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Gabriele Mastroleo

Gabriele Mastroleo

Salentino di nascita, vive a Macerata, città delle olive ascolane. Ha attraversato per un decennio collettivi e movimenti studenteschi. Gioisamente precario, attualmente è redattore di un portale online e per sbarcare il lunario fa anche il cameriere. Si occupa di pratiche mutualistiche, di storia del cinema e di altre stronzate.

Crowdfunding e musica indie, dalla Festa della Musica di Chianciano all'Hamlin Fest è corsa al festival autofinanziato

In più di un'occasione, nei mesi scorsi, abbiamo rilanciato il portale di crowdfunding musicale Musicraiser, nato da un'idea di Giovanni Gulino, frontman dei Marta sui Tubi e di Tania Varuni, fotografa, dj e producer. Il sistema di finanziamento è semplice: c'è uno staff che stabilisce quali progetti siano 'degni' e si stabilisce una soglia minima da raggiungere. Nei mesi, in tanti – da Gianni Maroccolo (con il compianto Claudio Rocchi) allo Stato Sociale – hanno lanciato la sfida raccogliendo diverse migliaia di euro, dimostrando che in Italia la tentazione di autoprodursi è ancora molto forte. Ora è il momento del film concerto su Bugo, diretto da Andrea Caccia, che viaggia intorno ai 5mila euro di finanziamenti già reperiti. 

Ma soprattutto è il momento dell'Hamlin Fest, festival di musica indie che si svolgerà nel 2014, il 22 e 23 maggio a Macerata e il 24 e il 25 maggio a San Ginesio, uno dei borghi più belli della piccola provincia marchigiana. Per realizzarlo, La Bottega di Hamlin, webzine in forte espansione a livello nazionale ma con sede a Macerata, si è affidata al crowdfunding, dando anche un immediato antipasto di quello che sarà il programma: le migliori etichette indipendenti, da I Dischi del Minollo a Irma Records, passando per le 'locali' Onlyfuckingnoise e Bloody Sound Fucktory, e dei nomi rilevanti della scena indie nazionale (Bachi Da Pietra, JoyCut, Non Voglio che Clara).

RaiRadio2 in balia dello share. Sospesi i programmi di Bertallot e Irene Lamedica

“Non potendo quindi più fare RaiTunes, e non volendo fare solo Tunes, farò Casa Bertallot, ogni lunedì, e quindi stasera, dalle 21 in diretta su questa pagina. Rivoluzioniamo e Riprendiamoci la Radio. Io porto la musica buona e lo spumante”, con queste parole Alessio Bertallot, una delle voci più note della radio italiana, ha annunciato lo scorso 16 settembre la decisione di RaiRadio2 di sospendere RaiTunes, il contenitore da lui condotto e dedicato alle nuove tendenze musicali.

Di fronte all'immediata solidarietà del suo pubblico, che sta tra l'altro subissando di richieste di riaprire il programma del conduttore radiofonico, che è anche leader degli Aeroplanitaliani, sia il profilo Facebook che la casella email di RaiRadio2, con centinaia di post con il logo della trasmissione e la frase “Ridateci RaiTunes”, Alessio Bertallot ha rilanciato: “Sto pensando a come non lasciare che tutta questa vostra mobilitazione e commozione non sia un fuoco acceso nel ghiaccio. Il fatto di essere tanti a condividere la stessa idea è la prima forza. Mi sto attrezzando per continuare a produrre autonomamente la radio, e spero anche di essere in grado di offrire di più, nel corso del tempo. Quello che occorre ora, per non spegnere questo fuoco che avete acceso”.

Infanzia clandestina. Negli occhi di un adolescente gli anni bui del regime di Videla

Gli anni della dittatura del comandante in capo dell'esercito argentino Jorge Rafael Videla (1976-1981), contraddistinti dal fenomeno dei desaparecidos, ossia delle migliaia di oppositori fatti sparire per sempre, con tantissimi giovani gettati nell'Oceano Atlantico dopo torture e sevizie, sono già stati raccontati al cinema, tra gli altri, dal regista italo-cileno Marco Bechis, autore di Garage Olimpo e Figli/Hijos. Vanno inoltre menzionati Roman Polanski con Cronaca di una fuga e l'italiano Stefano Incerti, autore di Complici del silenzio. Benjamin Avila, però, regista esordiente e figlio di una desaparecida, ha scelto un inedito punto di vista, parlare di quegli anni attraverso gli occhi di un bambino: nasce così Infanzia clandestina, pellicola uscita due anni fa in Argentina e arrivata nelle sale italiane soltanto lo scorso 29 agosto. 

Il masochismo della provincia italiana nell'album di esordio di LoSburla

“Sarò io lo specchio della mia sconfitta”, con questa frase potremmo riassumere il contenuto di “I masochisti” (Libellula Music/Audioglobe), l'album di esordio di Roberto Sburlati, nome di battesimo del 32enne cantautore astigiano LoSburla, da oltre un decennio presente – a vario titolo – nella scena indie italiana e che dopo una lunga 'gavetta', si è messo in gioco con dieci brani dedicati ai “beatificati da una fatica non retribuita”. Le storie di LoSburla, bassista di Marco Notari e responsabile dell’area booking di Libellula Music, raccontano della disillusione del successo, dell'individualismo esasperato, della voglia di arrivare, “tu fammi spazio che io passo e schiaccio senza guardare, fossi pure mio fratello, fossi pure un figlio o un rimorso che mi mantiene sveglio”.

Lampedusa: occhio non vede, cuore non duole

L'ecatombe di Lampedusa, il barcone stracarico di migranti affondato giovedì scorso davanti alle coste dell'approdo italico più vicino al continente africano, ha aperto uno squarcio nelle coscienze di milioni di persone che per anni hanno messo a tacere anche la propria pietas cristiana. Forse. Perché a sentire l'opinione comune di politici e semplici cittadini, amplificata dal megafono mediatico di telegiornali, web e carta stampata, la soluzione per porre un argine ai flussi migratori è semplice e passa per il rafforzamento dell'agenzia Frontex e dunque della missione Nautilus. È stato per primo proprio il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a chiederlo, in un messaggio che sembrava pronto per essere dettato alle agenzie in caso di ecatombe per certi versi “annunciata”, visto il preambolo di qualche giorno prima con la tragedia di Scicli. Ha sottolineato Napolitano: “È indispensabile stroncare il traffico criminale di esseri umani in cooperazione con i paesi di provenienza dei flussi di emigranti e richiedenti asilo. Sono pertanto indispensabili presidi adeguati lungo le coste da cui partono questi viaggi di disperazione e di morte. E, tanto per cominciare, non è accettabile che vengano negati a un'istituzione valida creata dalla Commissione Europea - il Frontex - mezzi adeguati per intervenire senza indugi”.

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