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Spagna, un anno dopo ancora più indignati

Spagna, un anno dopo ancora più indignati

 

Un anno è passato dalle proteste che nella primavera del 2011 investirono tutta la Spagna. Al governo vi erano i socialisti di Luís Rodríguez Zapatero, la disoccupazione aumentava vertiginosamente e sempre piú famiglie si ritrovavano senza una casa. Un anno dopo alcune cose sono cambiate – il colore politico dell’esecutivo – altre no. Il numero dei disoccupati si avvia verso la cifra record dei 6 milioni e anche dagli altri Paesi e da Bruxelles vi è preoccupazione per un deficit che, al netto delle riforme, non riesce proprio a calare.

Se la crisi non molla la presa non lo fanno neanche loro, gli “Indignati”, il movimento politico che tra il maggio e il giungo del 2011 occupò per un mese le piazze di tutta la Spagna. Tra pochi giorni, tra il 12 e il 15 maggio, migliaia di giovani si ritroveranno nelle piazze del paese per riproporre le rivendicazioni lanciate un anno fa riguardo all’economia e alla finanza e che acquisiscono ancora più importanza alla luce delle ultime novità riguardanti la vita economica spagnola. La crisi del colosso finanziario Bankia e l’innalzamento delle tasse universitarie rimettono al centro tematiche lungamente dibattute dal movimento.

Una protesta efficace?

Gli Indignati fanno oggi i conti con il fatto che in 12 mesi nessuna delle loro proposte ha trovato spazio. Le rivendicazioni di un’intervento diretto dello Stato nella creazione di posti di lavoro, di case popolari e di una banca pubblica è in antitesi con le posizioni del Governo conservatore di Mariano Rajoy, che ha applicato per mesi un programma liberista fatto di tagli ai servizi pubblici e di innalzamento delle tasse. Di certo, però, da un anno a questa parte la Spagna ha anche visto ricostruire una vera opposizione sociale dopo anni di basso attivismo. Le elezioni in Andalusia, in questo senso, che hanno rappresentato una sconfitta per il Partito Popolare, possono essere viste come la conseguenza di mesi di conflitto tra il Governo e di una opposizone fatta da sindacati, disoccupati e studenti.

Lo sciopero generale del 29 marzo, le continue mobilitazioni degli studenti e finanche degli “yayoflautas” – persone anziane che occupano treni e istituti finanziarii–  vanno sommate ad una difficoltà crescente del Governo. La “luna di miele” del PP con l’elettorato sembra finita da un pezzo anche perchè le dure misure d’austerità non sembrano determinare alcun effetto positivo nell’economia spagnola. La combinazione di questi elementi può far sì che tra il 12 – giornata europea contro le politiche liberiste –  e 15 maggio – anniversario della prima manifestazione degli Indignati – possa generarsi una protesta di ampie proporzioni e lunga nel tempo. D’altronde gli stessi membri delle piattaforme organizzatrci non fanno mistero della possibilità che le piazze possano essere occupate per vari giorni.

Un movimento che cresce

Prima che nel maggio del 2011 nascesse il movimento degli Indignati, erano in molti i commentatori e i militanti che discutevano sul perchè in Spagna, pur essendo immersa in una crisi senza precendenti, non vi fossero proteste larghe e partecipate come in altri paesi europei. In Francia, Italia e Grecia, a ritmi alterni, sin dal 2008 si erano sviluppati movimenti di lotta che facevano dello slogan “noi la crisi non la paghiamo” le proprie parole d’ordine. Ma in Spagna no. Un paese, quello iberico, che aveva goduto come nessun altro gli effetti benefici della bolla immobiliare, mostrava difficoltà a sveglarsi dal sogno di una crescita fasulla. Il Pil crollava, l’occupazione anche, ma di grandi movimenti di protesta non se ne vedevano. Ciò che ha generato la voglia di partecipazione dei cittadini spagnoli è stata la combinazione di una crisi senza precedenti con una critica della politica tradizionale. Non a caso alcuni osservatori parlarono di una generazione passata “dalla Playstation alle manifestazioni”. Non a caso, molti dei ragazzi che hanno manifestato lo scorso anno propagandavano l’astensionismo e una critica generalizzata verso i partiti. A un anno di distanza si può osservare una crescita della coscienza politica dei giovani spagnoli, i quali oltre alle difficoltà economiche hanno conosciuto una la violenta repressione delle forze dell’ordine. I segnali che vengono dalla Grecia e dalla Francia, inoltre, danno forza a questo movimento, il quale inizia a credere che la partita sul futuro dell’Europa non sia ancora chiusa. 

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