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La Corte Costituzionale boccia l'Art. 4 che privatizzava l'acqua

  • Scritto da  Anna la Riccia
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La Corte Costituzionale boccia l'Art. 4 che privatizzava l'acqua

La sentenza odierna della Corte Costituzionale ha dichiarato inequivocabilmente l'illegittimità dell'articolo 4 del decreto legge 138/2011. Probabilmente non è stato difficile per la Corte chiarire che l'art. 4 non è che un restyling dell'analogo decreto Ronchi abrogato dal referendum, messo in campo in tutta fretta a nemmeno un mese dal voto referendario.
E' proprio l'identità della "ratio ispiratrice" della legge 138 rispetto al decreto Ronchi ad essere ribadita in più punti della sentenza; quella stessa ratio che la consultazione referendaria aveva voluto escludere.
Il 138 è un decreto legge che volutamente ignora il referendum abrogativo proponendo di fatto, ancora una volta, la privatizzazione forzata dei servizi essenziali. Il testo è stato messo a punto da Tremonti in giorni frenetici, in piena estate, tra aria di smobilitazione e il pressing costante dello spread in salita e dei diktat dalla BCE, a pensarci bene atmosfera non troppo diversa da quella di queste settimane. E ad una riflessione leggermente più attenta non può non essere evidente come anche il governo Monti stia procedendo sulla stessa strada, sempre sotto il cappello del "ce-lo-chiede-l'europa", ma contro l'esito referendario e quindi, secondo la Corte Costituzionale, illegittimamente.
Forse né il Parlamento che oggi sostiene il governo Monti con l'art.4 della spending review, né sindaci come Alemanno, che continua a parlare di privatizzazione di Acea, si sentono obbligati a recepire l'indicazione forte data dal Referendum e oggi da questa sentenza.
Decade l'imposizione a cedere tutto ai privati e resta in mano ai comuni il potere di decidere come gestire i servizi pubblici locali, come resta ancora in mano ai cittadini fare in modo che questa possibilità non si traduca in una svendita, ma in pratiche di corretta gestione nell'interesse generale.
Oggi questa sentenza suona come una parola di resistenza: come aver messo un punto ad una deriva che sembra irrefrenabile. Sull'altare dello spread pare ormai possibile sacrificare tutto, ma forse c'è ancora qualche anticorpo perché ci si ricordi che non sempre è consentito e lecito fare cassa. Si restituisce, così, peso e volume alla voce delle donne e degli uomini che con il Referendum del 12 Giugno 2011 hanno ripreso in mano questa democrazia con l'unico strumento possibile: la partecipazione.

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