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Caso Saladino, la madre: "Voglio la verità, si riapra il caso"

Caso Saladino, la madre: "Voglio la verità, si riapra il caso"

Giuseppe Saladino era un giovane di 32 anni, morto nel carcere di Via Burla, a Parma, nell'ottobre 2009, a causa - secondo quanto emerso da un contestato esame tossicologico - di un'overdose di eroina; all'epoca dei fatti, il suo caso venne paragonato a quello ben più noto alla cronaca nazionale di Stefano Cucchi e da più parti si chiese che venisse fatta piena luce su quella morte. Oggi, a distanza di quasi cinque anni, la madre Rosa torna a far sentire la propria voce e chiede di riaprire il caso.

Il giovane aveva subito la revoca dei domiciliari, dopo essere evaso: si trovava in stato di arresto per un piccolo furto – delle monetine da un parchimetro – e, all'indomani della sua traduzione nel carcere emiliano, venne ritrovato morto in cella, appunto per un'overdose di eroina. Uno degli aspetti che la perizia tossicologica del medico legale Cristiano Bertoldi, all'epoca, non chiarì è se la dose fatale fosse stata assunta prima o dopo l'arresto, ma si ritenne plausibile che anche una modica quantità di eroina sarebbe potuta essere fatale, in quanto il giovane si era disabituato al consumo di stupefacenti.

L'ipotesi del procuratore Gerardo Laguardia, avallata poi dalle indagini che hanno portato all'archiviazione del caso, fu questa: “Con ogni probabilità non è stato perquisito bene. Saladino non ha avuto il tempo di avere contatti con altri detenuti che possono avergli dato la droga . Risulta improbabile anche che gliel'abbia fornita il compagno di cella, un detenuto rinchiuso da molto tempo”. La direzione del penitenziario di Via Burla finì in quei giorni nell'occhio del ciclone; si chiese l'onorevole Pd Carmen Motta: “Come mai la direzione del carcere non ha reso subito pubblica la notizia del decesso e solo oggi, a più di un mese di distanza, si apprende che la Procura di Parma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti”.

Duro anche il giudizio dei Radicali e di Flavio Arzarello, coordinatore nazione Fgci, il quale affermò: “La madre di Giuseppe e tutti i cittadini democratici pretendono verità e giustizia: è intollerabile per un Paese civile accettare l'idea che nelle carceri dello Stato si consumino tragedie di questo tipo. I casi sospetti cominciano a diventare troppi e la conta dei morti sembra quella di una guerra atroce e silenziosa”. Il legale della famiglia di Saladino, Letizia Tonoletti, aveva poi evidenziato che il giovane era stato ricoverato presso l'opg di Reggio Emilia e qui – ha sostenuto l'avvocato – sarebbe stato sottoposto a trattamento psichiatrico, nonostante non ne avesse bisogno.

Questo il lato più controverso della vicenda: il rapporto di Giuseppe Saladino con gli psicofarmaci, che la sua famiglia ritiene siano stati la reale causa della morte. “Si sarebbe anche potuto procurare l'eroina prima di tornare in carcere, ma in caso di overdose sarebbe morto nel giro di pochi minuti”, aveva spiegato la legale di famiglia appena un mese dopo il decesso, commentando le ipotesi che emergevano dalla Procura. Nel suo appello dell'altro giorno, ripreso dai canali di informazione parmensi, mamma Rosa ha chiesto chiarezza, sottolineando la necessità di riaprire il caso e tornando sull'assunzione di psicofarmaci da parte del giovane: “Vorrebbero archiviare il caso di mio figlio, io sto impugnando questa decisione. Voglio la verità, perché mio figlio era una persona sana, non aveva problemi psichiatrici. Ritengo sia il caso, se c'è una giustizia, che venga a galla la verità”.

Ultima modifica ilGiovedì, 28 Agosto 2014 22:44
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