Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Il paese si prepara al voto, ma l’uscita dalla crisi sembra ancora lontana

Thailandia: la premier Yingluck Shinawatra ha sciolto il Parlamento, ma la protesta prosegue

Thailandia: la premier Yingluck Shinawatra ha sciolto il Parlamento, ma la protesta prosegue

Solo le celebrazioni del “Wan Pho Heng Chat”, il re, e secondo la tradizione il padre di tutti i thailandesi, Bhumibol Adulyadej hanno fermato le proteste a Bangkok. Ma l’atmosfera di armonia e pacifica convivenza, che da qualche giorno è sembrata riaffacciarsi in un paese pericolosamente spaccato in due dopo settimane di manifestazioni, potrebbe rivelarsi una condizione passeggera. Lunedì, con un messaggio trasmesso in tv, la premier Yingluck Shinawatra ha annunciato lo scioglimento del parlamento e la convocazione di nuove elezioni per il prossimo 2 febbraio, mentre migliaia di manifestanti anti-governativi si preparavano a una marcia verso il palazzo del governo.

Il giorno prima, invece, tutti i 153 deputati del Phak Prachathipat, il partito democratico thailandese che guida il movimento d’opposizione, avevano dato le dimissioni dall’assemblea legislativa. E stando alle parole del loro leader Suthep Thaugsuban “la lunga marcia” continuerà: l’obiettivo sarebbe infatti quello di creare un Consiglio del popolo appoggiato dal re, che rovesci l’attuale governo accusato di essere di essere un regime fantoccio manovrato da Thaksin Shinawatra, fratello della attuale premier e già primo ministro, ora costretto all’esilio.

La storia della protesta

A far scoppiare la rivolta è stata la legge sull’amnistia, approvata dalla Camera nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre scorso. Le accuse dell’opposizione si sono scagliate immediatamente contro il provvedimento voluto dal governo, che garantirebbe un’assoluzione proprio a Thaksin Shinawatra accusato nel 2006 di corruzione. Sin dai primi giorni, le manifestazioni, colorate e sostanzialmente pacifiche, hanno invaso le strade e le piazze di Bangkok chiedendo le dimissioni di un governo mai amato dal ceto medio thailandese. Nonostante il 12 novembre la legge sia stata bocciata dal Senato, il movimento ha continuato la sua protesta ingrandendo le sue fila e alzando il tiro. Fino al 25 novembre scorso, quando dopo una manifestazione di oltre 100.000 persone, circa un migliaio di manifestanti ha assaltato l’edificio del ministero delle Finanze e occupato anche parte del ministero degli Esteri. A quel punto il primo ministro thailandese Yingluck Shinawatra ha proclamato lo stato di emergenza a Bangkok, assegnando maggiori poteri alle forze di sicurezza. “Se c'è qualcosa che posso fare per riportare la pace nel Thai, sarò felice di farlo”, ha dichiarato la premier, condannando però i manifestanti come eversivi. E l’escalation della rabbia non si è fatta attendere. Sabato 30 novembre le proteste sono scoppiate in un vortice di violenza: mentre alcuni scontri si registravano all’università di Bangkok, dove la polizia sparava diversi colpi di arma da fuoco, poco prima allo stadio di Bangkok, mentre si stava per svolgere un raduno di sostenitori del governo, gruppi dell’opposizione assaltavano diversi autobus per impedire il comizio. Fino alle decisioni di ieri.

I fratelli Shinawatra

Le attuali proteste in Thailandia affondano le radici in un retroterra di divisioni sociali oltre che politiche, al cui centro riposa la figura dell’ex presidente Thaksin Shinawatra. Ex colonnello delle Forze Armate e magnate delle comunicazioni, Shinawatra fu eletto premier per la prima volta nel 2001 dando vita a quella che è stata definita “diplomazia populista”: una svolta governativa contrassegnata dalla concessione di prestiti a basso interesse per i contadini e di misure sanitarie a basso costo rivolte ai ceti più poveri. Dominando la stampa e la televisione, e sostenuto dal successo delle sue politiche economiche, in poco tempo divenne “l’amico del popolo” che ne fece un leader amatissimo dalle masse rurali, che costituiscono ancora la maggioranza del nord del paese. Contemporaneamente all’ascesa della sua popolarità, Shinawatra attuava una brutale repressione nel paese, e soprattutto nella zona meridionale dove per reprimere la rivolta dei separatisti islamici il suo regime decise di reagire duramente causando centinaia di vittime, tra ribelli e civili. Nel 2006 fu poi coinvolto in un procedimento legale legato al suo ruolo di Primo ministro e alle varie attività finanziarie che conduceva con la sua famiglia. Da questo episodio, la spaccatura che ancora oggi divide: appoggiato dalla maggioranza del popolo thailandese, che alle elezioni legislative del febbraio 2005 lo aveva premiato con una vittoria schiacciante del suo partito, nel frattempo Shinawatra cominciava a conoscere il malcontento della nascente opposizione, a causa di progetti di privatizzazione di importanti enti statali. Il 19 settembre 2006, mentre Thaksin era all’estero, l’esercito guidato dal generale Sonthi Boonyaratglin mise in atto un colpo di stato che costrinse l’ex presidente a rimanere all’estero. A questo punto lo scontro tra suoi sostenitori e oppositori. Mentre l’ex sindaco di Bangkok e altri esponenti della classe media davano vita al movimento delle “camice gialle”, assai radicate tra i ceti urbani e i gruppi progressisti, Thaksin decideva, al fine rispondere alle proteste del popolo giallo, di dar vita al movimento delle camicie rosse: un'onda anomala, estremamente fluida, composta dai contadini delle campagne del Nord est del Paese, e guidata dall'ambigua figura dell'ex generale Khattiya. Una opposizione all'opposizione, in pratica, che ancora oggi lo sostiene. Subentrata alla uscita di scena forzata del fratello, in esilio a Dubai, Yingluck Shinawatra ha dimostrato di saper maneggiare gli strumenti della telecomunicazione e di saper accattivarsi le simpatie dell’elettorato. Trentunesima donna di potere al mondo secondo la rivista “Forbes”, detentrice di un patrimonio miliardario frutto dell’attività familiare, Yingluck ha mantenuto un forte legame elettorale con gli strati popolari, continuando sulla scia delle politiche economiche e dei programmi assistenziali messi in campo dall’ex-presidente.

Scenari attuali e futuri

Il dato paradossale delle attuali vicende thailandesi sta nella sua più che apparente contraddittorietà: gli oppositori democratici, espressione del movimento anti-Thaksin, puntano ad un cambio di governo chiedendo meno democrazia, con un intervento dall’alto, mentre una gran parte della popolazione sostiene ancora le politiche di un governo democraticamente eletto. Sta qui la pericolosa duplicità della situazione politica thailandese. Da un lato Shinawatra, che con la sua astuta demagogia ha saputo parlare ai contadini poveri del Nord con politiche di assistenza e agevolazioni fiscali, detiene ancora, nella veste dell’attuale governo, un amplio consenso, dall’altro l’opposizione, che accusa proprio l’ex-presidente di aver governato strumentalmente ai propri interessi finanziari e di aver aiutato le fasce più deboli solo per ampliare il proprio potere, si dimostra distante dalla popolazione delle campagne. L’attuale impasse potrebbe diventare presto crisi in un paese che dal 1932 ha conosciuto 18 colpi di stato. In questo contesto centrale sarà il ruolo del re. Il sovrano che lo scorso 5 dicembre ha compiuto 86 anni è gravemente malato e la successione al trono pare avvicinarsi. Il futuro monarca pare voler dialogare con l’ex-presidente in esilio, e questo rischia di far precipitare nuovamente le proteste. L’opposizione è infatti pronta a dare la spallata decisiva che rovesci il governo. Con il vecchio Shinawatra che invece dalle sponde del Golfo Persico osserva e attende.

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info