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Iran, Israele pronta all’attacco. Ma la Cina si oppone

Giornate convulse sulla vicenda del nucleare iraniano. Mentre Israele sembra sempre più intenzionata ad attaccare la Repubblica Islamica, l’Iran assicura di non voler fermare i suoi programmi a scopo civile. E mentre gli Usa appaiono preoccupati per la crescita della tensione nell’area, la Cina è tornata a ribadire il suo no a sanzioni ed interventi militari.

 Il “Washington Post” ha pubblicato questa mattina una sensazionale dichiarazione del segretario alla Difesa Leon Panetta - raccolta dalla firma di punta David Ignatus - secondo il quale Israele bombarderà Iran tra “aprile, maggio o  giugno”. Secondo Panetta, gli israeliani sarebbero intenzionati ad intervenire prima che il materiale nucleare venga trasferito in un luogo più protetto e per una durata di 4 o 5 giorni, giusto prima di un’eventuale cessate il fuoco dell’Onu.  A spingere Israele verso l’intervento diretto vi è anche la difficoltà del partner storico dell’Iran, quella Siria teatro di una guerra civile e delle attenzioni internazionali.

La dichiarazione di Panetta sembra trovare diverse conferme. Giorni fa Tamir Pardo, capo del servizio segreto israeliano Mossad, è volato negli Usa per una riunione segreta sul problema iraniano. Ieri, poi, - scrive Haaretz - il Ministro della Guerra israeliano, Ehud Barak, ha dichiarato che se le sanzioni occidentali contro l’Iran falliranno nell’arresto del programma nucleare, un’azione militare contro il paese dovrà essere presa in considerazione. Secondo l’Indipendent, infine, Israele avrebbe formato una forza segreta di commandos chiamata “Depth Corps” e guidata dal Generale Shai Avital, con l’obbiettivo di effettuare attentati ed azioni di sabotaggio nel cuore dell’Iran.

Le dichiarazioni del Segretario alla Difesa sembrano manifestare la preoccupazione degli Usa per il rischio di un conflitto che difficilmente potrebbe vedere gli Usa ai margini. Sia le reazioni di Iran contro obiettivi strategici che di Mosca e Pechino sono al centro delle inquietudini di Washington. Tra l’altro la Cina è tornata a ribadire il suo no a qualsiasi intervento esterno.  Nell’incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier Wen Jiabo si è mostrato contrario alle sanzioni definite “illegali” e ha giudicato qualsiasi azione contro l’Iran inutile e dannosa per la stabilità del Medioriente.
 
Da parte sua l’Iran non fa passi indietro. La guida suprema Ali Khamenei nel suo sermone del venerdì all’università di Teheran ha annunciato che il suo Paese «non indietreggerà sul programma nucleare e le sanzioni dell’Occidente non faranno altro che portare nuovi benefici all’industria nazionale». Ali Khamenei ha poi replicato alle minacce israeliane: “Noi pensiamo di liberare Gerusalemme e le terre palestinesi”. “Se avessimo abbandonato la causa palestinese - ha aggiunto - non saremmo ora accusati di terrorismo”.

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