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Rocco Albanese

Rocco Albanese

Sono nato e cresciuto a Reggio Calabria, in una terra bella e tragica che resta la mia casa. Ho studiato a Pisa, militando in Sinistra Per... e partecipando attivamente alla vita politica universitaria e cittadina, a cominciare dal ciclo di lotte studentesche 2008-2011. Dopo un semestre di Erasmus a Parigi, mi sono laureato in giurisprudenza nel febbraio 2012 e da marzo dello stesso anno vivo a Torino. Oggi sto concludendo la pratica forense e, soprattutto, sono dottorando di ricerca in diritto privato con un progetto di ricerca sui temi della proprietà e dei beni. A Torino, milito nelle Officine Corsare.

Ezio Mauro e le élite in crisi di identità

Già nel 2012, in quel passato remoto contraddistinto dalla macelleria sociale di Mario Monti e Elsa Fornero, dalle forzature istituzionali senza precedenti di Re Giorgio Napolitano, dal tramonto di Silvio Berlusconi – accelerato dalle inchieste di Repubblica, spinte peraltro oltre un feticismo voyeuristico che dovrebbe essere duramente rigettato in un Paese civile. Ebbene, già all'epoca era intuibile la direzione che Ezio Mauro stava imprimendo alla propria vita professionale, studiando da novello Eugenio Scalfari. In altri termini, l'allora direttore di Repubblica cominciava a dare libero sfogo a quel patologico narcisismo che deriva dal percepirsi come uno dei principali opinion makers del Paese. Veniva così inaugurata la “stagione” dei grandi editoriali governisti: quelli scritti con un uso del modo indicativo così abbondante da non lasciare spazio (per lo meno in apparenza) a dubbio alcuno sulle proprie, presunte certezze.

 

In morte di Pietro Ingrao

Quindi è morto, Pietro Ingrao.
D'altra parte era vecchio, molto vecchio. Presumibilmente stanco, chissà se addirittura sazio.
Ricevuta la notizia penso subito che per un uomo del genere dovrebbero celebrarsi funerali di Stato. Ma si tratta di un pensiero infantile, in fondo ridicolo (così mi sorprendo a ridere di me stesso, solo nel brusio basso dell'aula studio). Eh sì, perché ridicoli sarebbero dei funerali in pompa magna per chi lottando per la vita intera si è ostinato a custodire, con gelosia caparbia, il lato discreto della vita. Tanto da andarsene timidamente, in punta di piedi.

2015: tre spettri si aggirano per l'Europa

Ha ancora senso battersi contro un demone,
quando la dittatura è dentro di te...?

[Afterhours, Padania]

L'inizio di questo 2015 è una di quelle fasi in cui il tempo si addensa. È in momenti come questi che, al di là di ogni tentativo lineare e deterministico di dividere gli eventi nei "prima" e nei "dopo", le contraddizioni di un'epoca vengono a galla. E oggi è l'Europa intera a doversi guardare allo specchio, facendo i conti con i propri violenti conati di vomito e con una crisi d'identità profondissima.

Si può dire che tre spettri si aggirino nell'Europa della crisi, invadendo in modo più o meno significativo il nostro quotidiano e rendendo molto inquietante l'immaginarsi un futuro. Le prime pagine dei quotidiani dell'8 gennaio testimoniano al meglio la presenza di questi fantasmi: la "crisi greca", o come meglio può dirsi l'avvicinarsi di quelle che dovrebbero essere normali elezioni politiche in un Paese dell'eurozona; il continuo avvitarsi della crisi economica in tutto il continente, con l'emersione di nuovi fascismi e l'Italia che risulta imprigionata nella farsa renziana (tanto ridicola quanto terribilmente dannosa). E poi, chiaramente, la tragedia di Parigi.

Una tragedia, quella del massacro del Charlie Hebdo, che unisce il massimo della banalità al massimo della complessità (chi ha detto Arendt?), ma che – ne siamo convinti – può provare a comprendersi solo in un contesto (economico, socio-culturale, geopolitico) europeo.

RAI e TTIP: la sfacciata Pubblicità "Progresso"

Succede, in questa povera Italia che si ritrova come padri costituenti in pectore  tanto per l'assetto costituzionale/elettorale, quanto sempre più apertamente per le politiche di macelleria sociale  il bischero pirotecnico Renzi e il suo imbolsito padre spirituale Berlusconi, che anche il servizio pubblico radiotelevisivo arrivi a punte inedite di indecenza.

La RAI, da qualche tempo, trasmette un breve spot [qui il video] che su youtube viene titolato L'Europa e i trattati internazionali. In meno di due minuti, questa presunta pubblicità-progresso prima fornisce alcuni dati sulla contraffazione dei prodotti alimentari italiani nel mercato statunitense; e poi vira senza alcuna giustificazione sui negoziati che secondo la Commissione, le lobbies e la stessa Italia renziana (presidente di turno dell'Unione) dovrebbero portare in breve tempo alla firma del TTIP ed alla creazione dell'area di libero scambio transatlantica. 

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