Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Cronache dalla Siria - reportage da Aleppo #2

Cronache dalla Siria - reportage da Aleppo #2

prosegue il racconto da Aleppo in Siria di Francesca Borri, qui la prima parte - Una mano mi tira a terra, e il proiettile, tre centimetri piu' su, va a scorticare il muro.
Mi chiedevo dove fossero finiti, gli abitanti di Aleppo. Sono oltre due milioni, e secondo le stime, per due terzi sono ancora qui, tra queste strade di macerie e cecchini. Ma le case, sfiancate dall'artiglieria, sono vuote, da quelle dilaniate dondolano nel vento una lampada una tenda, fossili di vite normali. Persino un gatto, qui, raggomitolato su una sedia, sembra dormire: e invece e' morto.


Ma sono in un cunicolo buio, quando mi rialzo, davanti a me una rampa di scale. Eccoli infine, gli abitanti diAleppo. Decine di ombre mi strusciano vicino curiose: sono la prima anima in cui si imbattono, da due mesi a questa parte. Un accendino mi fa luce. Venti bambini, stretti gli uni agli altri, mi fissano in silenzio, allineati contro una parete. Immobili. Mi guardano con terrore, poi capisco: e' l'elmetto, credono sia un soldato di Assad. Sono allineati come prigionieri in attesa dell'esecuzione.
La casa di Umm Bashar, ventotto anni, e' stata centrata a inizio agosto. Bisognerebbe chiamarla Umm Mahmoud, in realta': Bashar, il primogenito, e' rimasto sotto il cemento. Sono in trentasette: oltre ai bambini, tutti dagli uno ai nove anni, cinque uomini e dodici donne. Hanno con se' solo i vestiti che avevano addosso al momento della fuga. Non possono pagarsi una casa in affitto, ne' hanno i cinquanta dollari per un'auto fino alla frontiera con la Turchia. E quindi galleggiano qui, nell'angolo un fornellino da campeggio e niente acqua, ne' elettricita' ne' telefoni. Ogni tanto Omar, ventinove anni, tassista, si avventura fuori in cerca di cibo. Un cecchino lo aspetta dall'altro lato della strada.
Suo fratello Shadi, ventisette anni, meccanico, e' stato ucciso cosi'. "E non dimentichero' mai quando mi sono ritrovato a frugare tra le verdure, le arance lo zucchero, quello che aveva comprato. Lavare via il sangue dalle patate, e cucinarle comunque".
Fuori o dentro, in realta', non fa piu' differenza, ad Aleppo. L'intera citta' e' martellata da aerei e mortai, un'esplosione ogni pochi secondi. E a migliaia si sono rifugiati sottoterra. "Il pane viene distribuito al cimitero. Solo tra i morti, qui, sei sicuro di non essere un obiettivo", dice Omar. Ma la verita' e' che non esiste riparo: da quando Assad ha sguinzagliato l'aviazione, sopravvivere e' solo questione di fortuna. "Gli edifici alti, in periferia, proteggono dai mortai. Si sta al primo, al secondo piano: nel caso, crollano quelli di sopra. Ma se arriva un aereo, rimani sotto tonnellate di macerie. In una casa a un piano, invece" - di quelle tipiche siriane, bellissime, con il cortile al centro e i limoni, i gelsomini rampicanti - "le macerie addosso da scavarti via sarebbero meno. Ma sei a rischio anche con un mortaio".
La verita' e' che l'unica cosa sicura, ad Aleppo, e' andarsene.

Solo che e' di nuovo il nostro turno, adesso. Una mitragliatrice antiaerea, a un isolato da qui, tossisce tre colpi. Ed e' un attimo - e' il tempo di guardarci, l'un altro: braccati, un caccia di Assad inizia a ringhiarci in testa. Scompare, riappare plana, torna in quota, venti bambini che strillano disperati. Sono i minuti piu' feroci. Perche' la mente e' ancora lucida: e mentre il pilota sceglie il suo obiettivo, mentre forse tocca a te non ti rimane che stringerti a te stesso, le spalle contro un muro umido, e fissare il pavimento insieme a tutto quello che non hai detto, nella tua vita, le volte in cui non sei stato capace di amare, le volte che non sei stato capace di osare - mentre tutto intorno, intanto, bombardano.
Aisha, nove anni, mi allunga un biglietto da visita. E' della sala matrimoni al piano di sopra, quella da cui si accede alle scale. Tariq al-Bab, mi dice, siamo a Tariq al-Bab. "Scrivi di venirci a prendere. Non scrivere cose inutili". Poi vede il mio telefono, mi dice: hai il numero dell'Onu?

Eppure, martoriata da Assad, la Aleppo del sottosuolo diffida dell'Esercito Libero. Hanno cominciato una guerra che non erano pronti a combattere, dice Afraa, diciassette anni - in mezzo alla sua frase, quattro esplosioni. "Sono li' con le infradito e dieci proiettili. E intanto, offrono ad Assad il pretesto per colpirci tutti". Quando si domanda dei ribelli, e' quasi un'unica risposta, tra gli abitanti di Aleppo: non si capisce quale sia la loro strategia, chi siano davvero. E soprattutto, quale Siria vogliano. Afraa ha partecipato a decine di manifestazioni. "Ma adesso e' tutto finito. Non abbiamo piu' spazio, piu' voce". Undici parole e cinque esplosioni. "Occupano le nostre case, sparano dalle nostre finestre. E non gli interessa se non abbiamo altro luogo in cui andare. In due mesi, qui non e' passato nessuno". Una ong, la Mezzaluna Rossa. Un medico senza frontiere: nessuno. Un altro mortaio, vetri in frantumi. "Ma soprattutto, sono profondamente religiosi e conservatori. E tutti sunniti". Miriam e' la migliore amica di Afraa, ha un burqa nero anche lei. Ma e' cristiana. "E' il mio antiproiettile".

Continuo a guardare l'orologio. Sono l'unica, e' un'abitudine della vecchia vita. Perche' la sola differenza tra la notte e il giorno, qui, e' che senza luce i kalashnikov sono inutili. La notte, non rimane che il metronomo delle esplosioni, i ribelli non rispondono. La notte, ad Aleppo, la guerra si fa assassinio. Non si combatte, si muore e basta. A caso. Bombardano, qui, bombardano, bombardano. Nient'altro.

*l'articolo è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano, si rigrazia Francesca Borri per averne autorizzato la pubblicazione sul Corsaro

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info