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La banalità di Draghi: eroico salvataggio o normale amministrazione?

mario draghi bce

Volendo dare credito alla stampa ed ai principali commentatori economici, siamo salvi. Dopo l'approvazione da parte della Banca Centrale Europea del piano anti-spread, avvenuta venerdi, e il pronunciamento di Mario Draghi con cui impegna esplicitamente l'istituzione che dirige ad acquistare illimitatamente titoli di stato di paesi in difficoltà per tenere a freno il costo dell'indebitamento pubblico, unanime si è levato un coro di giubilo che mette in luce la sconfitta della linea rigorista tedesca, la vittoria di un approccio di ragionevolezza e buonsenso e la definitiva soppressione di quell'entità astratta che ha monopolizzato l'attenzione pubblica nel corso dell'ultimo anno. Tral'altro, questo entusiasmo appare, a prima vista, pienamente giustificato: se guardiamo alla situazione che riguarda più da vicino il nostro paese, il differenziale tra BTP italiani a 10 anni e gli omologhi titoli tedeschi, i Bund, è sceso in picchiata arrivando anche sotto la soglia di 340 punti base, per poi assestarsi, secondo l'ultimo rilevamento prima della chiusura delle Borse per il fine settimana, su di un "rassicurante" livello di 357.

Se proviamo, tuttavia, ad affrontare con serietà il tema, sono necessarie alcune considerazioni supplementari. La BCE, con colpevolissimo ritardo, decide finalmente di agire come commentatori ed economisti di più o meno tutte le posizioni accademiche e politiche suggerivano di fare fin dai primi sintomi di una crisi dei debiti sovrani che si protrae ormai da più di quindici mesi. Ed in effetti decide semplicemente di comportarsi come una qualsiasi autorità monetaria, che difende la propria valuta e che si dichiara, a tale scopo, pronta a stampare moneta senza alcun limita prefissato ove fosse necessario. Andando oltre facili entusiasmi, sarebbe utile che la BCE venisse messa di fronte alla responsabilità di essersi rifiutata per oltre un anno di effettuare un semplice intervento, totalmente convenzionale, che avrebbe tarpato le ali alla speculazione sul nascere e avrebbe risparmiato all'Europa ciò che è successo in Grecia, Portogallo, Spagna, Italia e più in generale nelle periferie dell'Unione. Incidentalmente, si può notare come sia probabilmente sufficiente l'annuncio di essere pronti a comprare titoli di stato, ove questo fosse necessario, per fermare la corsa dello spread, senza che questi acquisti di emergenza si realizzino effettivamente. Detto altrimenti, una Banca Centrale che si impegni credibilmente a comportarsi come una Banca Centrale è sufficiente di per sé come freno alla speculazione.

È anche curioso notare come un semplice pronunciamento di Mario Draghi in estate "faremo di tutto per salvare l'euro e credetemi, basterà" sia stato più efficace di mesi e mesi di terapie d'urto e sanguinose “riforme” formalmente deputate a riequilibrare i conti nazionali dei paesi in difficoltà ed a ricostruire la fiducia dei mercati internazionali. La minaccia dello spread è stata semplicemente una formidabile arma di deresponsabilizzazione di massa per governi pavidi che, nascondendosi dietro un comodo “ce lo chiedono i mercati e l'Europa”, hanno fatto macelleria sociale attaccando frontalmente il lavoro, il sistema di welfare, sanità e scuola pubblica, senza per altro ottenere alcun risultato tangibile in termini di riduzione dello spread stesso, come dimostra la disastrosa esperienza del governo Monti e, ancora più tragicamente, quanto è avvenuto in Grecia.

Per concludere, un ultima puntualizzazione: nonostante la Banca Centrale Europea in questi ultimi giorni ci venga presentata come un ente dedito alla tutela della giustizia sociale, sotto la guida ferma ed eroica di un nostro impavido connazionale che tanto ci riempie di orgoglio, in realtà non sta regalando niente a nessuno. Leggendo lo “statement” di Mario Draghi, si nota come ogni eventuale aiuto ad un paese in difficoltà sia strettamente ed obbligatoriamente subordinato ad una rigidissima condizionalità. Come è scritto molto chiaramente, infatti, il paese che chiede aiuti è obbligato a sottoporsi comunque ad una terapia di emergenza, che passa attraverso la sottomissione allo European Stability Mechanism (il cosiddetto “Salva stati, leggi anche http://www.ilcorsaro.info/nel-palazzo/ue-l-inganno-del-fondo-salva-stati.html) e prevede l'adozione di programmi di aggiustamento macroeconomico strutturale, laddove con questo termine si intendono tagli strutturali alla spesa pubblica, privatizzazioni, controriforme del mercato del lavoro e tutto l'armamentario che il Fondo Monetario Internazionale ha imposto in giro per il mondo nel corso degli ultimi trenta anni.

In tutto questo si può apprezzare la drammatica coerenza di fondo di una BCE che conferma la propria monolitica dedizione alla difesa della stabilità dei prezzi, suo unico obiettivo statutario, perseguita non più solamente nella maniera “banale”, ovvero manovrando i tassi di interesse, ma andando ad imporre direttamente, con le cattive, la moderazione salariale e la compressione dei redditi da lavoro.

Non c'è che dire, ottimo lavoro davvero, Mario!

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