l'Italia) i cui governi conservatori propongono di loro volontà la stessa terapia shock.

Diventa arduo a questo punto continuare ad attribuire all'European Stability Mechanism le virtù salvifiche di fondo salva-Stati.

 

 

p.s.: a proposito di governi conservatori, quello portoghese ha annunciato che rinuncia definitivamente e irrevocabilmente al progetto della Tav, in quanto troppo costoso e fondamentalmente inutile. Tanto per ricordarci che in Italia non ci facciamo mancare proprio nulla.

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